Verso un «no» definitivo dell’UDC a una lista unica per il Consiglio di Stato

Una direttiva già pianificata da tempo per discutere dei prossimi appuntamenti elettorali: strategia e campagna. E il caso Zali, ne avete discusso? «Non potevamo non accennarne», risponde al Corriere del Ticino il presidente Piero Marchesi. Il tema, del resto, è di quelli sensibili, soprattutto dopo che il Mattino ha deciso di scaricare Zali, «la pietra d’inciampo» – per riprendere l’espressione usata dall’UDC – nelle relazioni tra i cugini. «Abbiamo discusso di aspetti molto operativi. La commissione cerca, presieduta da Gabriele Pinoja, sta analizzando le varie candidature arrivate per il Consiglio di Stato, perché l’obiettivo dell’UDC rimane quello di entrare in Governo e portare in modo più concreto la nostra politica». Insomma, rompere quelle dinamiche «da Mulino Bianco» che l’UDC critica da tempo. «Lo dico con rammarico, perché, indipendentemente dalla questione elettorale, mi piacerebbe vedere un Consiglio di Stato che, anche sbagliando, propone, ha una strategia e idee chiare su come sviluppare questo Cantone: cosa che non abbiamo visto in questi quasi quattro anni».
Come arrivarci, però, in Consiglio di Stato? Se la «pietra d’inciampo» dovesse essere rimossa, la lista unica con la Lega potrebbe tornare a essere percorribile? Oppure, la strada è ormai tracciata, e ad aprile i democentristi correranno da soli? Marchesi non si sbilancia, anche se, tra le righe, il lavoro della commissione cerca, sotto la guida di Pinoja, potrebbe valere come un chiaro indizio. La lista è UDC.
«La campagna elettorale sarà coordinata da Lucio Lorenzon», si limita a commentare Marchesi. Eppure, qualche riflessione più ampia possiamo immaginare di farla. Partendo proprio da quell’indizio: «La commissione cerca sta lavorando alle candidature della lista».
Senza la pietra d’inciampo?
Entrando nel campo delle speculazioni, di motivi validi per ritenere che l’UDC correrà da solo, in realtà, ce ne sono.
Innanzitutto, la condizione posta dall’UDC («Via Zali dalla lista») è superata dagli eventi, e anche se venisse soddisfatta, non sarebbe più sufficiente. Le carte sul tavolo sono cambiate. Ed è lì da vedere. Forse, per rimettersi al tavolo dell’UDC servirebbero le dimissioni immediate di Zali. Una condizione che la Lega difficilmente può garantire in tempi brevi, e che comunque non risolverebbe il problema di fondo. Ossia, il danno di immagine.
Associarsi oggi alla Lega significa infatti caricarsi sulle spalle non solo il caso Zali, ma l’intera stagione di difficoltà che ha attraversato il partito – dai casi giudiziari alle polemiche interne. Durante tutta la campagna elettorale, l’UDC si troverebbe a dover rispondere di vicende che non lo riguardano direttamente. L’UDC che da tempo costruisce la propria campagna sull’integrità, non vorrà «sporcarsi le mani».
Ed è proprio per questo che la questione è anche aritmetica. L’ipotesi di una lista unica si regge sul presupposto che uno più uno faccia due, ovvero che i voti combinati di UDC e Lega bastino a eleggere due consiglieri di Stato d’area. Ma in questa situazione è ancora vero? Difficile da dire. Correre in solitaria, a questo punto, potrebbe costituire una garanzia maggiore, forte della spinta che l’UDC riceverà a destra. In gol, andrà quasi sicuramente l’UDC.
Se ne parla poi
Per questi motivi, sembra plausibile pensare a un’eventuale alleanza solamente dopo aprile, una volta che i due partiti avranno misurato il proprio peso elettorale, in vista delle Federali e delle Comunali. Piccolo dettaglio: per le Federali, eventualmente, sarà una congiunzione tecnica, e non una lista unica. Ed è qui che potrebbe tornare utile il sostegno reciproco, da una parte per la candidatura di Marco Chiesta agli Stati e, a Lugano, per il sindacato di Michele Foletti, altrimenti messo nel mirino dei liberali.
Sicuramente il caso Zali, in qualche modo, si offre anche come occasione per riequilibrare le forze tra Lega e UDC? «Se guardiamo al livello federale, il riequilibrio c’è già stato: l’UDC ha superato la Lega. In Ticino, invece, saranno gli elettori a decidere. Ho sempre detto che il nostro obiettivo non è crescere sottraendo consensi alla Lega, perché sarebbe poco intelligente. Oggi ritengo che le due forze siano sostanzialmente sullo stesso piano. Se poi qualche elettore della Lega dovesse scegliere di sostenere l’UDC, naturalmente non saremo noi a impedirglielo». Insomma, la corsa (solitaria) è lanciata.
