Berna

«Un freno alla crescita dell’amministrazione»

I giovani PLR hanno lanciato un’iniziativa per limitare la spesa per il personale federale – L’aumento percentuale delle uscite per pagare i funzionari non potrà superare quello del salario mediano nazionale – Gli addetti del settore pubblico: «Grossi rischi per la confederazione»
© ANTHONY ANEX
Red. Confederazione
14.04.2026 23:00

Per il 2026, l’amministrazione federale dovrebbe stabilire un nuovo primato a livello di organico, con 39.640 dipendenti a tempo pieno. L’anno scorso, l’onere salariale è stato di oltre 6,5 miliardi di franchi. Troppo per i Giovani liberali-radicali svizzeri, che con un’iniziativa popolare chiedono di mettere un freno alla crescita del personale. Stando al testo dell’iniziativa «Per un giusto equilibrio tra amministrazione federale e popolazione (Freno all’amministrazione)», l’aumento percentuale delle uscite complessive per il personale dell’amministrazione federale centrale e decentralizzata non può superare quello del salario mediano svizzero. Rimangono esclusi dal freno i Politecnici federali (per il loro ruolo essenziale nel successo del Paese) e la Scuola universitaria federale per la formazione professionale. C’è comunque una clausola di eccezione. Il meccanismo previsto dal nuovo articolo costituzionale (126a) può essere sospeso, con la maggioranza assoluta del Parlamento, «per superare gravi turbamenti dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna».

Del comitato di iniziativa fanno parte esponenti di PLR, UDC, Verdi liberali e Centro. Fra questi c’è anche il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, presidente dell’Unione svizzera arti e mestieri (USAM), l’organizzazione mantello delle PMI attiva, al pari di altri attori del mondo economico, contro l’eccesso di regolamentazione a ogni livello. Uno degli obiettivi è anche di spezzare un circolo vizioso, che a seguito dell’aumento dei dipendenti pubblici porta alla moltiplicazione di leggi e regolamenti e quindi della burocrazia. I promotori hanno tempo fino al 14 ottobre 2027 (dieci giorni prima delle elezioni federali) per raccogliere le 100 mila firme necessarie. L’idea di promuovere questa iniziativa è stata adottata dai Giovani PLR svizzeri lo scorso settembre durante un’assemblea straordinaria. A loro parere, va posto un argine alla crescita «eccessiva» e «incontrollata» dell’amministrazione federale che minaccerebbe i fattori chiave del successo del modello svizzero, la cui salvaguardia è sempre stata una promessa fatta alle generazioni future.

Con la sua iniziativa popolare, l’ala giovanile del partito dice di voler ristabilire l’equilibrio tra lo Stato e la popolazione produttiva. I Giovani PLR si ispirano al freno all’indebitamento che ormai da oltre vent’anni garantisce l’equilibrio tra entrate e uscite del bilancio federale. Grazie al nuovo meccanismo, dicono, è possibile mantenere l’attuale livello di personale e adeguarlo all’evoluzione dei salari della popolazione, impedendo nel contempo un’ulteriore espansione dei posti di lavoro.

Per i Giovani PLR, con i suoi salari elevati – a parità di qualifiche la Confederazione paga tra l’11,7% e il 13,9% in più rispetto ai privati – e il suo organico sempre più numeroso, lo Stato attira specialisti dal settore privato, aggravando la carenza di manodopera qualificata e indebolendo la creazione di valore della Svizzera. Se il criterio del salario mediano fosse stato introdotto nel 2010, i costi del personale sarebbero cresciuti al massimo del 17% fino al 2024, anziché del 32%. Costringendo invece l’amministrazione federale, e quindi la politica, a concentrarsi sui compiti essenziali dello Stato e a non aumentare la burocrazia e la regolamentazione, si creerebbe un incentivo a migliorare l’efficienza dell’amministrazione e a modernizzarne le strutture, tanto più che l’organico della Confederazione dovrebbe già diminuire grazie agli effetti di scala e alla digitalizzazione.

Secondo l’Associazione del personale della Confederazione, l’iniziativa mette a repentaglio la capacità d’azione della Confederazione, con rischi significativi per il buon funzionamento e la resilienza dell’Amministrazione federale di fronte alle crisi. Il collegamento dei costi del personale al salario mediano dell’intera economia è considerato inadeguato a riflettere le reali esigenze di risorse della Confederazione. Tali esigenze, spiega la presidente Barbara Gysi (PS/SG) derivano da obblighi legali, decisioni politiche, situazioni di crisi e crescenti richieste in settori quali la sicurezza, la digitalizzazione e la cooperazione internazionale, piuttosto che dalle tendenze salariali generali dell’economia. Inoltre, i costi del personale dell’Amministrazione federale sono rimasti stabili per anni e rappresentano solo circa il 7,8% della spesa totale.