Unia: «Giù le mani dalla domenica libera e dai salari minimi sociali»

La Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati ha approvato un’iniziativa del Canton Zurigo che intende consentire 12 aperture domenicali nel commercio al dettaglio in tutta la Svizzera. «Gli esponenti dei partiti borghesi stanno pianificando di triplicare il lavoro domenicale, benché l’elettorato in molti Cantoni e Comuni abbia ripetutamente respinto l’estensione degli orari di apertura dei negozi in più di due terzi delle votazioni», deplora Unia in un comunicato. Triplicare le aperture fino a 12 domeniche «significa estendere notevolmente il lavoro domenicale in molti rami, anche in quello della logistica. E non è tutto: infatti, gli attuali supplementi del 50% per lavoro domenicale verrebbero eliminati».
«La politica deve tutelare la salute del personale»
Unia esorta il Consiglio degli Stati «a fermare gli attacchi contro la salute e i diritti del lavoro delle persone occupate». Un aumento del lavoro domenicale «va a scapito del riposo, del tempo libero e della vita sociale dei lavoratori e rischia di comprometterne la salute». Il sindacato ricorda inoltre che a fine ottobre 2025 sono state raccolte oltre 9.000 firme contro l’aumento del lavoro domenicale. «È importante prendere sul serio la realtà della popolazione attiva: la loro protezione deve essere rafforzata, non indebolita. Unia critica aspramente la modifica proposta, che peggiorerebbe ulteriormente le condizioni di lavoro e la protezione della salute».
«Contro lo smantellamento dei salari minimi sociali»
Come il Consiglio nazionale, «anche la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati vuole abolire i salari minimi cantonali». Questo «impedirà ai Cantoni e ai Comuni di fissare salari minimi per combattere la povertà dei lavoratori. A farne le spese saranno i dipendenti, tra cui molte donne, dei rami a basso reddito, come l’industria alberghiera e della ristorazione, il commercio al dettaglio, i saloni di parrucchiere e le imprese di pulizia». Ciò «vanifica l'obiettivo di garantire salari sufficienti per vivere e costringe le persone a dipendere dall'aiuto sociale, che va a carico della collettività». La CET «non rispetta né la Costituzione né il federalismo, nonostante la Confederazione, i Cantoni e diverse perizie critichino tali violazioni legislative. Unia si batterà con determinazione contro lo smantellamento dei salari minimi sociali».
