Vecchie regole sul Pian Scairolo e c’è chi si prepara a costruire

Il cuore della pianificazione del Pian Scairolo è stato bocciato in Tribunale e, scrivevamo venerdì nell’anticipare lo sviluppo, c’è il rischio che l’area ripiombi nel far west. Restando in metafora: è già partito l’assalto alla diligenza? All’albo comunale di Collina d’Oro sono infatti già apparse tre domande di costruzione che fanno riferimento alla pianificazione precedente, risalente a metà anni Novanta. Uno strumento per mettere pressione al Tribunale federale, che avrà l’ultima parola sulla vicenda (i Comuni di Lugano, Collina d’Oro e Grancia hanno impugnato la sentenza del Tribunale amministrativo cantonale), oppure una mossa cautelativa di chi per molti anni ha dovuto sottostare a misure restrittive della proprietà?
Una sentenza «galeotta»
Le tre domande di costruzione riguardano la realizzazione di due nuovi edifici (uno in particolare di pianta 110 metri per 35 su un terreno oggi prativo di oltre diecimila metri quadrati) da adibire a depositi e alla sopraelevazione di un terzo: tutte depositate dallo stesso istante e affidate a un medesimo architetto, per investimenti multimilionari. Tutte, in particolare, in contrasto con quanto prevedeva per quei terreni il PR-CIPPS. Da noi contattata, una delle persone di riferimento per l’istante non ha voluto commentare a questo stadio la decisione di procedere con i progetti, essendoci la procedura giudiziaria ancora aperta e volendo rispettarne i tempi. Una delle richieste della Commissione CIPPS al_Tribunale federale , lo ricordiamo, era la concessione dell’effetto sospensivo in attesa della decisione di merito. Se verrà concesso, le tre domande di costruzione verranno «congelate».
In assenza di dichiarazioni, c’è una sentenza del 2024 dello stesso_Tribunale federale che potrebbe gettare luce sui motivi di tale agire (in fondo, perché non attendere che il_TF bocci o confermi definitivamente il PR-CIPPS?). Tale sentenza riguarda infatti la richiesta d’indennizzo avanzata dai proprietari di due terreni sul Pian Scairolo (uno dei quali oggetto di una delle tre domande di costruzione) nell’ambito di una procedura di espropriazione materiale contro il Comune di Collina d’Oro. I due chiedevano oltre venti milioni di franchi, ma il TF ha respinto le loro richieste anche perché durante la pur lunga procedura per una manciata di anni (non consecutivi) i fondi erano da loro liberamente fruibili: per i giudici di Mon Repos si è trattato «di archi temporali di durata non trascurabile, che avrebbero eventualmente consentito di avviare una procedura edilizia». Le domande di costruzione depositate recentemente potrebbero dunque essere viste anche in quest’ottica.
Non è saltato tutto
In attesa di una decisione di merito, vale la pena di ricordare che il PR-CIPPS non è del tutto decaduto. Il Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) ne ha cassato «solo» alcune parti, ma fra le più importanti. Vale a dire quelle che compongono la zona industriale fra via del Piano e via Cadepiano. Il restante sprigiona ancora i suoi effetti, a partire ad esempio dal Piano di quartiere a cui è soggetta la sede della IBSA, che è anche al momento probabilmente il migliore esempio sul territorio dell’effettiva implementazione del PR-CIPPS.
Va inoltre precisato che, nemmeno laddove il TRAM ha bocciato il PR-CIPPS, lo ha bocciato completamente: «Fanno eccezione - si leggeva nel dispositivo - i vincoli di strada per il trasporto pubblico e di spazio riservato ai corsi d’acqua all’interno di questa zona». Il PR-CIPPS prevede infatti una corsia dedicata al trasporto pubblico e la costruzione di una nuova «strada di gronda» che permetta di accedere al Pian Scairolo dallo svincolo di Lugano Sud a est dell’autostrada.
Una convenzione di 10 anni fa
Più in generale, realizzare le infrastrutture per il PR-CIPPS sarebbe stato oneroso per i Comuni. All’uopo era stata sottoscritta dai rispettivi Consigli comunali nel 2016 una convenzione che prevedeva che i Comuni avrebbero anticipato i costi in base a una chiave di riparto e, a conclusione delle opere, gli apporti sarebbero stati rimborsati attingendo al gettito fiscale complessivo del comprensorio, in base a una seconda chiave di riparto da definirsi. Convenzione che copriva il periodo 2015-2025 «per un onere finanziario annuo complessivo di 2,26 milioni di franchi». Convenzione che, evidentemente, non ha mai dispiegato i suoi effetti.
