Parlamento

Violenza domestica: «Oggi è una lotteria»

Il Consiglio federale dovrà elaborare una legge quadro che prevede di disciplinare «in maniera uniforme la prevenzione, la protezione delle vittime e le sanzioni» a livello nazionale – La palla torna agli Stati – Il PS lancerà anche un'iniziativa popolare: la raccolta firme al via da marzo
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Luca Faranda
23.09.2026 06:00

«Quante altre notizie sconvolgenti sulla violenza contro le donne dovremo ancora leggere prima che cambi davvero qualcosa?» La consigliera nazionale bernese Tamara Funiciello, co-presidente delle Donne Socialiste, ha voluto annunciare così il lancio di un’iniziativa popolare «contro la violenza». L’obiettivo? Migliorare la prevenzione contro la violenza domestica e garantire un sostegno più solido e uniforme alle vittime su tutto il territorio nazionale.

Il testo dell’iniziativa sarà discusso a metà ottobre dal congresso del PS, poi la raccolta firme dovrebbe partire il prossimo mese di marzo. Qualcosa, però, ha già iniziato a muoversi a Palazzo federale.

Portata estesa

Ieri, il Consiglio nazionale ha dato il via libera a una mozione della «senatrice» Marianne Maret (Centro/VS) che chiede al Consiglio federale di creare «una legge quadro per impedire la violenza domestica e proteggere le vittime». Più nel dettaglio, dovrà disciplinare in maniera uniforme la prevenzione, la protezione delle vittime e le sanzioni, nonché colmare le esistenti lacune giuridiche, organizzative e finanziarie.

La mozione di Maret, in realtà, deriva da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che nell’aprile del 2025 ha condannato la Svizzera per non aver protetto a sufficienza una donna (è il caso «N.D. contro la Svizzera») dal suo partner violento, nel canton Lucerna. Nell’aula del Consiglio nazionale, Funiciello ha ricordato che gli attuali meccanismi di protezione contro la violenza domestica, sessuale e di genere sono troppo frammentati e presentano notevoli differenze da un Cantone all’altro. Si tratta di una sorta di lotteria: «Il fatto che una persona vittima di violenza riceva protezione non deve dipendere dal Cantone di residenza», ha sottolineato Funiciello. Per questo motivo, una legge quadro consentirebbe di migliorare la visione d’insieme, il coordinamento e l’uniformità delle misure. «Servono standard minimi nazionali», è stato fatto notare in aula.

Il Nazionale ha approvato a larga maggioranza la mozione (134 voti contro 61 e un’astensione; l’UDC si è detta contraria), ma ha voluto modificarla: la legge quadro non dovrà limitarsi alla protezione contro la violenza domestica, bensì estendersi anche alla violenza sessuale e di genere. Ora, l’atto parlamentare modificato torna al Consiglio degli Stati.

Cambiare la Costituzione

E il Consiglio federale? Il «ministro» della Giustizia Beat Jans, in aula, ha ricordato che il Governo è favorevole a questa proposta, ma ha fatto notare che sarà probabilmente necessario modificare la Costituzione (l’attuazione richiederà dunque l’approvazione di popolo e Cantoni). «Poiché i Cantoni sono responsabili di compiti chiave come le misure di protezione della polizia e la gestione delle minacce, è necessaria una modifica costituzionale per attuare la mozione», ha precisato il basilese, ricordando che anche (e soprattutto) i Cantoni svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nell’accompagnamento delle vittime.

In Ticino, ad esempio, a livello di polizia è attivo il Gruppo di prevenzione e negoziazione, che ha come obiettivo quello di intervenire prima che le minacce sfocino in atti di violenza vera e propria.

Dallo scorso maggio è inoltre attivo il numero nazionale svizzero dedicato all’aiuto alle vittime 142 (non si tratta di un numero d’emergenza; in casi di grave pericolo occorre contattare sempre la polizia).

Strategia nazionale

«La lotta contro la violenza domestica è una priorità per il Consiglio federale», ha detto ancora Jans, ricordando che la Confederazione sta elaborando una strategia nazionale contro la violenza domestica, sessuale e di genere.

All’ordine del giorno ci sono anche le misure concrete a livello preventivo (tra cui il divieto di avere contatti o di avvicinarsi alla vittima, oppure la sorveglianza tramite braccialetto elettronico), ma non solo: si vuole anche garantire un accesso a bassa soglia a case protette, alloggi d’emergenza e consultori specializzati, e fornire alle vittime un ampio sostegno psicologico, sociale, medico (la documentazione medico-legale deve essere gratuita, indipendentemente dal fatto che la vittima intenda denunciare l’autore del reato) e giuridico.

Prevenzione tra gli stranieri

Non è però stato l’unico atto parlamentare sul tema. Ieri, il Nazionale ha anche chiaramente accolto (con 166 voti contro 24 e 5 astensioni) una mozione della «senatrice» Heidi Z’Graggen (Centro/UR) che vuole intervenire sulla prevenzione per gli stranieri: «Dall’arrivo in Svizzera devono essere svolte formazioni obbligatorie contro la violenza domestica, sui diritti delle persone coinvolte nonché sulle conseguenze penali, civili e di diritto degli stranieri della violenza». Per la «senatrice» urana, il rifiuto della violenza domestica e sessuale e la protezione di donne e bambini «devono costituire parte integrante dei requisiti di integrazione». La mozione deve ora essere attuata dal Governo: il «ministro» della Giustizia ha reso noto che potrebbe essere integrata già nella strategia nazionale contro la violenza domestica, che dovrebbe essere adottata all’inizio del 2027.