Bruxelles

Un miliardo di dollari di multa: stangata dell’UE contro Google

La Commissione ha sanzionato due volte il colosso di Mountain View che avrà 60 giorni di tempo per presentare un eventuale ricorso - Il responsabile dell’ufficio legale di Alphabet, Kent Walker: «L’attuazione delle norme europee continua a danneggiare i prodotti d’uso quotidiano»
La violazione delle norme del Digital Markets Act è costata, a Google, una multa complessiva di 1 miliardo di dollari. ©OLIVIER MATTHYS
Dario Campione
23.07.2026 22:00

La Commissione europea ha inflitto oggi 1 miliardo di dollari di multa (890 milioni di euro) a Google per la violazione della Legge sui mercati digitali dell’Unione (Digital Markets Act, DMA). Le sanzioni al colosso americano sono in realtà due: la prima, di 460 milioni di euro, per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search; la seconda, di 430 milioni di euro, per aver imposto restrizioni agli sviluppatori di app su Google Play nell’indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici.

La società di Mountain View ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni prese dell’esecutivo UE, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5% del suo fatturato globale totale.

Secondo la Commissione di Bruxelles, Google ha violato il DMA dando maggiore visibilità ai propri servizi, tra cui shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto a quelli dei concorrenti nei risultati dei motori di ricerca. L’UE contesta pure le restrizioni imposte dalla big tech californiana agli sviluppatori di app nel comunicare e promuovere liberamente le loro offerte e nel concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di loro scelta, inclusi gli app store di terze parti (il cosiddetto steering).

«Sebbene Google possa percepire una commissione per aver facilitato l’acquisizione iniziale di un nuovo cliente da parte di uno sviluppatore di app tramite Google Play, l’entità delle commissioni relative all’indirizzamento addebitate da Google e la durata del periodo di addebito di tali commissioni hanno superato i limiti ritenuti conformi al DMA», scrive la Commissione.

Google dovrà porre rimedio a quanto le viene imputato. In particolare, dovrà garantire un trattamento equo e non discriminatorio ai servizi dei concorrenti rispetto ai propri nei risultati del motore di ricerca. Dovrà anche permettere agli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti anche al di fuori di Google Play Store.

Le prime reazioni

L’istruttoria che ha portato alle sanzioni comminate oggi era stata aperta il 25 marzo di due anni fa. Le stesse sanzioni potranno naturalmente essere impugnate. Cosa che sicuramente Google farà.

«L’attuazione del DMA continua a danneggiare i prodotti d‘uso quotidiano - ha detto dopo la decisione UE Kent Walker, capo dell’ufficio legale di Google & Alphabet - Siamo costretti a rimuovere funzionalità della ricerca in tempo reale molto amate dagli europei, come i prezzi istantanei e la disponibilità dirette per hotel, voli e ristoranti, e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play. Questa non è concorrenza leale; è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli», ha aggiunto Walker.

Una dichiarazione che, ovviamente, non è piaciuta a Bruxelles. «Respingiamo l’accusa all’UE di minacciare o danneggiare i prodotti e i servizi di Google. Semmai è vero il contrario - ha detto il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier nel briefing quotidiano con la stampa - La situazione attuale è che ci sono guardiani che bloccano l’innovazione europea e impediscono alle aziende europee di competere e innovare in modo equo. Quindi, con queste sanzioni, chiediamo quindi a Google di conformarsi al DMA e di offrire condizioni di parità almeno nell’Unione Europea».

Le decisioni di Bruxelles, ha aggiunto Regnier, «si basano su prove concrete. Abbiamo un caso solido. Abbiamo condotto 80 o 90 incontri con Google durante l’intero processo e l’intera indagine. Siamo giunti a una conclusione certa, e dopo aver seguito la procedura prevista come sempre, abbiamo adottato le sanzioni».

Il caso di Apple e Meta

L’ammontare delle due multe comminate dalla Commissione europea a Google per aver violato la legge sui mercati digitali (DMA) - 890 milioni di euro, pari come detto a 1 miliardo di dollari - rappresenta lo 0,22% del fatturato globale della società, «molto al di sotto» - hanno fatto notare da Bruxelles - del tetto massimo del 10% previsto dalla normativa.

Spiccioli, per una delle quattro big tech che dominano il mondo della tecnologia occidentale. Spiccioli che, però, Google non pagherà. Non subito, almeno, se adotterà (ed è facile che accada) la stessa tattica di altre due big tech.

Il 23 aprile dell’anno scorso, la Commissione europea aveva inflitto le prime sanzioni in assoluto ai sensi del DMA: 500 milioni di euro ad Apple per la violazione dell’obbligo di anti-steering nell’App Store; 200 milioni di euro a Meta per il modello pubblicitario “consenti o paga” di Facebook e di Instagram.

Entrambe le sanzioni sono state formalmente impugnate davanti ai giudici del Tribunale dell’Unione Europea (la Curia o General Court, l’organo giurisdizionale di grado inferiore tra i due che compongono la Corte di Giustizia dell’Unione europea, ndr): Apple ha depositato il suo ricorso il 7 luglio 2025, contestando soprattutto l’interpretazione del DMA. L’opposizione di Meta, nella quale si lamentano soprattutto vizi procedurali, è stata invece pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’UE il 6 ottobre 2025.

Entrambe le cause di Apple e Meta risultano tuttora pendenti. E anche se il ricorso al Tribunale dell’UE non sospende automaticamente l’obbligo di pagamento, nulla è stato versato per le multe comminate nel 2025, nemmeno in via provvisoria. Nella prassi consolidata dell’Unione, chi ricorre paga o presta una garanzia bancaria in attesa della sentenza; in caso di annullamento, l’importo è restituito con gli interessi. Oggi, intanto, Alphabet - la holding a cui fa capo Google - ha aperto in forte calo (-6,4%) a Wall Street dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali .