Un compromesso per i neopapà: il congedo durerà due settimane

Alla nascita di un figlio, ai padri deve essere garantito un congedo di due settimane durante il quale devono ricevere l’80% del salario. È quanto auspica il Consiglio degli Stati, che con 26 voti contro 16, ha approvato un controprogetto indiretto all’iniziativa popolare «Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia», che chiede quattro settimane di assenza remunerata per i neopapà. I promotori dell’iniziativa si dicono soddisfatti del fatto che il Parlamento abbia compiuto «un primo passo nella giusta direzione». Per loro ad ogni modo non c’è nessuna ragione per ritirare l’iniziativa.
In Svizzera, il diritto federale non disciplina, al contrario del congedo maternità, alcun diritto a un congedo per chi è appena diventato papà. Alla nascita di un figlio, un padre può chiedere un congedo di uno o due giorni nell’ambito dei «giorni di libero usuali» in occasione di eventi familiari. In media in Svizzera i papà godono di un congedo di 7,7 giorni. Secondo recenti sondaggi, la maggioranza dei cittadini svizzeri è a favore di giorni di libero pagati oltre il minimo concesso attualmente.
L’iniziativa popolare, depositata il 4 luglio del 2017 con 107.075 firme valide dal comitato d’iniziativa «Il congedo paternità, subito!» (che riunisce le quattro associazioni mantello Travail.Suisse, männer.ch, Alliance F e Pro Familia Svizzera), chiede una pausa di almeno quattro settimane che i papà potrebbero prendere in maniera flessibile nell’anno che segue la nascita. Come per il congedo maternità, tale congedo sarebbe finanziato dall’indennità di perdita di guadagno (IPG). Concretamente, si dovrebbe aumentare il tasso di contribuzione IPG sia da parte del datore di lavoro sia dell’impiegato dall’attuale 0,45 allo 0,56%. Il costo stimato è di 420 milioni all’anno.
A questa proposta gli Stati hanno preferito l’iniziativa parlamentare (e controprogetto indiretto) della sua commissione: un testo che prevede un congedo paternità di due settimane da prendere nei sei mesi dopo la nascita e durante il quale i padri percepirebbero l’80% dello stipendio. Anche questa soluzione sarebbe finanziata tramite le IPG. Il costo in questo caso sarebbe di circa 230 milioni; il contributo per le IPG passerebbe allo 0,5%.
Invano il «senatore» Andrea Caroni (PLR/AR) ha tentato di far passare una proposta «fai da te», che chiedeva di dare ai padri la possibilità di organizzare più facilmente le loro vacanze nel periodo attorno al parto.
Peter Föhn (UDC/SZ) ha invece cercato di far valere la voce delle piccole e medie aziende, per cui un congedo costerebbe caro. «Bravi impiegati e bravi datori di lavoro trovano sempre soluzioni sostenibili, se lo vogliono».
Il Consiglio federale dal canto suo si è detto contrario sia all’iniziativa sia al controprogetto, preferendo lavorare piuttosto allo sviluppo dell’offerta di custodia dei bambini al di fuori della famiglia. Per il Governo, le soluzioni trovate fra impiegatoie imprese o con contratti collettivi danno inoltre una maggiore flessibilità rispetto a un congedo stabilito dalla legge.
Insoddisfatti, i «senatori» PLR hanno depositato una mozione per un congedo parentale di 16 settimane di cui almeno 8 destinate alla madre.
«È stato fatto un primo passo», commenta Adrian Wüthrich, presidente dell’associazione «Il congedo paternità, subito!» e di Travail.Suisse. Il deputato socialista (BE) però sottolinea: «Continueremo a combattere per un congedo di 20 giorni, che per noi è già un compromesso». L’iniziativa, conclude, non verrà ritirata.
Ora la palla passa al Nazionale, che probabilmente affronterà il controprogetto votato dagli Stati in autunno e l’iniziativa popolare in inverno.
