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Valter Lavitola ammette: «Sono io il mandante dell'attentato a Ranucci»

L'imprenditore ed ex giornalista-editore lo ha dichiarato nel corso dell'interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore – Avrebbe agito per «tutelare l'incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta»
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Ats
12.08.2026 18:35

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, durato oltre 5 ore, Valter Lavitola ha ammesso «di essere il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci» così come ipotizzato dalla procura di Roma. L'avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, ha dichiarato al termine dell'interrogatorio di garanzia: «Ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato e dice di averlo fatto per tutelare l'incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta».

«Attentato fatto per il bene di Ranucci»

Valter Lavitola, nel corso dell'interrogatorio nel carcere di Rebibbia, «ha riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso: lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati». Lo ha detto l'avvocato Sergio Cola, difensore dell'imprenditore, dopo l'interrogatorio di garanzia.

Stando alle dichiarazioni dell'avvocato, Valter Lavitola ha compiuto l'attentato a Ranucci «non per un movente politico anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità».

«Scorta più che raddoppiata»

Il penalista ha inoltre affermato che «Ranucci aveva all'epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori - secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi - lui l'ha fatto perché poi in effetti dopo la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo».

Sigfrido Ranucci era a conoscenza del proposito di Lavitola? «Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che io potevo dirvi». Lo afferma l'avvocato Sergio Cola, difensore dell'imprenditore arrestato perché accusato di essere il mandante dell'attentato al giornalista di Report. Il legale ha annunciato di avere chiesto l'attenuazione della misura cautelare.

Alla domanda se il giornalista di Report Sigfrido Ranucci era a conoscenza del proposito di Lavitola, l'avvocato Sergio Cola ha dichiarato: «Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che io potevo dirvi». Il legale ha annunciato di avere chiesto l'attenuazione della misura cautelare.