Il punto

Zali esce di scena e diserta il momento delle spiegazioni

Dopo due settimane di silenzio, il «ministro» leghista fa un passo indietro e annuncia le proprie dimissioni dal Consiglio di Stato – Lo fa in una lettera in cui accusa i media e la politica di «linciaggio» - Il Governo prende atto e stigmatizza ogni forma di violenza, anche verbale
©Gabriele Putzu
Francesco Pellegrinelli
29.07.2026 19:45

Clima teso e volti cupi. È un Consiglio di Stato particolarmente provato, ma anche imbarazzato e in parte reticente quello che si è presentato alla stampa per comunicare le dimissioni del collega e «ministro» Claudio Zali. Lui, il diretto interessato era assente.

A turno, Marina Carobbio Guscetti, Raffaele De Rosa, Christian Vitta e Norman Gobbi hanno preso la parola, ciascuno soffermandosi su un diverso aspetto di una vicenda definita fin da subito «molto delicata per il nostro Cantone».

Tuttavia, alla fermezza con cui il Governo ha definito la vicenda «grave» – perché «mina la credibilità e la fiducia nelle istituzioni, all’interno del Ticino e nei confronti del resto del Paese» – non è corrisposta altrettanta chiarezza su alcuni passaggi. In particolare, quando è stato chiesto se il Consiglio di Stato avesse invitato Claudio Zali a fare un passo indietro, la risposta è rimasta evasiva.

«Abbiamo discusso giovedì della questione urgente legata alla Giustizia e alla Magistratura. Martedì abbiamo discusso della presidenza e abbiamo chiesto a Zali di rinunciarvi. Sapevamo che la decisione sulla carica di consigliere di Stato spettava esclusivamente a lui», ha ripetuto Carobbio.

Le spiegazioni sono arrivate anche dal direttore del DI, Norman Gobbi. «Quando una persona eletta si trova sotto inchiesta penale – come è avvenuto in altri casi in Canton Ticino – rimane in funzione finché non vi è una decisione passata in giudicato relativa a reati contrari alla dignità della carica».

Insomma, destituire un collega consigliere di Stato non rientra nella competenza del Consiglio di Stato.

L’auspicio e le dimissioni

Ma è stato formulato un auspicio in questo senso? «Le discussioni sono state molto lunghe e approfondite. Ci siamo incontrati in tre distinte occasioni. Giovedì scorso, martedì e questa mattina. Da quei confronti sono scaturite le decisioni che vi abbiamo illustrato», si è limita a ribadire la vicepresidente.

Eppure, nel corso della conferenza stampa, Carobbio Guscetti ha insistito più volte sul fatto che la vicenda che ha travolto Claudio Zali abbia messo seriamente a rischio la credibilità delle istituzioni. Un aspetto di cui il Governo si è detto pienamente consapevole, senza mai minimizzare la portata della situazione. «La nostra posizione è chiara: la violenza o l’incitazione alla violenza, anche verbale, è inammissibile e, in questo senso, non può essere ricondotta alla sfera privata. Non accettiamo che un rappresentante delle istituzioni possa pronunciare frasi come quelle emerse in questi giorni».

È forse questa la presa di posizione più netta dell’Esecutivo, quella che più si avvicina a riconoscere che il passo indietro annunciato questa mattina da Claudio Zali fosse ormai inevitabile per tutelare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Un concetto che Carobbio ha esplicitato ancora meglio a margine della conferenza stampa, durante un’intervista al Corriere del Ticino: «La discussione con il consigliere di Stato è stata provante. Alla fine, la decisione è stata sua, ma il tema dell’opportunità e della credibilità delle istituzioni è stato affrontato e discusso».

Due lettere, una versione

Capitolo dimissioni. Oltre alla lettera ufficiale consegnata questa mattina ai colleghi di Governo – poche righe per formalizzare la decisione («Cara vicepresidente, cari colleghi, la presente ad ogni effetto di legge per comunicare la mia rinuncia alla carica di consigliere di Stato con effetto al 30 settembre 2026. Con effetto immediato rinuncio anche alla funzione di presidente del collegio governativo») – Claudio Zali ha scelto di affidare le proprie spiegazioni a una seconda missiva, inviata in esclusiva a Radio Ticino. Nel testo, il consigliere di Stato motiva la decisione di lasciare l’Esecutivo e offre la sua versione dei fatti sulle accuse più gravi che lo hanno travolto, a partire dalle registrazioni audio.

