Ticino

USI e SUPSI, 1.900 firme contro i tagli

Questa mattina il Sindacato VPOD ha consegnato al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio la petizione «per il lavoro, il diritto allo studio e la ricerca pubblica»
Red. Online
08.06.2026 15:13

Sono state raccolte 1.900 firme contro i tagli su USI e SUPSI, «per il lavoro, il diritto allo studio e la ricerca pubblica». Questa mattina il Sindacato VPOD ha consegnato al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio la petizione «No ai tagli su USI e SUPSI: per il lavoro, il diritto allo studio e la ricerca pubblica», un'iniziativa sostenuta anche da Gioventù Socialista, Giovani Verdi, Gioventù Comunista, Giovani Verdi Liberali e Sindacato SISA. 

La petizione, si legge in un comunicato odierno del sindacato, ha raccolto quasi 1.900 sottoscrizioni, provenienti in modo particolare dagli ambienti universitari e giovanili, che esprimono «con spirito trasversale una diffusa preoccupazione e opposizione rispetto alle politiche di austerità che minacciano gravemente un settore universitario ticinese già sotto pressione».

L’azione intende attualmente contrastare i tagli cantonali per circa 8 milioni annui su USI e SUPSI, che si sommerebbero ai risparmi plurimilionari già decisi dalla Confederazione. «Se confermata, tale ulteriore riduzione dei contributi comporterà uno scadimento della ricerca pubblica, un peggioramento delle condizioni di lavoro, un ridimensionamento degli impieghi e una limitazione del diritto allo studio».

Il deposito della petizione è avvenuto alla vigilia della sessione del Gran Consiglio che, nell’ambito del dibattito sull'attuazione delle iniziative sulla cassa malati, affronterà anche il pacchetto di risparmi che rischia di penalizzare fortemente i due atenei (addirittura quasi un terzo dei tagli concerne USI e SUPSI).

«Al di là della contingenza parlamentare, risultano comunque centrali le altre questioni sollevate dalla petizione e che meritano finalmente risposte concrete da parte delle istituzioni cantonali. La difesa di USI e SUPSI non può infatti limitarsi alla rinuncia ai tagli, ma passa anche attraverso condizioni di lavoro appropriate, una formazione universitaria davvero accessibile e dalla centralità della ricerca pubblica», si legge ancora nel comunicato. In quest’ottica, il sindacato ribadisce anche la necessità di garantire una stabilizzazione degli impieghi precari nonché un sistema retributivo equo e trasparente, di concludere un contratto collettivo anche per il corpo intermedio e di bloccare ogni aumento delle rette universitarie, già oggi particolarmente elevate.