Istruzione

USI, Dies academicus: un'occasione per guardarsi allo specchio

L'università, a 30 anni dalla fondazione, si è raccolta in una cerimonia in uno dei periodi più difficili della propria storia
©Chiara Zocchetti
Matteo Generali
25.04.2026 17:03

Quando il rettore ad interim dell’USI, Gabriele Balbi, ha iniziato a parlare dei tanto discussi tagli all’università, il microfono ha smesso di funzionare. È con questo innocuo problema tecnico che si può riassumere il 30esimo Dies academicus dell’Università della Svizzera italiana. «Mia nonna mi ha insegnato che a tavola, quando ci sono ospiti, non si parla di politica», ha poi scherzato Balbi. Un modo per alleggerire i toni e spostare l’attenzione dall’attualità politico-finanziaria al ruolo dell’ateneo sul territorio. Eppure, inevitabilmente, il tema delle risorse e delle prospettive economiche è rimasto sullo sfondo. A sottolinearlo è stata anche la presidente del Consiglio dell’Università, Monica Duca Widmer. Dapprima, la presidente, ha ricordato come i trent’anni dell’USI rappresentino «la forza di una scelta che non era affatto scontata. Una scelta capace di trasformare un progetto visionario in una realtà consolidata, oggi con quasi 4’750 studenti, sei facoltà e una forte vocazione internazionale». A proposito di estero, Duca Widmer ha analizzato anche la situazione delle rette per gli studenti stranieri: «L'apertura dell'USI non è mai stata un incidente di percorso, non è un effetto collaterale indesiderato; è una condizione strutturale del suo sviluppo. Apertura però non significa assenza di criteri. Siamo un’università accreditata, inserita nel sistema accademico svizzero con vocazione internazionale, ma con un radicamento reale nella Svizzera italiana e nell'intero paese. Il punto non è chiudersi, ma non dipendere dall'apertura, provare invece a governarla». Duca Widmer ha quindi affrontato la questione finanziaria: «Le misure di risparmio a livello federale e cantonale erano note da tempo. Da una decina di giorni, però, sappiamo che i tagli cantonali sono di entità maggiore a quanto immaginato e programmato. Verranno meno 6,5 milioni per 3 anni, per noi qualcosa di rilevante. In questo senso, dunque, la nostra pianificazione quadriennale andrà rivista. Puntavamo a consolidare ciò che funzionava e provare a crescere nelle aree davvero strategiche, ad esempio le collaborazioni con la SUPSI e il territorio. Ora dovremmo capire quali saranno le mosse del Cantone e del Consiglio di Stato, su tutte quelle legate al progetto di ospedale universitario».

Trovare la quadra

Sul tema delle finanze e delle prospettive dell’ateneo è intervenuta anche la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti: «Non è stata una scelta facile. Personalmente avrei preferito un altro tipo di equilibrio complessivo», ha affermato. Una decisione, ha sottolineato Carobbio Guscetti, legata alla necessità di rispondere da un lato all’iniziativa delle casse malati e dall’altro a quella sulle deduzioni fiscali. Nonostante ciò, la consigliera di Stato ha ricordato come negli ultimi anni il Cantone abbia investito in modo significativo nel settore universitario, arrivando a stanziare «736 milioni di franchi per l’intero comparto nel 2024». Nonostante ciò, la linea del Governo resta chiara: «Investire nella formazione è centrale per il futuro del Cantone». In quest’ottica, l’USI continua a essere vista come un attore strategico per il territorio, sia per la formazione sia per la ricerca, con particolare attenzione a settori come la biomedicina, del quale l’ospedale universitario sarebbe il fiore all’occhiello e considerato da Carobbio Guscetti «un’importante possibilità di sviluppo». La direttrice del DECS ha infine descritto l'Università della Svizzera italiana come un’istituzione coraggiosa poiché «occupa un posto singolare nel paesaggio accademico europeo, scegliendo fin dall'origine la scommessa più difficile: essere piccola per eccellere, essere radicata in un piccolo territorio per parlare al mondo».

«L’USI come una casa»

Dopodiché è tornato sul palco Gabriele Balbi, che non sarà alla guida dell’ateneo in futuro, ma, presentando i punti discussi dai rettori del passato, ha proposto le sue riflessioni sul futuro dell’istituzione. In primo luogo, la necessità di ritrovare una visione condivisa, capace di orientare l’intera comunità accademica nella stessa direzione. In secondo luogo, il rafforzamento del ruolo dell’università come luogo di formazione e confronto, provando a discostare l’istituzione come «diplomificio», soprattutto in un contesto segnato dall’intelligenza artificiale. Infine, Balbi ha sottolineato l’importanza del radicamento nel territorio, auspicando che l’USI sia percepita come una «casa» per l’intero Cantone. La cerimonia si è infine conclusa con l’assegnazione di numerose onorificenze. Il Dottorato honoris causa in Scienze biomediche è andato a Micaela Serafini (Médecins Sans Frontières Svizzera) per il suo impegno nelle crisi umanitarie. L’USI Raiffeisen Best Teaching Award è stato conferito a Gabriele Bavota e Luca Massimiliano Visconti. L’USI Alumni Award è stato assegnato a Fabio Bossi per la sua carriera nell’economia. Il Premio Sostenibilità USI Zonta Club è andato a Ludovico Giacomo Conti. Nominati membri onorari Marisa Garzoni e, in memoriam, Mauro Martinoni. Le Medaglie USI sono state attribuite a Pietro Balestra, Aurelio Galfetti, in memoriam, e a Eddo Rigotti.