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Trump taglia le esercitazioni con Seul: «Nessun aiuto su Hormuz»

Il presidente americano ha deciso di «tagliare» le esercitazioni militari congiunte di USA e Corea del Sud a poche ore dal loro inizio, parlando anche «dell'ottimo rapporto con Kim Jong-un»
© JEON HEON-KYUN
Ats
17.08.2026 20:28

Donald Trump ha deciso di «tagliare» le esercitazioni militari congiunte di USA e Corea del Sud a poche ore dal loro inizio: «Visto l'ottimo rapporto che ho con Kim Jong-un», ha spiegato in un post a sorpresa su Truth, citando anche il «no grazie» opposto da Seul alla richiesta americana di unirsi al processo di denuclearizzazione dell'Iran.

Così il tycoon ha annunciato ieri sera di aver incaricato il capo del Pentagono, Pete Hegseth, di ridimensionare «sostanzialmente» le manovre, ritenendole «costose»: ma anche «un segnale del tutto inappropriato e ostile a un Paese - ha scritto riferendosi a Pyongyang - che da quando Donald J. Trump è presidente si è mostrato rispettoso e non ha rappresentato alcuna minaccia».

Il post è arrivato nell'imminenza del lancio delle operazioni militari annuali 'Ulchi Freedom Shield' di 11 giorni, in gran parte nella forma di simulazione al computer e strutturate per rafforzare le risposte alleate alla possibile aggressione del Nord e per testare la capacità di Seul di guidare le forze congiunte, nell'ambito del piano per riassumere da Washington il controllo operativo in tempo di guerra.

La direttiva di Trump comunque ha alimentato a Seul un cauto ottimismo sulla ripresa della diplomazia con Kim. Questo alla luce della crescente cooperazione tra Mosca e Pyongyang che complica il quadro della sicurezza non più su scala solo regionale, considerando le armi fornite alla Russia e i soldati spediti da Pyongyang a combattere contro l'Ucraina.

Per la prima volta dal ritorno alla Casa Bianca, Trump ha ridimensionato le manovre militari con Seul, definite in passato «provocatorie, inappropriate e costose», non utili al dialogo. La mossa, però, cade in un momento in cui persistono dubbi sull'impegno Usa per la sicurezza degli alleati asiatici: l'ultima portaerei, la George Washington, ha lasciato il Vietnam per il Medio Oriente, allo scopo di sostituire la Abraham Lincoln, in missione da oltre 260 giorni. Washington è concentrata sul conflitto contro l'Iran, oltre che su questioni economiche e interne in vista delle midterm di novembre.

I commentatori osservano in gran parte che l'ordine rifletta l'apparente desiderio di The Donald di riprendere il dialogo con Kim, dato che la Casa Bianca ha più volte detto che Trump resta aperto a colloqui con il Nord «senza alcuna precondizione». I tre incontri di persona con Kim durante il primo mandato (a Singapore nel 2018, ad Hanoi nel 2019 e nel villaggio di Panmunjom, al confine intercoreano, nel giugno del 2019) si sono conclusi con un nulla di fatto.

In una recente analisi, Victor Cha, a capo del programma sulla Corea del Center for Strategic and International Studies (Csis), ha notato che il leader nordcoreano potrebbe cercare di riavviare i vertici con Trump, magari dopo le elezioni di metà mandato Usa. «Il fattore determinante risiede nella misura in cui Kim sia revisionista e non orientato al mantenimento dello status quo», ha scritto Cha in un'analisi. «Se ha una visione revisionista, cercherà di sfruttare ogni opportunità disponibile per perseguire l'obiettivo principale di consolidare il suo status di potenza nucleare», ha aggiunto. Un approccio che potrebbe comportare un approfondimento della cooperazione con Russia e Giappone, bypassando Seul e potenzialmente dividendo le relazioni tra Usa e Corea del Sud.