UBS: -3% in borsa, pesano le nuove regole sui fondi propri

UBS sotto pressione in borsa, sulla scia delle nuove regole sui fondi propri presentate ieri dal Consiglio federale: l'azione della società perde il 3,0% a 32,50 franchi, in un mercato generalmente orientato a un rialzo frazionale. Ieri il valore aveva chiuso quasi invariato.
Reazione negativa da parte degli analisti finanziari
Le proposte del governo per inasprire i requisiti patrimoniali delle banche sistemiche stanno incontrando una reazione negativa da parte degli analisti finanziari. Se da un lato il governo è venuto incontro all'istituto sull'ordinanza sui fondi propri, dall'altro ha mantenuto una linea dura sulla questione - giudicata ben più rilevante - della capitalizzazione delle controllate estere.
Uno svantaggio competitivo
Andreas Venditti, specialista di Vontobel, parla dell'applicazione di un «principio di massima prudenza». L'effetto più temuto è lo svantaggio competitivo che UBS potrebbe subire rispetto ai suoi rivali globali: Goldman Sachs parla esplicitamente di un «significativo svantaggio» nel confronto internazionale. Non mancano comunque voci più possibiliste: Ausano Cajrati Crivelli, analista della Banca cantonale di Zurigo, ritiene che l'impatto sia «sopportabile» per la banca. «Ci aspettiamo che UBS possa soddisfare i nuovi requisiti patrimoniali senza gravare eccessivamente sulla distribuzione dei dividendi», ha commentato.
Il capitale necessario
Le stime sui fabbisogni di capitale aggiuntivo divergono: il Consiglio federale ha calcolato che UBS avrà bisogno di 20 miliardi di dollari (circa 16 miliardi di franchi), di cui 9 miliardi sarebbero la «carenza effettiva» da colmare. UBS, nella sua reazione di ieri sera, ha invece parlato di 22 miliardi di dollari di capitale necessario, che si andrebbero ad aggiungere ai circa 15 miliardi già comunicati in seguito all'acquisizione di Credit Suisse.
I coefficienti patrimoniali saranno più alti
Tutti gli analisti concordano comunque su un punto: i coefficienti patrimoniali di UBS a livello di gruppo saranno in futuro significativamente più alti di oggi. Sulla questione della capitalizzazione delle filiali estere gli osservatori vedono comunque ancora margini di manovra in sede parlamentare: una sorta di compromesso era già stato presentato in dicembre da alcuni deputati, che proponevano di coprire i requisiti in parte con capitale CET1 (fondi propri di prima qualità) e in parte con capitale AT1 (obbligazioni speciali), considerato meno costoso.
L'avviso di Keller-Sutter
L'incertezza maggiore, al momento, deriva dalle dichiarazioni della ministra delle finanze Karin Keller-Sutter. La consigliera federale ha avvertito in termini espliciti che, in assenza di un'attuazione «sufficiente» delle proposte da parte del parlamento, tornerà a intervenire sull'ordinanza sui fondi propri. Flora Bocahut, analista di Barclays, ha commentato che non è del tutto chiaro cosa il Consiglio federale intenda per «attuazione sufficiente». Ma l'effetto sul titolo è inequivocabilmente negativo: secondo l'esperta, il governo ha di fatto limitato le potenziali conseguenze positive che il parlamento potrebbe introdurre modificando la legge bancaria.
Si preannuncia un dibattito accesso in Parlamento
Alle camere federali il dibattito si preannuncia acceso. L'esito della partita è ancora aperto, ma l'avvertimento dell'esecutivo pesa come un'ipoteca: qualsiasi allentamento delle regole sul capitale potrebbe scatenare una nuova iniziativa governativa per inasprire ulteriormente i requisiti. Per UBS, e per i suoi azionisti, la strada verso una regolamentazione stabile si annuncia ancora lunga e irta di ostacoli. Nel frattempo dall'inizio del 2026 l'azione della società è scesa del 15%, mentre rimangono positive le performance sull'arco di uno e cinque anni (rispettivamente +35% e +132%).