La testimonianza: «I miei superiori mi hanno dato più flessibilità»
Poche settimane fa la vita di Matteo Galbiati e di sua moglie è cambiata per sempre. Il 7 giugno i due coniugi sono diventati genitori. Dalla azienda farmaceutica che lo impiega, la Sintetica SA di Mendrisio, il 37.enne ha ricevuto un congedo paternità di dieci giorni (circa due giorni in più rispetto a quanto concesso in media in Svizzera e 9 in più del minimo previsto dal Codice delle obbligazioni). Due settimane di assenza pagata da usare in blocco o da spalmare su un periodo più lungo. «Per ora ho usufruito di quattro giorni. Gli altri ho preferito tenermeli in caso di imprevisti».
Loro, la bimba e i pannolini
Potersi assentare per più giorni, dice, gli ha dato «flessibilità e tranquillità». «I primi giorni, mentre mamma e bimba erano in ospedale, io mi sono potuto occupare delle questioni burocratiche legate alla nascita. Attività che rubano tempo». Poi, al ritorno a casa, sono arrivate le prime esperienze da soli con pannolini, pappa e notti insonni. «È stato bello poter dare un supporto a mia moglie e poterci confrontare, dato che essere genitori è una esperienza del tutto nuova per entrambi».
«Un giusto compromesso»
Un congedo paternità di due settimane, come quello che Galbiati ha ricevuto dal suo datore di lavoro, secondo il neopapà è «il giusto compromesso» fra le necessità aziendali e quelle di una famiglia moderna. «Se mi metto nell’ottica di un’azienda però capisco che con un congedo di quattro settimane, soprattutto se prese tutte in una volta sola, si rischi di pesare sui colleghi e di trascurare il lavoro». Se spezzettate su più mesi però, conclude l’impiegato, «può avere senso». Un concetto, quest’ultimo, che ricalca proprio quello del testo dell’iniziativa popolare «Per un congedo di paternità ragionevole – a favore di tutta la famiglia».
Le aziende più virtuose e i Paesi più generosi
Al giorno d’oggi, numerose imprese in Svizzera concedono ai neopapà un congedo maggiore rispetto a quanto previsto dal Codice delle obbligazioni nel quadro dei «giorni di libero usuali». La tendenza non è però generalizzata: di norma, sono le grandi società a potersi permettere un cospicuo numero di giorni di congedo. Le piccole e medie imprese, invece, tendono a essere (molto) meno generose nei confronti dei padri. La ragione è spesso economica.
Nel nostro Paese, le condizioni migliori vengono offerte da Novartis: il gigante farmaceutico basilese ha approvato lo scorso marzo – con entrata in vigore effettiva dal 1. luglio – un congedo remunerato di 18 settimane per i neopapà, in linea con la direttiva mondiale della società. I novanta giorni saranno garantiti anche in caso di adozione, sia all’interno di coppie etero che omosessuali, e di maternità surrogata (spesso definita con la locuzione «utero in affitto»). Al secondo posto, secondo la classifica stilata da Travail.Suisse, si piazza un altro colosso: Google. La multinazionale di Mountain View concede ai papà 60 giorni di congedo remunerati. Bene anche Volvo: l’azienda automobilistica svedese dal 1. maggio ha introdotto per le proprie collaboratrici e i propri collaboratori un congedo parentale (congedo di maternità e paternità) della durata totale di 6 mesi. I neopapà e le neomamme di Volvo Car Switzerland SA hanno quindi diritto a 24 settimane di congedo parentale a partire dalla nascita o dall’adozione di un figlio, che viene retribuito con l’80% del salario.
