«Vittima e carnefice o Bonnie and Clyde?»

Il quesito avanzato rimane ancora in sospeso. E soltanto la Corte delle assise criminali – la quale emetterà la sentenza il 16 ottobre – darà una risposta. Dunque, alla sbarra, ci sono due truffatori o «un carnefice e una vittima»? Il riferimento è ai due imputati – un 54.enne e una 50.enne entrambi italiani – che devono rispondere (a vario titolo) delle ipotesi di reato di truffa aggravata, ripetuta falsità in documenti, ripetute appropriazione indebita e amministrazione infedele, inganno nei confronti delle autorità e riciclaggio di denaro aggravato. In totale sono state raggirate venti persone e il maltolto totale ha superato i 600.000 franchi. Da un lato lui, il 54.enne, massaggiatore di professione ma sedicente esperto di finanza, che tra il 2017 e il 2023 ha promesso investimenti con «super rendimenti» a diverse persone. Dall’altro lei, la 50.enne, che forse è stata vittima, forse correa. O, forse ancora, tutte e due.
«Colpevoli, tutti e due»
Quella di ieri, in aula, è stata la giornata delle proposte di pena. Davanti alla Corte presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi l’accusa – sostenuta dalla procuratrice pubblica Francesca Nicora – durante la requisitoria ha ribadito la correità tra i due imputati. Il ruolo di protagonista, nel perpetrare le truffe, l’ha avuto il 54.enne. Macchiatosi di una colpa «grave, se non gravissima», nei suoi confronti – l’uomo è sostanzialmente reo confesso – sono stati proposti 4 anni e mezzo di detenzione, oltre all’espulsione dalla Svizzera per 6 anni. «Ha costantemente dimostrato che la trasparenza non fa parte del suo DNA» ha ribadito Nicora nel suo intervento. Più dibattuta, invece, la posizione della 50.enne. Secondo la pubblica accusa la donna ha preso parte alle truffe. Se in un primo momento «poteva far parte delle vittime» poi è passata dall’altra parte «saltando senza esitazioni sul treno». Per la procuratrice pubblica non vi sono dubbi: «Le è piaciuto poter vivere un’avventura alla Bonnie and Clyde, ha volontariamente scelto di essere coinvolta». Tra le vittime del raggiro, va detto, figura anche il di lei marito. Nei suoi confronti sono stati chiesti 2 anni e 11 mesi di detenzione parzialmente sospesi (sei mesi da espiare) oltre all’espulsione dal territorio elvetico.
Accuse che la donna ha sempre respinto. La 50.enne – ha evidenziato l’avvocato Daniel Ponti – «è una vittima e come tale andava trattata così sin dall’inizio». E l’aiuto fornito, ad esempio, nell’allestire falsi report finanziari sugli investimenti fatti dalle ignare vittime? «Non voleva ingannare nessuno. Voleva aiutare un amico perché era grata». La difesa si è battuta per il proscioglimento da tutte le accuse. Infine la posizione del 54.enne. L’avvocata Rosa Cappa, riconoscendo che il suo assistito abbia ammesso i fatti, si è battuta per puntuali proscioglimenti da alcuni capi d’accusa. «Non voglio sminuire le vittime – ha spiegato durante l’arringa – ma gli investimenti sono stati proposti tra uno squat e un massaggio». Un chiaro richiamo alla leggerezza (e alle scarse verifiche) di chi era pronto a donare i propri risparmi a un massaggiatore. Cappa ha chiesto che la pena sia limitata a 20 mesi di detenzione: a conti fatti circa 5 in meno di quelli già effettivamente espiati. Le posizioni degli imputati non sono mutate nemmeno al momento di quella che viene definita «l’ultima parola». Il 54.enne ha riconosciuto d’aver sbagliato: «Ho scelto la via più semplice. Merito di stare in carcere». La 50.enne ha difeso la sua posizione: «Non ho mai truffato nessuno. Mi fidavo di lui, degli investimenti, ci credevo. Non ho mai preso un euro o un franco». La sentenza sarà pronunciata, come detto, il 16 ottobre.
