Una postina è stata condannata a un anno di carcere per aver rubato dei pacchi

Una postina è stata condannata a un anno di reclusione con la condizionale per aver rubato dei pacchi, che poi regalava alla sua compagna. Sebbene in una sentenza pubblicata oggi il Tribunale federale (TF) abbia confermato la pena, il caso è rinviato al Tribunale cantonale di Ginevra affinché venga riesaminato l'ammontare del danno.
La donna
La donna di origine spagnola, sulla cinquantina, aveva lavorato per 32 anni alla Posta senza mai dare problemi. Tra il 2021 e il 2023 ha però iniziato a rubare pacchi che transitavano dal suo ufficio postale. Prendeva di mira soprattutto dispositivi elettronici, in particolare cellulari, che poi consegnava alla sua compagna. Quest'ultima è stata arrestata e condannata per ricettazione nell'ambito di un altro procedimento.
Risparmiare sui regali
L'impiegata del Gigante giallo ha contestato la decisione dei giudici cantonali, che l'avevano dichiarata colpevole di furto per mestiere. Sostiene in particolare di non essersi arricchita a seguito dei suoi furti, poiché gli articoli sottratti erano destinati alla compagna, come pegno del suo amore. Agendo in questo modo, non avrebbe ottenuto alcun vantaggio materiale.
I furti
I giudici cantonali non la pensavano però allo stesso modo: i furti commessi le permettevano di fare numerosi regali alla compagna e, in tal modo, di risparmiare. Inoltre, a casa sua sono stati rinvenuti oggetti rubati. La corte ha anche ritenuto che avesse avuto un ruolo attivo nell'organizzazione della rivendita, ad esempio fissando i prezzi. L'impiegata postale sostiene di aver agito in tal modo sotto l'influenza della compagna, la quale l'avrebbe indotta a rubare manipolandola, adducendo come pretesto la malattia della madre o i bisogni del figlio. Tuttavia, i giudici hanno concluso che nessun elemento nel fascicolo consentiva di stabilire un tale rapporto di dominio.
Determinare meglio il danno
Il Tribunale federale le ha tuttavia dato ragione per quanto riguarda le pretese civili della Posta. La precedente istanza aveva quantificato il danno in circa 275'000 franchi e aveva condannato l'impiegata a rimborsare tale importo al suo ex datore di lavoro. Da parte sua, l'imputata ammetteva di aver sottratto oggetti per un valore di "soli" 80.000 franchi. I giudici di Mon Repos ritengono che il Tribunale cantonale non sia stato sufficientemente preciso nella determinazione del danno, basandosi esclusivamente su elenchi forniti dalla Posta. Non è quindi possibile stabilire se gli oggetti sottratti siano stati effettivamente rimborsati ai clienti.
Non è chiaro nemmeno se gli oggetti ritrovati presso l'abitazione della donna siano stati presi in considerazione per ridurre l'ammontare del danno. Il caso torna quindi ai giudici cantonali su questo punto.