Giustizia

Un aiuto dai segretari giudiziari, ma il picchetto non si cambia

Il Governo propone di alleggerire il carico di lavoro del giudice dei provvedimenti coercitivi e della magistratura dei minorenni, affidando alcuni compiti ai funzionari giuristi - «Ma delegare il servizio di picchetto sarebbe rischioso»
© CdT/Chiara Zocchetti
Martina Salvini
18.04.2026 06:00

Sì all’ipotesi di delegare alcuni compiti ai segretari giudiziari, ma il servizio di picchetto deve rimanere una responsabilità della magistrata dei minorenni e della sua sostituta. Il Consiglio di Stato ha così deciso di accogliere solo parzialmente le richieste avanzate dall’iniziativa parlamentare - presentata da Roberta Soldati (UDC), Sabrina Gendotti (Centro), Cristina Maderni (PLR) e Marco Noi (Verdi) - che puntava ad alleggerire un po’ il carico di lavoro della magistratura dei minorenni, alle prese da qualche anno con un marcato aumento degli incarti. Nel suo messaggio, il Governo sottolinea in effetti la volontà di «rendere più efficiente l’attività del magistrato dei minorenni e sul suo sostituto e nel contempo di valorizzare il lavoro del segretario giudiziario». Come? Conferendo la possibilità di delegare - come già avviene in altri cantoni, ad esempio Vaud - le audizioni e altri atti istruttori ai segretari giudiziari (funzionari giuristi), sulla scorta di quanto «richiesto e indicato» nella risoluzione generale a favore della Giustizia approvata dal Parlamento nell’ottobre del 2024.

In particolare, l’idea è che, sotto la propria responsabilità, il magistrato dei minorenni possa «affidare l’audizione delle parti o di altri partecipanti al procedimento, così come altri atti istruttori, ai segretari giudiziari, ovvero funzionari competenti con formazione giuridica, nei limiti previsti dal diritto federale penale minorile e dalle norme puntualmente e nel concreto applicabili del Codice di procedura penale». Tuttavia, arriva una netta bocciatura alla richiesta di poter demandare ai segretari anche il servizio di picchetto. Se la delega di alcune attività istruttorie viene giudicata «condivisibile nella misura in cui concerne attività preparatorie o esecutive puntualmente definite e svolte sotto la direzione e la responsabilità del magistrato», diverso è il discorso per il servizio di picchetto. Quest’ultimo, infatti, «non si esaurisce nell’esecuzione di attività isolate, bensì implica l’assunzione della piena responsabilità del procedimento in situazioni d’urgenza, nelle quali devono essere adottate decisioni immediate suscettibili di incidere in modo significativo sui diritti fondamentali del minore, in particolare sulla libertà personale». In questo ambito rientrano, tra l’altro, il collocamento in carcere e l’adozione di altre misure protettive. Oltretutto, l’ambito del diritto penale minorile viene considerato particolarmente delicato. In quest’ottica, il servizio di picchetto «richiede non solo competenze tecniche, ma anche la piena assunzione della responsabilità delle decisioni adottate». E questa responsabilità, per il Governo, «non può essere frazionata, né trasferita a personale di supporto senza il rischio di compromettere la legittimità delle decisioni assunte».

Ma non è tutto, perché dal Governo arriva, per ora, anche un niet alla richiesta di potenziamento. «A fronte dei numeri in crescita degli incarti, anche il Consiglio della Magistratura si è reso conto che ci servirebbe un magistrato, e di conseguenza anche una colonna in più», spiegava al CdT la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa un mese fa. Su questo punto, però, il Consiglio di Stato preferisce prendere tempo e fa sapere che, anche a causa dell’attuale situazione delle finanze cantonali, «si riserva di valutare la tematica in modo separato rispetto alla presente proposta di modifica legislativa».

La seconda misura

Oltre alla magistratura dei minorenni, il Governo propone però anche una misura a sostegno del giudice dei provvedimenti coercitivi (GPC), in modo da «alleggerirne il carico di lavoro», grazie ai segretari giudiziari. In questo caso, la proposta è di delegare loro «l’audizione del condannato», in particolare «quando deve emanare l’ordine di esecuzione e l’ordine di arresto, come pure in materia di concessione della semiprigionia». Un’ipotesi, fa presente l’Esecutivo, che era già stata presa in considerazione nel 2017, salvo poi essere abbandonata a causa di alcune critiche emerse.

Sempre allo scopo di «valutare possibili soluzioni per migliorare l’efficienza e la gestione dell’operatività dell’Ufficio GPC», il Governo aveva anche valutato di andare oltre, rivedendo la suddivisione delle competenze tra i giudici dei provvedimenti coercitivi e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative (UIPA), affidando a quest’ultimo alcune mansioni oggi svolte dai GPC. Ma per finire, sempre per questioni finanziarie, ha rinuciato al progetto. In pratica, intendeva «centralizzare la competenza delle procedure di commutazione in arresto delle pene pecuniarie e delle multe», affidandola all’UIPA. Tuttavia, «se dal profilo giuridico la fattibilità è di fatto data», il cambiamento avrebbe richiesto un aumento delle risorse attribuite all’UIPA. Ma, di nuovo, considerata la situazione finanziaria del Cantone, anche in questo caso è meglio rimandare al futuro.