Medio Oriente

Un altro leader è stato ucciso

Gli attacchi congiunti e puntuali di Israele e Stati Uniti hanno fatto l’ennesima vittima illustre nelle file iraniane: Ali Larijani - La morte del capo del Consiglio supremo di sicurezza è un nuovo duro colpo per il regime - Benjamin Netanyahu: «Un’opportunità per il popolo»
©WAEL HAMZEH
18.03.2026 06:00

Dopo la guida suprema Ali Khamenei, con il figlio e successore Mojtaba ferito o forse morto, comunque impossibilitato a mostrarsi in pubblico, Israele ha eliminato un altro alto esponente del regime di Teheran, Ali Larijani, colui che era considerato la vera mente e il reale reggente dell’establishment iraniano, ricoprendo il ruolo di capo del Consiglio supremo di sicurezza. Il leader de facto di Teheran, che era stato visto in pubblico l’ultima volta venerdì scorso in occasione del “giorno di Gerusalemme”, si nascondeva con il figlio. Era sulla lista nera di Gerusalemme e di Washington e su di lui pendeva una taglia di dieci milioni di dollari. Il raid contro Larijani era stato pianificato inizialmente per la notte tra domenica e lunedì, ma è stato rimandato all’ultimo minuto. E lunedì pomeriggio è arrivata l’informazione che Larijani si sarebbe recato nella notte in uno dei suoi appartamenti che usava come rifugio. Da qui l’ordine di attaccare.

Figura molto influente

L’uomo, 67 anni, era da anni una delle figure più influenti della Repubblica Islamica. Ex comandante dei Guardiani della Rivoluzione durante il conflitto con l’Iraq degli anni Ottanta, aveva smesso la divisa di pasdaran per mettere quella dell’abile diplomatico e negoziatore, oltre che dell’amministratore e del politico di alto profilo. Nel corso della sua carriera, era stato il capo della televisione di Stato, facendola diventare un poderoso strumento di propaganda del regime. Aveva condotto i negoziati sul nucleare il cui accordo ha fatto approvare da capo del Parlamento iraniano. Aveva un dottorato in filosofia e studi in matematica, che usava nelle sue contrattazioni. La sua era una famiglia molto nota in Iran, di clerici in vista, tanto che si era fatto il nome di suo fratello come uno dei candidati più accreditati a succedere ad Ali Khamenei come guida suprema. Teheran ha tentato di smentire la sua uccisione, annunciando prima un messaggio di Larijani e poi pubblicando una sua lettera autografa, quando oramai l’uomo era già morto da tempo. Circostanza simile a quella del discorso diffuso l’altra settimana dalla televisione di stato e attribuita all’ayatollah Mojtaba Khamenei, le cui condizioni non sono note e che molte indiscrezioni danno per morto.

La soddisfazione di Israele

Nei raid israeliani, è stato ucciso anche il capo della milizia Basij, Gholamreza Soleimani, morto in un quartier generale tendato dove si trovava insieme ad altri ufficiali della milizia dei pasdaran, dopo che Israele aveva già colpito e distrutto diverse sedi del gruppo. Il quale era responsabile della soppressione delle manifestazioni di piazza contro il regime. Israele aveva nei giorni scorsi preso di mira anche i posti di blocco che la milizia aveva organizzato per le strade di Teheran per evitare che si manifestasse a favore del cambio di regime. Per Netanyahu, che ha augurato libertà agli iraniani in occasione dell’inizio del nuovo anno, l’uccisione di Larijani, rientrava nell’obiettivo di Israele di «destabilizzare» il regime iraniano al fine di dare al popolo iraniano «l’opportunità di rimuovere» il regime dal potere. «Questo non accadrà tutto in una volta; non accadrà facilmente. Ma se persisteremo, daremo loro l’opportunità di prendere in mano il loro destino», ha dichiarato il premier. A Teheran alla notizia della morte di Larijani, si sono registrati, come pure sui social, molte manifestazioni di giubilo. Dai palazzi si è urlato, fischiato, cantato, approfittando anche del fatto che le milizie Basiji erano state disperse dalla paura di altri attacchi.

Critiche e lodi di Trump

Da Washington, mentre il presidente Trump si lamenta del poco aiuto ricevuto dagli alleati della NATO, che si sono via via svincolati anche da un intervento o un sostegno navale per permettere il passaggio delle petroliere da Hormuz (per la Germania è impensabile risolvere il conflitto solo con le armi, mentre la Francia ha fatto sapere che aiuterà solo quando i bombardamenti cesseranno), lo stesso inquilino della Casa Bianca ha lodato i Paesi del Golfo per l’aiuto offerto. Tra l’altro, è emerso che gli stessi Paesi hanno chiesto al tycoon di andarci giù duro con l’Iran per eliminare il pericolo, visto che continuano gli attacchi sul suolo e verso installazioni nei Paesi del Golfo, anche verso l’ambasciata americana a Baghdad, oltre che verso Israele. Dove frammenti delle intercettazioni di missili, alcuni con testate a grappolo - vietate dalle convenzioni internazionali quando diretti verso obiettivi civili -, sono caduti anche non lontano dalla residenza gerosolimitana di Netanyahu, oltre che in città vecchia. Trump ha chiesto anche alla Siria di agire contro i proxy di Teheran, Hezbollah in particolare, ma Damasco nicchia. Israele invece ha chiesto, tramite il suo portavoce militare, ai cittadini di Paesi interessati e, soprattutto, Yemen (visto che si teme l’entrata in guerra degli Houthi) di denunciare e segnalare eventuali atti preparatori e di terrorismo. Si spera in una risoluzione rapida del conflitto, anche perché secondo il World Food Program, circa 45 milioni di persone nel mondo potrebbero essere interessate da fame acuta se la guerra dovesse continuare.

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