Il caso

Un anno «estremo»: i ghiacciai svizzeri si sono sciolti del 5,5% nel 2026

Nel corso dei mesi estivi, lo spessore del ghiaccio si è ridotto in alcuni punti di ben 10 metri – Negli ultimi cinque anni è scomparso quasi un quinto dell'intera massa glaciale delle Alpi svizzere – Il glaciologo Huss: «Il tempo stringe»
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Red. Online
01.10.2026 12:46

Dopo un'estate particolarmente calda e siccitosa, arriva il momento di contare i danni. E quelli legati allo scioglimento dei ghiacciai svizzeri sono particolarmente allarmanti. Secondo le misurazioni pubblicate dalla rete di monitoraggio dei ghiacciai svizzeri (GLAMOS), i giganti di ghiaccio elvetici, quest'anno, hanno perso complessivamente il 5,5% del loro volume. Un dato che preoccupa tanto, tantissimo. Soprattutto perché negli ultimi cinque anni è scomparso quasi un quinto dell'intera massa glaciale delle Alpi svizzere. 

Matthias Huss, capo di Glamos, non ci gira attorno. «È stato un anno estremo», confessa all'agenzia Keystone-ATS. Solo nel 2022 i ghiacciai avevano perso una quota maggiore della propria massa. Osservando i dati nel dettaglio, emerge che sulle lingue glaciali, lo spessore del ghiaccio si è ridotto in alcuni punti di ben 10 metri nel corso dell'estate. Lo strato protettivo di neve che normalmente riveste le masse glaciali era già estremamente sottile ancor prima che iniziasse la stagione calda. E le condizioni meteorologiche eccezionalmente calde. «È sorprendente che si siano susseguite così tante annate estremamente negative per i ghiacciai», ha spiegato Huss. «Per ben quattro delle ultime cinque estati abbiamo assistito ai tassi di fusione più elevati dall'inizio delle misurazioni, che hanno praticamente quasi raddoppiato la perdita di ghiaccio rispetto al quinquennio precedente».

Persi 2,5 km3 di ghiaccio

Ma guardiamo i dati nel dettaglio. Negli ultimi mesi, complessivamente, sono andati persi 2,5 km3 di ghiaccio. Una massa che, una volta sciolta, si trasforma in 2.200 miliardi di litri d'acqua. Una quantità equivalente a quasi il 40% del volume del lago di Lugano. Se consideriamo che, in Svizzera, il consumo medio per abitante è di 142 litri al giorno, si tratta di una quantità sufficiente a rifornire una singola persona per quasi 42 milioni di anni. Oppure l'intera popolazione svizzera per circa quattro anni e otto mesi. 

Ora, secondo i dati aggiornati, in Svizzera restano 42,6 km3 di ghiaccio glaciale. Cinque anni fa erano ancora 10 km3 in più, mentre 25 anni fa il volume superava quello attuale di circa 30 km3. Ma non è finita qui. Anche la superficie coperta dai ghiacci si è drasticamente ridotta. Oggi i ghiacciai si estendono su circa 714 km3, circa un terzo in meno rispetto all'inizio del millennio. 

Spariscono i più piccoli, soffrono i più grandi

Con il passare degli anni, complici le estati sempre più calde, molti ghiacciai sono ormai completamente scomparsi dalla Svizzera. Questi, secondo le più recenti analisi fotografiche di GLAMOS, sono il ghiacciaio della Bella Tola in Vallese e quello del Griess, che fino a poco tempo fa copriva ancora parte del massiccio del Selbsanft, nel Canton Glarona. Neanche a dirlo, però, questo numero è destinato ad aumentare. Sarà infatti possibile stabilire con maggiore precisione quanti altri piccoli ghiacciai siano definitivamente scomparsi quest'estate dal nostro territorio soltanto con il prossimo aggiornamento dell'Inventario dei ghiacciai svizzeri, previsto intorno al 2028.

Le perdite, inoltre, non interessano solo i ghiacciai più piccoli. Anche quelli di grosse dimensioni hanno subito perdite ingenti, come quelli dell'Allalin (Vallese), del Clariden (Glarona), del Rodano (Vallese), e persino il celebre ghiacciaio dell'Aletsch, tra Vallese e canton Berna. 

Come nel 2003, ma peggio

I problemi, però, non terminano qui. Come avverte il glaciologo Huss, l'inesorabile scioglimento non rappresenta un problema soltanto per il paesaggio alpino. Sono i ghiacciai, infatti, che determinano l'approvvigionamento idrico della Confederazione. A causa del loro ritiro, già oggi disponiamo di meno acqua di fusione rispetto al passato, spiega il direttore di GLAMOS. Basti pensare che, nell'estate del 2003, passata alla storia per essere stata una delle più calde di sempre, i ghiacciai svizzeri persero il 3,5% della loro massa. Una quota nettamente inferiore a quella di quest'anno. Eppure, dallo scioglimento di 2,6 km3 di ghiaccio all'epoca  derivò una quantità d'acqua superiore a quella dell'attuale annata record, pari a 2,5 chilometri cubi.

Il tempo stringe

Quale futuro, dunque, attende la Svizzera e i suoi ghiacciai? Secondo il glaciologo Huss, esiste ancora la possibilità di salvare qualche ghiacciaio. «Ma ogni anno che si rivela così estremo rende il compito sempre più difficile». Il tempo a disposizione per reagire, infatti, sta diminuendo. Sempre di più. Per Huss le soluzioni attuali per far fronte al grave problema, come ad esempio la copertura con speciali teli, non consente di mettere in salvo i ghiacciai dal punto di vista ecologico. Misure di questo tipo possono avere una convenienza economica a livello locale per le stazioni sciistiche – per esempio proteggendo le piste – ma sono inefficaci ai fini della tutela dei ghiacciai. Motivo per cui, l'unica soluzione sostenibile «resta una riduzione globale e coerente delle emissioni di gas serra».