Sanità

Virus, l’appello degli esperti: «Indossate la mascherina»

Con l’arrivo dell’inverno, gli epidemiologi raccomandano alla popolazione di usare il dispositivo di protezione nei luoghi chiusi e affollati come i mezzi pubblici – Mattia Lepori (EOC): «In ospedale ormai è una prassi, altrove è un discorso di sensibilità: i più fragili si tutelino»
© CDT/Gabriele Putzu
Red. Ticino&Svizzera
05.10.2025 21:00

La stagione invernale è ormai alle porte. E, con l’abbassarsi delle temperature, c’è chi ha già iniziato ad accusare il colpo, con starnuti e tosse. L’influenza vera e propria, è bene chiarirlo, non è ancora arrivata. Ma, per limitare i contagi, soprattutto pensando alle fasce più deboli della popolazione, gli esperti non hanno dubbi: la mascherina è un prezioso alleato. Sulle colonne della SonntagZeitung, gli immunologi svizzeri hanno quindi deciso di lanciare un appello, suggerendo di indossare il dispositivo di protezione nei luoghi affollati. Anche perché, malgrado la pandemia di COVID-19 sia stata dichiarata conclusa più di tre anni fa, il virus SARS-CoV-2 non ha mai smesso di circolare. E al coronavirus, in inverno, si somma anche l’influenza.

Responsabilità e solidarietà

«Nei luoghi chiusi e affollati, come ad esempio i mezzi pubblici, è consigliabile indossare la mascherine per le persone vulnerabili, gli anziani sopra i 65 anni o chi ha un sistema immunitario compromesso», ha spiegato al domenicale Tanja Stadler, epidemiologa del Politecnico federale di Zurigo e responsabile del settore Salute pubblica della rete scientifica istituita dal Consiglio federale. Il suggerimento vale però per tutti. «Le persone che non appartengono ai gruppi vulnerabili indossando la mascherina possono proteggersi dalle fastidiose malattie virali. E in più dimostrano solidarietà nei confronti degli altri», ha aggiunto Stadler, sottolineando che «se una persona che presenta sintomi da raffreddamento si reca in un luogo pubblico, indossare una mascherina dovrebbe essere una cosa ovvia». Un parere condiviso anche da Marcel Tanner, professore emerito di salute pubblica all’Università di Basilea ed ex membro della Task Force COVID. «Dopo tutto ciò che abbiamo imparato durante il periodo pandemico, sarebbe logico che chi è raffreddato indossasse una mascherina, perlomeno sui mezzi pubblici». Negli ospedali, spiega invece il dottor Mattia Lepori, vice capo dell’area medica dell’EOC, la raccomandazione di indossare la mascherina in caso di sintomi respiratori non è mai venuta a cadere. «Malgrado non ci sia più alcun obbligo, per noi è diventato normale indossare il dispositivo di protezione in caso di raffreddore o influenza. Ed è una raccomandazione che vale anche per gli ospiti». Fuori dalle strutture sanitarie, invece, il discorso è diverso. «È più che altro un discorso di sensibilità individuale, e ho l’impressione – dice Lepori – che sia più facile consigliare alle persone più vulnerabili e a chi non vuole ammalarsi di indossare la mascherina quando entra in un luogo chiuso, piuttosto che confidare nella solidarietà degli altri». La pandemia, insomma, non sarebbe riuscita a modificare le vecchie abitudini. «Benché sarebbe sensato e responsabile farlo, non so in quanti abbiano preso davvero l’abitudine di indossare la mascherina in caso di sintomi. Per questo credo sia importante che le persone più fragili continuino a tutelarsi indossando le mascherine».

Gli esperti, in tutti i casi, escludono l’introduzione di un provvedimento obbligatorio, come durante la pandemia. «Le imposizioni generano soltanto resistenze», ha detto ad esempio Tanner. Mentre secondo Stadler, «avrebbe senso, piuttosto, fornire un rapporto sul virus facilmente accessibile per la popolazione, un po’ come avviene per le previsioni del meteo e gli avvisi sui pollini»

Un momento di calma piatta

Ma qual è al momento la situazione? Secondo quando si legge sul sito dell’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), la carica virale di SARS-CoV-2 nelle acque reflue «si è stabilizzata, dopo un leggero aumento nelle ultime settimane» e, nel complesso, «l’attività del SARS-CoV-2 è ancora a livello basso». Anche l’attività dell’influenza e dell’RSV (virus respiratorio sinciziale) «si trova ancora a livelli bassi». Insomma, i numeri al momento appaiono sotto controllo, come conferma anche il dottor Lepori: «Sul fronte COVID, nei nostri ospedali stiamo per fortuna vivendo un momento di calma piatta. Durante tutta l’estate il numero di pazienti è oscillato tra uno e due, e anche il periodo influenzale appare lontano». Difficile, dice tuttavia Lepori, sapere cosa accadrà nei prossimi mesi. «A differenza dell’influenza, infatti, il COVID non segue un andamento stagionale, tanto è vero che abbiamo registrato alcuni casi – benché molto pochi – anche durante il periodo estivo. L’anno scorso, invece, avevamo registrato una prima ondata di contagi in autunno, seguita da una seconda in primavera». Per quanto riguarda l’influenza, invece, è ancora presto per dire se sarà più aggressiva di quella dello scorso anno e quando dovrebbe arrivare. «Per ora – spiega Lepori - i dati provenienti dall’emisfero australe invitano alla prudenza: l’influenza A sarebbe stata infatti particolarmente aggressiva. Ma per avere un quadro più preciso servirà ancora qualche settimana». M.SAL