Violenza e commenti sessisti, Greta Gysin: «È una valanga»

Centinaia di insulti di ogni genere, attacchi, ingiurie, commenti sessisti. Da quando Greta Gysin ha annunciato la propria disponibilità a candidarsi nella lista rossoverde per il Consiglio di Stato, i suoi profili social sono stati inondati di fango. La consigliera nazionale dei Verdi, per alcuni giorni, ha selezionato e pubblicato alcune di queste frasi d’odio. Talvolta ci sono nomi e cognomi, altre volte account «fake». Ma il bersaglio dei commenti è sempre lei, in quanto politica e donna. «Ciò che è accaduto non è una novità», spiega Gysin al Corriere del Ticino. «Però queste situazioni vivono dei picchi». Detto altrimenti: l’odio rimane latente, non sparisce mai del tutto. «Ma riprende forza quando ci si espone su un determinato tema politico, com’è stato il caso per le votazioni sui 10 milioni di abitanti o sui 200 franchi bastano», aggiunge l’ecologista. Gli attacchi a ripetizione arrivano anche quando i politici, appunto, si «buttano» nella mischia delle elezioni. «Questo fenomeno non riguarda solo me, ma chiunque si esponga pubblicamente», nota ancora Gysin. Un altro politico ticinese è stato recentemente oggetto di violentissimi attacchi via social. Si tratta di Fabio Regazzi, brutalmente preso di mira a inizio giugno.
Colpite in particolare le donne
La violenza via social, quindi, colpisce quasi tutti i personaggi pubblici. Ma in particolare le donne, come evidenzia Gysin. «C’è un accanimento specifico su di noi. In ambito digitale, la violenza di genere è accentuata. E chi interviene su più di una piattaforma vede cumularsi questi attacchi. È come una valanga». La consigliera nazionale ha deciso di pubblicare molti dei messaggi d’odio ricevuti negli scorsi giorni. «Lo faccio a intervalli regolari», spiega. «Tematizzare questo tipo di attacchi è importante e trovo giusto far sapere che cosa si sta subendo». E questo perché lo spazio pubblico digitale va protetto da ogni forma d’odio e violenza. «Se per strada assistiamo a un’aggressione, l’istinto è quello di non girarsi dall’altra parte. Si interviene, anche solo per chiamare la polizia. Sui social, invece, c’è la tendenza a lasciar correre. Ed è proprio questo il punto: non bisogna mai accettare la violenza».
Una minoranza molto attiva
Fortunatamente, i social non rispecchiano la società. «Gli odiatori social sono una minoranza, ancorché molto attiva», chiosa a questo proposito l’ecologista. «Ma è proprio per questo che la maggioranza delle persone rispettosa del dibattito civile, va tutelata». Un altro tema centrale è la possibilità di intraprendere azioni legali nei confronti di chi vomita violenza e odio. «L’asticella per denunciare queste persone, in Svizzera, è posta molto in alto», commenta Gysin. «E questo scoraggia chi intende intraprendere le vie legali». Al momento, né la consigliera nazionale né Regazzi intendono sporgere denuncia, anche se in futuro non escludono la possibilità. «Di fondo, noto un profondo disagio vissuto da queste persone. E questo disagio viene espresso in modo inaccettabile», aggiunge Gysin. «Io, purtroppo, agli attacchi ci ho fatto l’abitudine. Ho imparato a difendermi. Altri, però, temono a tal punto i messaggi d’odio da non volersi più esporre pubblicamente». Per frenare questo fenomeno servirebbe, secondo l’ecologista, una legislazione adeguata «che al momento, in Svizzera, non c’è». In Italia, ad esempio, denunciare chi esprime o fomenta l’odio in rete è più semplice, come dimostra il caso della sindaca di Genova, Silvia Salis. La politica, la scorsa primavera, ha ottenuto un cospicuo risarcimento da una persona che l’aveva insultata via social. «Anche nel nostro Paese deve essere possibile difendersi da questi attacchi», sottolinea Gysin.
Qualcosa si muove
Servono, dunque, leggi al passo con i tempi. In questo senso, il Consiglio federale dovrebbe presentare un messaggio al Parlamento che riguarda la regolamentazione delle piattaforme. La legge mira a obbligare i colossi della comunicazione digitale a mettere a disposizione degli utenti una procedura che consenta loro di segnalare facilmente i contenuti presumibilmente illeciti. Tra i comportamenti che possono essere segnalati rientrano ad esempio la calunnia, l’ingiuria o la discriminazione e l’incitamento all’odio. Insomma, qualcosa si sta finalmente muovendo.
