Il fenomeno

Vola la spesa «tax free» in Italia, e i negozianti ticinesi arrancano

Secondo i dati dello scorso anno di Global Blue, a Como l’incremento è stato del 6% e sei clienti su dieci sono svizzeri, con ripercussioni pesanti sul fatturato dei commercianti del nostro cantone – Enzo Lucibello (DISTI): «Il turismo degli acquisti è salito a 700 milioni»
© CdT/Chiara Zocchetti
Martina Salvini
25.04.2026 06:00

Crescono ancora gli acquisti «tax free» al di là della frontiera. E, di pari passo, aumenta la sofferenza per il commercio ticinese. Definitivamente archiviati gli anni pandemici della spesa a chilometro zero, le compere all’estero - nella vicina Italia - hanno in breve tempo riguadagnato terreno. Al punto che, dice il presidente della grande distribuzione ticinese (DISTI) Enzo Lucibello, il volume degli acquisti fatti oltre confine da parte dei ticinesi è passato nel giro di qualche anno da 500 milioni di franchi all’anno a circa 700 milioni, «facendo dell’insieme dei negozi e dei supermercati al di là della dogana il più grande attore del commercio al dettaglio per i ticinesi»

Gli svizzeri e gli altri

La tendenza, del resto, è confermata anche dai dati del 2025 diffusi qualche settimana fa da Global Blue, azienda leader nel settore del rimborso dell’IVA. A due anni dall’abbassamento a 70 euro della soglia per il rimborso dell’IVA, a Como la spesa «tax free» ha fatto segnare un aumento del 6%, il doppio rispetto alla media nazionale. E, com’è immaginabile, la clientela svizzera gioca un ruolo di primissimo piano, generando il 61% del volume totale. Il 31% - rileva ancora Global Blue - è invece da attribuire agli shopper di nazionalità extra-UE, il cui numero appare comunque notevolmente incrementato negli ultimi anni. Se però questi ultimi spendono - e molto - nei segmenti del lusso, come l’orologeria e gioielleria, gli svizzeri si orientano piuttosto sulla grande distribuzione, dove si concentra il 67% dei loro acquisti. Uno su due, inoltre, ricorre al «tax free» solo per la spesa nei supermercati a due passi dalla frontiera.

Due campionati separati

Inevitabili, a fronte di una concorrenza simile, le conseguenze negative per i negozianti ticinesi. «Italia e Svizzera giocano due campionati separati. È inutile girarci attorno», commenta il presidente della DISTI Lucibello. E la partita si gioca anche a colpi di franchigia. Nel 2024, infatti, per incrementare ulteriormente gli acquisti da parte degli stranieri, il Governo italiano ha deciso di modificare la legge per la restituzione dell’IVA. In pratica, se prima si partiva da 154 euro per usufruire del «tax free», ora già da 70 euro si può chiedere il rimborso dell’IVA. Dell’anno scorso, invece, la contromossa di Berna, che ha dimezzato - da 300 a 150 franchi - il limite di esenzione dall’IVA per le merci acquistate oltre confine, con l’obiettivo di frenare il turismo degli acquisti. «Il problema - ribadisce ora Lucibello - è che, come abbiamo sempre sottolineato, la soglia di 150 franchi è decisamente troppo alta per poter davvero arginare il fenomeno». Non a caso, la Federazione del commercio al dettaglio già durante la fase di consultazione si era battuta per abbassare il limite e portarlo a 50 franchi. Il Consiglio federale, però, era del parere che un limite troppo basso avrebbe aumentato in modo sproporzionato l’onere per lo sdoganamento e il controllo, sia per le dogane sia per i viaggiatori. Così, alla fine, la soglia era stata fissata a 150 franchi.

«L’Italia, che giustamente pensa ai suoi commercianti, ha rivisto la propria strategia. Noi, invece, siamo stati molto più timidi nell’approccio, e ora ne paghiamo le conseguenze».

Tra franco forte e accise

Nell’ultimo anno, spiega Lucibello, tutto il comparto del commercio ha dovuto fare i conti con un cambio franco-euro sfavorevole e, negli ultimi tempi, pure con il taglio delle accise deciso da Roma. «Con la conseguenza che, oggi, mentre si va a fare la spesa in Italia si fa anche il pieno di carburante e avanzano pure i soldi per uscire a cena». Non si tratta, dice il presidente della DISTI, di demonizzare il comportamento dei ticinesi, che devono sostenere spese sempre maggiori e risparmiano dove possono, ma di pensare al tessuto economico locale: «Il nostro è un comparto molto importante per l’economia cantonale, sia per la spesa, sia per gli investimenti sul territorio. Ed è un settore che va difeso».

