Violenza sulle donne, nell'UE solo il 6% denuncia il partner

Una realtà «drammatica», segnata da una violenza sulle donne sempre più diffusa, digitale e trascurata dalle istituzioni che dovrebbero affrontarla e prevenirla. A dieci anni dal primo studio sul tema, il nuovo rapporto «Indagine UE sulla violenza di genere - Elementi per le politiche e le prassi» dell'Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA) e dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE) fotografano un'Europa dove la violenza di genere rimane pervasiva: una donna su tre ha subìto violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Il dato più allarmante riguarda il sommerso. Secondo l'indagine, condotta sulla base di oltre 114'000 interviste tra settembre 2020 e marzo 2024, la stragrande maggioranza degli episodi non viene denunciata: solo il 6,1% delle donne si rivolge alla polizia per abusi fisici o sessuali subìti dal partner, e solo l'11,3% quando aggredite da persone diverse dal partner.
Tra le cause principali, il rapporto cita vergogna, senso di colpa e mancanza di fiducia nelle forze dell'ordine.
L'impatto sulla vita
Secondo la direttrice della FRA, Sirpa Rautio, l'entità della violenza non denunciata dimostra che i sistemi non funzionano adeguatamente: «quando gli abusi vengono normalizzati, nascosti o ignorati, riflettono fallimenti sistemici nel garantire i diritti». «Questi risultati - avverte - dimostrano che c'è ancora urgente lavoro da fare».
Oltre alla violenza fisica, c'è quella psicologica che colpisce il 29,9% delle donne, mentre il 20,3% riferisce episodi di violenza economica, come il divieto di lavorare o il controllo totale sulle finanze familiari.
La violenza domestica ha un impatto pesante sulla vita delle donne: il 9,8% riporta lesioni fisiche dal partner e il 9,6% danni psicologici, con ricadute sulla vita professionale (il 17,6% delle donne ha dovuto assentarsi dal lavoro) e domestica (il 30,8% non è stato in grado di svolgere le faccende domestiche).
Per gestire il trauma, molte vittime ricorrono all'uso di farmaci (25,8%) o di alcol e droghe (17,1%).
Il 32,9% delle ragazze subisce violenza fisica o emotiva dai genitori, innescando un circolo vizioso in cui le vittime di abusi infantili hanno un rischio da tre a quattro volte maggiore di subire violenza sessuale da adulte.
La digitalizzazione intensifica gli abusi: oltre il 10% delle donne subisce il monitoraggio o il tracciamento della posizione da parte del partner, mentre il cyberstalking (8,5%) e le molestie online sul lavoro (7%) si confermano minacce digitali crescenti.
«Stupro è soprattutto assenza di consenso»
La violenza sessuale spesso non passa per l'uso della violenza fisica, ma per l'assenza di un consenso liberamente espresso: le donne hanno quasi il doppio delle probabilità di subire uno stupro tramite coercizione o incapacità di opporre un rifiuto rispetto alla violenza fisica palese, si legge ancora nel rapporto. Tra le priorità indicate nel rapporto figura quindi la criminalizzazione della violenza sessuale basata sulla mancanza di consenso.
«Il modo in cui la violenza sessuale e lo stupro in particolare si verificano nella realtà non è come la maggior parte delle persone pensa che avvenga. Una delle conclusioni più evidenti è che lo stupro è caratterizzato molto più spesso dall'assenza di consenso liberamente dato che dall'uso della forza fisica», ha dichiarato in conferenza stampa Carlien Scheele, direttrice dell'EIGE.
«In tutta l'UE - ha spiegato - una percentuale significativamente più alta di donne riferisce di essere stata violentata quando non era in grado di rifiutare o è stata costretta con la forza o con minacce esplicite. Questo è importante perché ci dice che le definizioni di stupro basate solo sulla forza non riescono a cogliere la maggior parte dei casi, e le politiche e la legislazione dovrebbero tenerne conto. È essenziale comprendere lo stupro attraverso la lente del consenso».
La ratifica della Convenzione di Istanbul e il nuovo quadro giuridico di cui si è dotata l'UE, da sole non bastano. L'indagine indica priorità chiare: sistemi di segnalazione sensibili al genere; accesso a un supporto che includa assistenza sanitaria e servizi specializzati; tutela legale estesa alle forme di abuso psicologico ed economico; contrasto agli abusi facilitati dalla tecnologia; investimenti nella prevenzione precoce, nella protezione dei minori e nei sistemi informativi sui traumi.