Budapest

Ungheria al voto, Donald Trump e il vicepresidente J. D. Vance accorrono in aiuto dell’amico Viktor Orbán

Il numero due dell'amministrazione di Washington partecipa a un comizio con il premier magiaro e chiama al telefono la Casa Bianca - Poche ore prima, in conferenza stampa, aveva tuonato contro «la vergognosa interferenza straniera nelle elezioni»
J. D. Vance durante il comizio ieri sera a Budapest. ©Jonathan Ernst
Dario Campione
07.04.2026 19:30

Domenica prossima, gli ungheresi eleggono il nuovo Parlamento. Viktor Orbán, da 16 anni primo ministro, rischia una possibile sconfitta. Il suo avversario, il 45 enne Péter Magyar, uscito due anni fa da Fidesz, il partito del premier, è dato avanti dai sondaggi. Una previsione che potrebbe tuttavia non bastare. Nel tempo, Orbán ha infatti trasformato l’Ungheria in quella che egli stesso definisce una «democrazia illiberale»: ha eroso lo Stato di diritto, affollando i Tribunali di giudici a lui fedeli; e ha trasformato fino all’80% dei mass media del Paese in una macchina di propaganda per sé e per il suo partito.

La paura di perdere, però, è reale. E ha spinto il premier a chiedere aiuto non soltanto a tutti i leader della destra europea, ma anche all’amministrazione di Washington.

Così oggi, a Budapest, è atterrato addirittura il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, il quale - in una conferenza stampa dai toni talvolta surreali - ha duramente criticato «l’interferenza straniera senza precedenti e vergognosa nelle elezioni parlamentari ungheresi», per poi - un istante dopo - ammettere con disinvoltura di essere giunto nella capitale magiara «per aiutare in questa campagna elettorale» Orbán, che «ha difeso ferocemente il suo Paese e si è battuto per i valori della civiltà occidentale».

Poche ore dopo, appena salito sul palco dell’Mtk Sportpark per un comizio, Vance ha tirato fuori lo smartphone e, tra applausi e curiosità, ha composto in diretta il numero di Donald Trump. Il presidente ha risposto quasi subito, elogiando il premier ungherese: «Se non pensassi che stia facendo un buon lavoro, non farei una telefonata così. Siamo con voi fino in fondo - ha detto Trump - Siete persone davvero straordinarie, con grande entusiasmo e intelligenza, siete un popolo brillante. Vi voglio davvero bene»

In un video diffuso via social, Magyar si è rivolto direttamente al vice di Donald Trump dicendogli: «Chiedo rispettosamente a J.D. Vance che, se intende sostenere Viktor Orbán, il popolo ungherese non ne paghi il prezzo». Aggiungendo subito dopo: «Esorto con forza gli attori politici internazionali, dall’Ucraina alla Serbia, dalla Russia agli Stati Uniti, a non interferire nelle elezioni ungheresi. Non siamo un banco di prova, né un palcoscenico per giochi geopolitici. Questa è la nostra patria e il suo destino sarà deciso dai cittadini ungheresi il 12 aprile prossimo».

In 16 anni, Orbán ha promosso molte modifiche alle regole elettorali: il numero di seggi parlamentari è stato dimezzato a 199 e sono stati creati 106 collegi uninominali di dimensioni disomogenee (i restanti deputati sono eletti proporzionalmente). Il risultato è un sistema favorevole a Fidesz, in grado di vincere con meno voti nei collegi periferici.

Fidesz resta più popolare tra gli elettori in pensione, con un vantaggio su Tisza del 50% contro il 20% nei sondaggi, mentre Tisza, il partito di Magyar, è nettamente avanti tra gli under 40 e gli elettori urbani. L’affluenza potrebbe raggiungere livelli record di oltre l’80%.

Orbán ha condotto una campagna populista classica. Ha cercato di inquadrare il voto come una scelta tra guerra o pace, dicendo agli elettori che possono preservare l’Ungheria come «un’isola di sicurezza e tranquillità» rieleggendolo, oppure trascinarla nel caos e nella guerra scegliendo Magyar, dipinto come un agente di Bruxelles e Kiev.

I sondaggi suggeriscono tuttavia che gli elettori siano più preoccupati per l’economia, che è stagnante, e per la sanità. I prezzi alimentari sono saliti vicino alla media UE mentre i salari ungheresi sono i terzi più bassi del blocco.

Magyar, in passato membro della cerchia ristretta di Orbán ed ex marito di Judit Varga, ministro della Giustizia fino a due anni fa, è un avvocato. Dopo aver fondato Tisza (Rispetto e Libertà), ha ottenuto il 30% dei voti alle europee del giugno 2024. Magyar si è impegnato a riportare l’Ungheria a un orientamento pro-UE, porre fine alla dipendenza dall’energia russa, ripristinare l’indipendenza dei media pubblici e della magistratura, stimolare l’economia, fermare la corruzione, sanificare gli appalti pubblici e sbloccare i fondi UE congelati.