Vicky Mantegazza ricorda Fabio Gaggini: «È difficile trovare le parole, sei stato molto più di un amico»

«Caro Fabio, è difficile trovare le parole per salutare una persona che per me è stata molto di più di un amico». Vicky Mantegazza, presidente dell'HC Lugano, ricorda così Fabio Gaggini, avvocato e icona dell'Hockey Club Lugano, di cui è stato dapprima giocatore, poi dirigente e presidente, deceduto all’età di 70 anni dopo una malattia.
«Sei sempre stato un faro, una persona sulla quale poter contare. Una persona che ha sempre saputo consigliarmi in maniera corretta, grazie alla profonda intelligenza e sensibilità che sempre ti ha contraddistinto», continua Mantegazza nel post pubblicato sui propri canali social. «Porterò con me ogni ricordo, ogni risata, ogni momento condiviso e tutto ciò che mi hai lasciato nel cuore. La tua assenza sarà un dolore profondo, ma il bene che ti ho voluto e il ricordo di ciò che sei stato per me vivranno in eterno. Grazie Fabio, salutami il papà. Un abbraccio a Francesca, Simona, Sandro, Ivana e a tutti i famigliari».
In precednza il club bianconoro ha diffuso un commosso ricordo di Fabio Gaggini, partendo dai primi successi in pista della «veloce ala con il numero 22 sulle spalle una cavalcata esaltante»: «Chi ha i capelli grigi lo ricorderà giovane capitano vincente della squadra che conquistò la promozione in serie A al termine del campionato 1981/82». Ma i momenti di gloria non toccarono solamente la sua carriera da giocatore. Gaggini, infatti, «assunse la presidenza dell’Hockey Club Lugano nel settembre del 1991, quando raccolse il testimone passatogli dal presidentissimo Geo Mantegazza. Sulla scia del Grande Lugano che aveva incantato e vinto quattro titoli nazionali, gli anni Novanta non si rivelarono facili per chi ne raccolse l’eredità. L’apoteosi per Fabio arrivò meritatamente il 5 aprile 1999 proprio sul ghiaccio di Ambrì dove il Lugano, plasmato da lui alla scrivania con Beat Kaufmann e guidato alla transenna dal compianto Jim Koleff, mandò in estasi il popolo bianconero, alzando la coppa sotto le volte della Valascia». «Un trionfo irripetibile e indelebile», per il popolo bianconero.