In essa, Zali ricostruisce gli episodi al centro della bufera. La donna che avrebbe «picchiato», chiarisce, fu soltanto allontanata fisicamente dalla sua proprietà nel corso di un’intrusione notturna avvenuta quasi dieci anni fa («l’ho strattonata e non percossa»). Le sue parole, sostiene, furono lo sfogo privato di una persona esasperata, non la prova di una indole violenta. La vera violenza, a suo avviso, è quella del «linciaggio mediatico e politico senza precedenti» orchestrato ai suoi danni attraverso registrazioni che definisce «illegali e artefatte», e che – accusa – hanno costituito una deliberata interferenza contro la sua annunciata candidatura alle elezioni del prossimo anno. Nessun procedimento penale, rimarca, è a suo carico in relazione a quelle telefonate; e la presunzione di innocenza, ricorda con una punta polemica, varrebbe in teoria anche per i consiglieri di Stato.

Chiamato a esprimersi sul contenuto di questa lettera, il Consiglio di Stato ha parlato di una «presa di posizione personale del consigliere di Stato, non del collegio governativo. Zali si assume la responsabilità di quanto ha dichiarato e scritto. Se lo riterrà, risponderà alle vostre domande. Noi rispondiamo su ciò che ci compete: le decisioni prese, le prospettive per le prossime settimane e la condanna di ogni forma di violenza, compresa quella verbale».

Giro di presidenza

Capitolo decisioni. Che vanno messe in prospettiva e inserite in una chiara cronologia. A turno, dicevamo, i consiglieri di Stato hanno spiegato che il Governo aveva già fatto un primo passo concreto, togliendo a Claudio Zali la responsabilità politica sui settori della Magistratura e della Polizia, competenze passate in via transitoria alla vicepresidente Marina Carobbio Guscetti. Martedì, nella seconda seduta straordinaria, il Governo è andato oltre: ha discusso la questione della presidenza del collegio governativo e ha chiesto a Zali di rinunciarvi. Questa mattina, infine, Zali ha consegnato al Consiglio di Stato una lettera formale con cui ha annunciato le proprie dimissioni, rinunciando contestualmente e con effetto immediato alla presidenza del Governo. A cascata, il Consiglio di Stato ha quindi formalizzato il nuovo ufficio presidenziale: Marina Carobbio Guscetti ha assunto la presidenza, Raffaele De Rosa la vicepresidenza. La carica di consigliere di Stato sarà ufficialmente vacante dal 1. ottobre 2026. Già nel mese di settembre verrà avviata la procedura di subingresso con la richiesta di accettazione al primo subentrante, cui seguiranno gli accertamenti su eventuali incompatibilità e, infine, la cerimonia di giuramento con la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi, che segnerà l’insediamento ufficiale del nuovo membro del Governo ticinese.

La mail e De Rosa

Tra i temi affrontati in conferenza stampa, il Governo si è poi soffermato sulla mail di raccomandazione inviata da Zali all’EOC, con copia al direttore del DSS, Raffaele De Rosa. Il quale ha ammesso, non senza un certo imbarazzo, che «avrebbe dovuto dare maggior peso ai toni utilizzati». All’epoca, ha spiegato, l’attenzione dell’Esecutivo era interamente assorbita dalla gestione della pandemia. Ma resta una domanda: quale messaggio passa ai cittadini quando un simile linguaggio viene tollerato? «Ognuno di noi ha la propria personalità – ha risposto De Rosa –. Il collega Zali ha il suo stile, uno stile ben noto anche a chi lo ha eletto. Siede in Consiglio di Stato da molti anni e anche voi giornalisti avete avuto modo di conoscerlo. È un dato di fatto, di cui bisogna prendere atto. Altro discorso è il merito della vicenda: determinate espressioni e determinati concetti non sono tollerabili».

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