Mendrisiotto

Valera, le pretese milionarie svaniscono a Losanna

Il Tribunale federale ha bocciato le richieste di risarcimento di oltre 40 milioni dei proprietari di alcuni terreni a Rancate
© CdT/Chiara Zocchetti
Lidia Travaini
28.02.2024 06:00

Niente risarcimento per l’espropriazione dei terreni di Valera. Parliamo degli oltre 40 milioni di franchi che alcuni privati proprietari di fondi facenti parte del comparto – che ambisce ad essere verde – avevano richiesto come indennità per espropriazione materiale per la mancata possibilità di utilizzare i propri terreni come se fossero edificabili e in zona industriale. Lo ha sentenziato definitivamente il Tribunale federale a fine gennaio (ma le decisioni sono state pubblicate solo ieri) nel respingere tre ricorsi di altrettanti proprietari di terreni in territorio di Rancate facenti parte del comparto. Terreni che occupano una superficie di oltre 83.000 metri quadri e che si inseriscono in un comparto, quello di Valera, che si estende su oltre 160.000 metri quadri, si premette nelle sentenze, sostanzialmente uguali. Le premesse dei tre documenti sintetizzano anche la vicenda. Il Piano regolatore (PR) di Rancate entrato in vigore nel 1981 attribuiva i fondi in questione a una zona industriale. Nel 2002 il Consiglio di Stato ha poi approvato una revisione del PR, abrogando quello precedente. Riguardo Valera «per il quale il Comune aveva adottato una zona per il deposito di idrocarburi, ha sospeso la decisione di approvazione», e in seguito, ne ha negato definitivamente l’approvazione. In pratica, «dal 2002 non è quindi più stata in vigore una pianificazione per Valera».

PR sovradimensionato

Da quel vuoto pianificatorio sono nate le richieste di risarcimento per espropriazione materiale, finite progressivamente sui tavoli del Tribunale di espropriazione, del Tribunale amministrativo cantonale e poi del Tribunale federale, che nelle scorse settimane ha per l’appunto espresso l’ultimo definitivo parere. I privati chiedevano rispettivamente indennizzi per 8,4 milioni, 12,5 milioni e 21,4 milioni (500 franchi al metro quadro, che «equivarrebbe al valore di mercato dei fondi»), più gli interessi. Per il Tribunale federale i tre ricorsi sono solo parzialmente ammissibili. Per tale parte i giudici si allineano al parere dei colleghi cantonali, respingendo i reclami. Per quanto concerne la tesi dei ricorrenti, per cui « il vuoto pianificatorio conseguente alla revisione del Piano regolatore, costituirebbe un dezonamento costitutivo di espropriazione materiale», seppur questo vuoto pianificatorio si sia «tradotto in una restrizione a lunga durata della facoltà di costruire» a fare stato è la conclusione della Corte cantonale «che ha rettamente rilevato che dalla decisione di approvazione del Piano regolatore, del 21 dicembre 1983, risulta che la zona edificabile era sovradimensionata» e pertanto non conforme alla Legge sulla pianificazione del territorio. Il vuoto pianificatorio di conseguenza «non realizza gli estremi di un dezonamento dei fondi» dei ricorrenti, «bensì di un rifiuto a attribuirli a zona edificabile».

I ricorrenti si ritenevano meritevoli di risarcimento «anche nel caso di un rifiuto di attribuire i fondi a zona edificabile», spiegano i giudici federali. Questo perché i terreni erano edificabili e dotati delle infrastrutture di urbanizzazione primaria. Non per niente i privati avevano fatto investimenti per «preparare» i terreni. «Poco importa che le opere di urbanizzazione siano state realizzate per servire la precedente attività dei depositi petroliferi» (dismessi nel 2000), pretendevano i privati. Non sono tuttavia dello stesso avviso i giudici federali (che si sono allineati a quelli cantonali): «Gli investimenti eseguiti dai precedenti proprietari non erano avvenuti in vista dell’edificazione di ulteriori fondi, bensì per l’esercizio della passata attività legata al deposito di idrocarburi, frattanto cessata». Per questo motivo «difetta un nesso causale tra tali costi e la mancata possibilità di edificare i fondi a seguito del rifiuto di attribuirli alla zona edificabile».

Le sentenze possono essere considerate come una buona notizia per il Consiglio di Stato, che per Valera ha predisposto un Piano di utilizzazione cantonale che renderà il comparto un polmone verde. Il Gran Consiglio ha già approvato un credito da 17 milioni per la sua messa in opera, ma il Cantone aveva garantito che avrebbe coperto anche eventuali costi di esproprio. Resta infine ancora aperta la questione delle richieste di indennizzo, avanzate dagli stessi privati, per ben 124 milioni di franchi. Dopo la bocciatura della richiesta da parte del Municipio di Mendrisio, quel dossier si troverebbe tuttora in Pretura civile.