Un territorio più vivibile? I giovani del Mendrisiotto indicano la via

Come stanno i giovani del Mendrisiotto e come vivono lo spazio pubblico? È da queste domande che, alla fine del 2025, nel Mendrisiotto (e a Lugano) ha mosso i primi passi «Dixit 2.0», una ricerca-intervento tra pari promossa da Radix Svizzera italiana con il sostegno della Città di Mendrisio e del Comune di Chiasso, presentata ieri alla Casa del Popolo di Bellinzona assieme agli altri progetti attualmente in corso dell’associazione.
Un approccio innovativo
«Dal punto di vista metodologico, è l’attività più innovativa fra quelle che ci vedono coinvolti», spiega il direttore di Radix Svizzera italiana Marco Coppola. «Il progetto parte dall’idea della ricerca-azione, ovvero una ricerca qualitativa che mentre cerca nuove conoscenze prova già durante il processo di studio a introdurre dei cambiamenti». Storicamente, tuttavia, a lavorare a questi progetti erano studiosi universitari, Radix ha invece voluto adottare un approccio differente. «Con l’aiuto del sociologo Stefano Laffi abbiamo combinato questa metodologia a quella dell’educazione tra pari», spiega sempre Coppola. Ecco allora che una volta che i committenti, cioè i Comuni, hanno individuato la domanda di partenza, lo studio viene portato avanti da un gruppo di ragazzi fra i 16 e i 25 anni, idealmente una decina, annunciatisi su base volontaria ai quali viene fornita una formazione di base per svolgere il compito che sono chiamati a portare a termine. «A partire dal quesito del committente, si stabiliscono con i giovani quali sono le domande, generalmente una decina, che bisogna porsi per arrivare a rispondere all’interrogativo del Comune. A questo punto vanno poi individuati gli strumenti più idonei per trovare delle risposte: interviste, focus group, diari di bordo, eccetera».
Insomma, spetta ai giovani, attraverso il dialogo con i propri pari, individuare le soluzioni più adeguate per rendere il territorio più attrattivo e vivibile.
Una volta raccolte le voci, i ragazzi analizzano, assieme ai responsabili del progetto, i risultati raccolti e li discutono per poi presentare ai Municipi un rapporto di ricerca nel quale si spiega cosa è emerso e si avanzano delle proposte operative.
Non una prima
Il progetto avviato nel Mendrisiotto nel 2025 la cui conclusione è prevista in questi giorni non è comunque il primo del suo genere. Già una decina di anni fa, nella regione era stata analizzata una ricerca analoga. Qualche anno dopo ci si era quindi spostati nel Locarnese e oggi si torna nei Comuni del Mendrisiotto (e si va a Lugano). Segno che il primo studio non ha sortito gli effetti sperati? «No, è esattamente il contrario. Proprio perché la prima ricerca ha portato miglioramenti concreti nel Distretto, si è deciso di replicare», chiarisce il direttore di Radix Svizzera italiana. «A distanza di dieci anni, poi, i giovani non sono più gli stessi e le loro necessità sono mutate».
Quel «patto di sangue»
Molto positivo è anche il rapporto con i Comuni coinvolti. «Affinché il progetto possa partire, con i Comuni facciamo quello che potremmo definire un ‘‘patto di sangue’’ che consiste nella promessa di ascoltare veramente i giovani e di fornire loro una risposta seria», racconta Coppola. «A livello comunale c’è poi sempre un gruppo di lavoro che segue le varie fasi dello studio».
Come scritto in precedenza, il progetto è nella fase conclusiva. Quali, dunque, gli elementi emersi? «I risultati sono per ora top secret perché vogliamo presentarli pubblicamente assieme ai giovani e ai Comuni», conclude il direttore di Radix Svizzera italiana.