La riduzione della franchigia, sottolinea, non ha sortito alcun effetto tangibile. «Secondo le stime, nel giro di cinque anni il turismo degli acquisti da parte dei ticinesi in Italia è aumentato di 200 milioni, toccando quota 700 milioni all’anno. Grazie alla modifica della legge cantonale del 2023, che permette una domenica in più di apertura e ha esteso la possibilità di lavorare la domenica ai negozi con una superficie fino a 400 metri quadrati nelle regioni turistiche, siamo riusciti ad attenuare almeno in parte l’emorragia di clientela verso i negozi oltre confine, ma il fatturato è comunque in perdita». Al punto che, dice Lucibello, «nei prossimi mesi saranno necessarie riflessioni sugli investimenti, ma anche sui dipendenti». Contraccolpi giudicati «inevitabili» a fronte di «una situazione che rimane molto complicata».

Le difficoltà della frontiera

Difficoltà che si avvertono in maniera particolare tra i negozianti più a ridosso del confine. A Chiasso, spiega Davide Rampoldi, presidente della Società dei commercianti del Mendrisiotto, «a pesare in maniera preponderante nell’ultimo anno è stata la forza del franco»: «Malgrado l’inflazione stia picchiando duro in Italia, gli acquisti oltre frontiera rimangono ancora vantaggiosi». Anche perché, «se le località come Lugano o Locarno possono beneficiare perlomeno dell’arrivo dei turisti, qui i visitatori esteri o confederati pernottano, ma poi si spostano a Como o Milano per visitare le città o fare shopping. Trattenerli, per noi, è un’impresa ardua».

Non si tratta, però, soltanto di concorrenza sui prezzi. «È anche una questione di offerta. A Como si può trovare una varietà di negozi e di prodotti che qui non riusciamo a garantire». Nonostante ciò, chi può cerca di tenere duro. «Su corso San Gottardo, accanto ad alcune attività storiche che resistono, negli ultimi mesi si sono aggiunte nuove aperture. Un po’ di movimento, insomma, c’è anche a sud del cantone, e questo non può che farci piacere. Anche il recente rilancio del Serfontana è un segnale positivo, e speriamo possa richiamare altri negozi». Sia a Chiasso che a Mendrisio, conclude, «i negozianti si battono per resistere, con iniziative per rilanciarsi e una particolare attenzione alla clientela, grazie anche al sostegno dei Municipi e delle associazioni».

Aumentano gli sdoganamenti: crescita del 129% per QuickZoll

Dal 1. gennaio del 2025, il limite di esenzione dall’IVA per le merci acquistate oltre confine è stato dimezzato Prima, infatti, chi comprava in Italia per un importo massimo di 300 franchi non era tenuto a pagare alcuna imposta sull’importazione e quando tornava in Svizzera, se aveva speso più di 70 euro, poteva anche farsi rimborsare l’IVA italiana, molto più alta di quella elvetica. Da un anno a questa parte, invece, la soglia è passata da 300 a 150 franchi. Un provvedimento che, tuttavia, sembra aver inciso ben poco sulle abitudini di acquisto dei ticinesi. Da noi contattato per avere un bilancio sul primo anno di riduzione della franchigia, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) ha spiegato di non tenere «statistiche specifiche sul numero totale di sdoganamenti nel traffico turistico, né sulle entrate totali nel traffico turistico». Tuttavia, ha aggiunto, si è registrato «un netto aumento delle operazioni di sdoganamento effettuate tramite l’applicazione QuickZoll». Un incremento che però «non è riconducibile esclusivamente all’abbassamento del limite della franchigia, ma anche alla crescente popolarità dell’app. Il numero di utenti è infatti in aumento dall’introduzione di QuickZoll, avvenuta nel 2018». Guardando i dati, infatti, si nota che nel 2025 il suo utilizzo è più che raddoppiato (+129%). In particolare, gli sdoganamenti tramite QuickZoll sono passati dai 68.675 del 2023 agli 83.970 del 2024, fino a toccare i 192.492 dello scorso anno. Parallelamente sono cresciute anche le entrate: 6,5 milioni nel 2023, 8,5 nel 2024 e ben 13,2 nel 2025.