Politica monetaria

Un occhio alla stabilità dei prezzi e un altro alla crescita economica

La Banca nazionale svizzera ha mantenuto invariato il tasso d'interessa guida allo zero - La decisione non sorprende gli analisti - La situazione dovrebbe rimanere così almeno fino alla fine dell'anno, a meno che le condizioni macro non cambino drasticamente
©Gabriele Putzu
Generoso Chiaradonna
19.06.2026 06:00

«La decisione della Banca nazionale svizzera (BNS) di mantenere i tassi allo 0% è stata accompagnata da un tono relativamente accomodante, che ha sottolineato come l’inflazione svizzera sia aumentata principalmente a causa dei prezzi dell’energia e che le previsioni restano ben all’interno dell’intervallo obiettivo dello 0–2%». È il giudizio di Gian Luigi Mandruzzato, economista senior di EFG Bank, che non è sorpreso dalla decisione. «Per la BNS persistono i rischi al ribasso per l’inflazione derivanti dall’apprezzamento del franco e anche per la crescita globale e svizzera». Mandruzzato continua: «Queste osservazioni non intendono fornire indicazioni prospettiche, ma piuttosto spiegare la decisione, che risulta appropriata nelle attuali circostanze».

Non è inoltre chiaro quale scenario relativo ai prezzi dell’energia sia stato preso in considerazione nelle previsioni della BNS; dato il recente forte calo dei prezzi del petrolio e del gas naturale, ciò potrebbe avere un impatto significativo. In prospettiva, la chiave sarà il confronto tra l’inflazione futura e le ultime previsioni della BNS. «Se l’inflazione dovesse risultare inferiore alle previsioni, ci si potrebbe attendere che i tassi rimangano a zero più a lungo e persisterebbe la minaccia di un intervento valutario». «Al contrario, se l’inflazione dovesse superare le previsioni, magari in concomitanza con un miglioramento delle prospettive di crescita, l’istituto di emissione potrebbe iniziare a valutare i vantaggi di una politica meno espansiva, sia attraverso un aumento dei tassi di interesse, sia attraverso un apprezzamento del franco svizzero».

Concorda Diane Debiais, Responsabile degli Investimenti e Consulenza per la Svizzera di J.P. Morgan Private Bank. «La BNS non ha creato sorprese. Ciò che conta più della decisione stessa è il segnale: i costi del credito dovrebbero rimanere a zero per tutto il 2026 e la BNS continua a monitorare con attenzione la forza del franco, che appare saldamente ancorato: il cambio medio a un anno è 0,9438 franchi per euro, il che conferma chiaramente questa storia», afferma Debiais. «Più in generale, prevediamo che la BNS resti paziente». L’intervento sui mercati dei cambi sarà probabilmente reattivo, lasciando che le dinamiche di carry trade, il sentiment di rischio e i flussi di emissione siano i principali motori della performance del franco. «Il quadro più ampio rimane quello di fondamentali stabili, sostenuti dalle caratteristiche difensive del franco e dalle dinamiche della bilancia dei pagamenti della Svizzera. Prevediamo che la BNS si opponga a una forza eccessiva del franco, in particolare rispetto all’euro».

Livello dei prezzi sotto controllo

È la quarta volta consecutiva che l’entità guidata da Martin Schlegel opta per la stabilità. La mossa è perfettamente in linea con quanto atteso dagli esperti: i 17 analisti presi in considerazione dall’agenzia AWP scommettevano infatti sullo statu quo, che, secondo l’attuale previsione degli specialisti, dovrebbe proseguire almeno fino alla fine dell’anno.

Non si ravvede infatti alcuna necessità di agire, visto che i prezzi in Svizzera al momento non aumentano con la stessa velocità di quanto avviene in altre economie occidentali. Il rincaro totale, escludendo prodotti freschi e stagionali, energia e carburanti, si è attestato allo 0,3% sull’anno. E l’inflazione complessiva è stata solo dello 0,6%, entro la fascia obiettivo, malgrado l’aumento dei prezzi dell’energia a seguito del conflitto in Medio Oriente.