«Uccideremo Trump», ecco il nuovo cartellone apparso a Teheran

«We will kill Trump», oppure, in italiano, «uccideremo Trump». È il messaggio veicolato da un enorme cartellone pubblicitario a Teheran, in piazza Enghelab, ovvero rivoluzione. Una pubblicità, se così vogliamo chiamarla, che porta la retorica iraniana anti-USA a un nuovo livello e graficamente mostra il presidente statunitense dietro le sbarre, a capo chino. Tycoon che, ricordiamo, proprio in queste ore è impegnato nelle elezioni di metà mandato (midterm in inglese), con i primi seggi che si sono aperti verso le 11 in Svizzera. Presidente che alla vigilia del voto, nel corso del suo ultimo appello agli elettori, ha detto «fate finta che io sia sulla scheda elettorale, fate quello che volete, ma dobbiamo andare a votare. Se la nostra gente va a votare, vinciamo con un margine schiacciante (...). Quando il mio nome è sulla scheda elettorale, come sapete, ho sempre vinto, otteniamo il 50% di voti in più rispetto a quando non ci sono».
Oltre al cartello sopracitato, nelle vicinanze della piazza ne è spuntato un altro che immortala sempre Trump, questa volta insieme al vicepresidente JD Vance, all'inviato speciale Steve Witkoff e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Tutti vengono rappresentati con i volti sporchi di sangue e i vestiti strappati. Sullo sfondo, invece, una bandiera statunitense e una israeliana parzialmente bruciate.
Decine di persone, come riporta Keystone-ATS, si sono radunate nella piazza sventolando bandiere rosse e portando striscioni con la scritta: «Ci sarà sangue». Hanno quindi invocato vendetta per la Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso dai raid aerei Usa-israeliani su Teheran il 28 febbraio, evento che ha dato inizio alla guerra in Medio Oriente. Dall'inizio del conflitto, manifesti e cartelloni pubblicitari che deridono Trump e giurano vendetta sono apparsi frequentemente in tutta Teheran. Nella vivace piazza Tajrish, a nord della capitale, una mostra a cielo aperto esponeva dipinti di questo tipo, tra cui uno che lo raffigurava disteso a terra, con il volto insanguinato schiacciato da un piede. Un altro mostrava una bomba che gli oscurava il volto, un evidente riferimento al dipinto del 1964 'Il figlio dell'uomo' del surrealista belga René Magritte.
Quella con l'Iran, per Trump, «non è una guerra, ma una forma di scontro molto blanda». Lo ha affermato lo stesso presidente statunitense nelle scorse ore. «Quando è stata l'ultima volta che ci avete visto combattere contro di loro? Passano mesi e mesi, noi parliamo. Loro non si trovano in una buona posizione negoziale. La loro economia sta crollando per colpa nostra. Hanno un'inflazione del 301%. Non hanno denaro, non pagano i soldati, non pagano le forze di polizia. Non siamo in guerra, capite? Nessuno direbbe che siamo in guerra. Insomma, quand'è stata l'ultima volta che abbiamo sparato un colpo?», ha aggiunto il tycoon.
