Lavoro

Veterinari, settore fuori controllo? «Allora non si perda altro tempo»

Il sindacato UNIA torna a insistere per la sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro – Chiara Landi: «Una parte dell’Ordine ha capito che sarebbe vantaggioso per tutti, un’altra continua a frenare» – Tra le questioni pendenti, la lista degli studi presenti sul territorio
©Chiara Zocchetti
Francesco Pellegrinelli
14.07.2026 06:00

«Il settore vive in una sorta di limbo». A sei mesi dalla lettera con cui le assistenti di studio veterinario del Canton Ticino avevano chiesto formalmente all’Ordine dei Medici Veterinari di riprendere le trattative per la sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro, il sindacato UNIA lancia un appello: «Le condizioni di lavoro delle assistenti veterinarie si sono deteriorate a tal punto che non si può più attendere».

La vicenda affonda le radici in un settore che negli ultimi anni ha conosciuto profonde trasformazioni. Lo stesso Ordine dei veterinari (OVT) aveva sollevato il problema a dicembre 2025, parlando di un settore «fuori controllo», soprattutto in relazione all’insediamento sul territorio di numerose realtà provenienti dalla vicina Italia, attirate da un mercato più florido e dall’assenza di controlli sistematici sulle denominazioni delle strutture, inclusa quella di «ospedale veterinario».

Nel comunicato stampa dell’Ordine si evidenziava come fosse oggi possibile aprire una struttura denominata «ospedale veterinario» senza alcun obbligo di impiegare personale ausiliario qualificato. Un quadro che aveva spinto anche la politica a intervenire. Un gruppo interpartitico di deputati in Gran Consiglio (primo firmatario il socialista Maurizio Canetta) aveva depositato un’interrogazione al Consiglio di Stato, intitolata «Mondo veterinario in Ticino: davvero una giungla?».

«Nel comunicato dell’Ordine, però, le condizioni di lavoro delle assistenti veterinarie venivano appena citate», puntualizza al Corriere del Ticino Chiara Landi, sindacalista di UNIA.

Gli sviluppi

Alla lettera delle lavoratrici in cui si ribadiva la necessità di proseguire con le trattative per il CCL, l’Ordine dei veterinari aveva risposto dicendo che avrebbe discusso la questione all’interno dei propri organi. E poi? Ancora Landi: «Presto è emerso un ostacolo che il settore ancora oggi stenta a superare. In quanto ente di diritto pubblico, l’Ordine non è giuridicamente titolato a sottoscrivere un contratto collettivo di lavoro». Per farlo, i veterinari dovrebbero infatti costituirsi come associazione padronale di diritto privato, dotata negli statuti del potere di firmare un CCL. «È quello che abbiamo chiesto di fare. Sappiamo che qualcuno sta lavorando in questa direzione e che sta raccogliendo le adesioni necessarie. Purtroppo, però, constatiamo anche una certa resistenza, evidentemente poiché la questione non viene considerata da tutti con la stessa urgenza». E ancora: «Riteniamo che alcuni studi veterinari abbiano capito l’importanza di questo contratto collettivo e stiano lavorando per farlo nascere. Ma c’è anche chi è apertamente ostile, perché ha paura di vincolarsi a regolamentazioni che percepisce come limitanti». Una resistenza che, osserva ancora la sindacalista, la dice lunga su come certi studi gestiscono il proprio personale.

Secondo Landi, però, un CCL non tutelerebbe soltanto le lavoratrici. Introducendo condizioni omogenee per tutti gli operatori del settore, il contratto collettivo contribuirebbe anche a eliminare quel dumping interno – tra studi, cliniche e strutture di diversa provenienza – che lo stesso Ordine ha denunciato come una delle principali distorsioni del mercato ticinese.

Tasso di abbandono

Da un recente sondaggio condotto da UNIA tra le assistenti del cantone emerge infatti che il 54% non riceve la tredicesima mensilità, il 48% non ha mai ottenuto un aumento salariale e il 58% giudica molto alto il proprio livello di sovraccarico lavorativo.

«Inoltre, non mancano segnalazioni di straordinari non pagati e indennità non riconosciute», osserva Landi. La quale ricorda come troppo spesso queste figure professionali non vengano riconosciute né economicamente né umanamente. «Sono infermiere, contabili, segretarie, igieniste dentali, assistenti di chirurgia. Purtroppo, manca il giusto riconoscimento contrattuale».

Il risultato è un tasso di abbandono della professione che preoccupa. «È raro, nel settore, trovare assistenti con più di quarant’anni ancora attive. Molte lasciano già durante l’apprendistato», spiega la sindacalista che conclude: «Un CCL non è una pretesa eccessiva. È lo strumento minimo per garantire regole chiare su orario di lavoro, mansionario e retribuzione. Regole che tutelano le lavoratrici, ma che renderebbero il settore anche più attrattivo e credibile. Il tempo delle attese è finito».

«Attendiamo i chiarimenti»

A raccontare che cosa significa, nel concreto, lavorare in un quadro normativo non sempre all’altezza sono le dirette interessate. «Dai racconti emerge che molte si trovano a gestire carichi di lavoro elevati e ritmi difficili da sostenere nel lungo periodo: c’è chi, già attorno ai 25 anni, ha dovuto fare i conti con un burnout e si è trovata a scegliere tra la propria salute e la continuità professionale», spiega Landi. «Non si tratta solo di stare a contatto con gli animali, ma di svolgere contemporaneamente funzioni da infermiera, segretaria, contabile, igienista dentale e assistente di chirurgia, spesso senza che questa polivalenza trovi adeguato riconoscimento». Diverse lavoratrici, osserva ancora Landi, segnalano che le richieste di un maggiore riconoscimento salariale si scontrano con la risposta che si tratta pur sempre di «un bel lavoro», come se la soddisfazione personale potesse supplire a una retribuzione insufficiente.

I nodi da sciogliere

Tra gli aspetti ancora pendenti, due sembrano decisivi, al di là della volontà delle parti. Da un lato, la necessità di disporre di una lista completa degli studi e delle strutture veterinarie attive nel Cantone – indispensabile per verificare il raggiungimento del quorum di rappresentatività richiesto dalla legge per sottoscrivere un CCL di obbligatorietà generale – e dall'altro, la definizione dell'ambito di applicazione del futuro contratto, che dovrà stabilire chi, tra il personale impiegato negli studi, rientrerà effettivamente nelle tutele previste.

Contattato dalla redazione per una reazione generale, il presidente dell’Ordine dei veterinari, Andrea Togni, ha preferito non prendere posizione, rimandando a un secondo contatto.