Xhaka: leadership e attaccamento, un giocatore spesso divisivo

A volte decisivo, altre divisivo. La storia di Granit Xhaka con la Nazionale svizzera è fatta, in effetti, di alti e bassi, e di tante chiacchiere attorno alla sua leadership e al suo attaccamento ai colori rossocrociati. Da dove cominciare? Be’, collegandoci alla recente condanna da parte dell’Aia, ricordiamo come Granit e il fratello Taulant, a lungo bandiera del Basilea, abbiano subito preso pubblicamente posizione a favore dell’ex presidente kosovaro Hashim Thaçi (Granit aveva già pubblicato un selfie con lui il 17 maggio 2014, con la bandiera kosovara sullo sfondo). Il tema ha spaccato l’opinione pubblica. Nel dibattito sono emersi i temi ricorrenti: la funzione di modello del capitano, la libertà di esprimere le proprie origini e opinioni, e - in alcuni commenti - la messa in discussione della sua identità svizzera. Il precedente più citato in questi giorni, però, è un altro. Durante Svizzera-Serbia, ai Mondiali di Russia, Xhaka (come Xherdan Shaqiri) esultò formando con le mani l’aquila bicipite, simbolo della bandiera albanese, in una partita ad altissima carica politica. Il gesto portò a un procedimento disciplinare FIFA e aprì in Svizzera un dibattito su doppia identità, lealtà nazionale e ruolo dei giocatori con background migratorio in Nazionale. Xhaka ci era poi ricascato durante lo Svizzera-Serbia dei Mondiali 2022, con tanto di gestaccio nei confronti della panchina. Un filone ricorrente riguarda poi lo stile di leadership. Già ai Mondiali, quest’estate, il Blick raccontava come, mentre i compagni difendevano pubblicamente il capitano, dietro le quinte crescessero voci critiche: Xhaka sarebbe spesso «molto critico, troppo critico» anche all’interno della squadra e in allenamento, con persone nell’entourage del team che parlavano di una deriva «in direzione tossica». Il magazine kicker ha dedicato allo stesso tema un’analisi intitolata «Le contraddizioni di Granit Xhaka». La tesi: critica e dà motivo di essere criticato, polarizza, e l’atmosfera nel gruppo ne soffrirebbe. Alla vigilia dei Mondiali nordamericani, aveva fatto discutere, in questo senso, la sua uscita post-amichevole con l’Australia. «Con prestazioni così sarà difficile andare lontano, non possiamo sentirci così sicuri di noi stessi. Dobbiamo svegliarci, altrimenti dopo tre partite rischiamo di tornare a casa».