Tornando al congedo paternità «puro», spicca ancora un’azienda farmaceutica. Johnson&Johnson elargisce ai padri 40 giorni. Stesso discorso per Ikea, mentre nella zona dai 30 ai 35 giorni di congedo troviamo Solina, Microsoft e Newsroom. Molto nutrita – a livello di grandi aziende – anche la fascia che va dalle due alle quattro settimane: troviamo imprese come Georg Fischer, Axa, SIG, Clariant, Zurich, Swisscom, i giganti della grande distribuzione Migros e Coop, Raiffeisen, Swiss Life, Suva, Mobiliare, UPC, McDonalds, Aldi, Valora, FFS, Posta, UBS, Helsana, SRG, Holcim, SIX Group, Swissport. Poco più sotto ecco Sunrise (8 giorni), CSS (7), Roche, ABB, Swiss, Syngenta e Victorinox (6). La settimana di congedo è invece garantita da altri grandi gruppi quali Nestlé, Helvetia, Salt, Axpo, Alpiq, Tamedia, Ringier, Bell, Schindler, Swatch, Coca Cola, Manor, Credit Suisse, Adecco, Galenica, Julius Bär, HBC. Sotto i cinque giorni troviamo Concordia, Lindt&Sprüngli, Deloitte, IBM, Trisa, Visana (3), Repower, Selecta e Reka (2). Fanalino di coda Emmi, con un solo giorno di congedo paternità.
La Svezia vince a mani basse
Svezia, Norvegia, Islanda, Estonia e Portogallo sono i Paesi, fra i 31 ad alto reddito analizzati negli scorsi giorni dal rapporto Unicef, che offrono le politiche familiari più favorevoli. La Svizzera è invece fanalino di coda, preceduta da Grecia, Cipro, Regno Unito e Irlanda. In Svezia, ai genitori spettano complessivamente 480 giorni di congedo fino al compimento dei nove anni del bambino: fra questi, 90 giorni sono riservati alla madre e 90 giorni al padre (chi non ne usufruisce, li perde) mentre il tempo restante può essere diviso liberamente tra i genitori. Da segnalare che nel caso di nascita di una coppia di gemelli i giorni concessi dallo Stato alla coppia lievitano (da 480 a 660). Nelle prime due settimane dopo la nascita (o l’adozione) del figlio, entrambi i genitori possono usufruire del congedo, per avere la possibilità di accudire il bambino congiuntamente. Tutti gli altri giorni possono essere divisi tra i genitori per permettere sempre a uno dei due, padre o madre, di lavorare mentre l’altro rimane a casa con il bambino. Già nel 1974, quando il Paese introdusse il congedo parentale, la legge era uguale per donne e uomini. All’epoca, la percentuale che veniva fruita dai padri raggiungeva appena lo 0,5% mentre a fine 2018, sul numero complessivo dei giorni di congedo, gli uomini ne utilizzano il 30% e la tendenza è in costante crescita. Per accelerare lo sviluppo della parità di genere è stato inoltre introdotto nel 2008 il «Jämställdhetsbonus», un incentivo per l’uguaglianza di genere, un contributo finanziario in più per i genitori che condividono il congedo parentale equamente.
Ma come funziona il congedo paternità nel resto d’Europa? In Spagna, per esempio, dallo scorso 1. aprile i padri possono contare su un congedo di otto settimane, tre in più rispetto alle precedenti cinque. Le prime due settimane saranno contemporanee al congedo materno. In Croazia, dopo il congedo maternità obbligatorio, i genitori – il padre o la madre, a loro scelta – hanno diritto a una finestra supplementare, fino al compimento dei sei mesi del bebè. In Portogallo i genitori possono optare per 120 o 150 giorni di fila: una volta che la madre ha concluso il congedo obbligatorio di 6 settimane subito dopo la nascita e di ulteriori (se richiesti) 30 giorni volontari, può scegliere di tornare al lavoro e al padre, a quel punto, vengono garantiti 3 mesi e mezzo di congedo pagato. Un tedesco su quattro attualmente prende 1-2 mesi di congedo, con un 10% di papà che richiede già periodi più lunghi. In Olanda, infine, il congedo parentale è obbligatorio ma part-time, a meno di un particolare accordo col datore di lavoro. In questo modo le donne e gli uomini non perdono mai il contatto né con il contesto lavorativo né con il nuovo arrivato.
