AITI, ecco le raccomandazioni di voto per l'8 marzo

AITI esprime un no all’iniziativa che chiede di costituire un fondo per il clima. Si tratta di una misura inefficiente e costosa, che delega sostanzialmente allo Stato la responsabilità della politica climatica, quando invece oggi una parte importante di tale responsabilità è a carico delle imprese, ad esempio per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e dei consumi energetici.
La creazione del fondo per il clima costerebbe ogni anno fra i 4 e gli 8 miliardi di franchi a carico dei cittadini, indebolendo così il freno all’indebitamento della Confederazione. Già oggi la Confederazione dispone di circa 2,5 miliardi di franchi per proteggere il clima e la biodiversità. Il fondo supplementare per il clima promosso dall’iniziativa non è necessario e non è mirato nella sua applicazione. La politica climatica della Confederazione non si basa esclusivamente sull’elargizione di sussidi bensì su vincoli e incentivi che devono servire a ridurre l’inquinamento e a modificare le abitudini di consumo. Le aziende vengono coinvolte nella politica climatica e oltre a dover rispettare le leggi sull’ambiente devono raggiungere obiettivi di tutela del clima e di riduzione dei consumi. Non c’è ragione di mettere in forse l’approccio attuale della Confederazione nella politica climatica.
Per quanto concerne l’iniziativa popolare «Il denaro contante è libertà», AITI ritiene preferibile sostenere il controprogetto diretto proposto dal Consiglio federale e dalle Camere federali, votando pertanto no all’iniziativa popolare. Il controprogetto a detta di AITI raggiunge meglio l’obiettivo di definire nella Costituzione federale il franco svizzero quale moneta nazionale e la garanzia dell’approvvigionamento in moneta contante da parte della Banca nazionale svizzera.
Per quanto concerne la legge federale sull’imposizione individuale, AITI rileva sia elementi positivi sia criticità. Da un lato appare giudizioso eliminare la penalizzazione fiscale che colpisce oggi le coppie sposate rispetto a quelle non sposate che pur sono conviventi. Le imposte dovrebbero dunque essere pagate alle medesime condizioni a prescindere dallo stato civile. La legge in votazione potrebbe effettivamente costituire un incentivo a svolgere un’attività professionale in particolare da parte delle donne e ad aumentare il tasso di occupazione. Oggi circa il 62 % delle donne è attivo professionalmente e parte di esse rinuncia a lavorare probabilmente proprio per ragioni fiscali legate al doppio reddito in famiglia.
D’altro canto, chi si oppone alla legge federale per l’imposizione federale ritiene il cambiamento proposto inutile e costoso. Inutile perché i Cantoni da tempo hanno messo in atto misure efficaci a livello fiscale cantonale per correggere la penalizzazione fiscale del matrimonio. Costoso per i cittadini e lo Stato in quanto i coniugi con un solo reddito o con un secondo reddito esiguo saranno oggetti a un carico fiscale maggiore.
Lo Stato dovrà trattare circa 1,7 milioni di dichiarazioni d’imposta supplementari che renderà necessario l’assunzione di numerosi tassatori. Con la legge per l’imposizione individuale Confederazione e Cantoni registrerebbero oltre 700 milioni di franchi di entrate in meno all’anno.
Si percepisce secondo AITI che la scelta del voto è soprattutto personale. Vi sarebbe un beneficio per numerose coppie sposate dove entrambi i coniugi lavorano, mentre quelle coppie dove solo un coniuge lavora verrebbero penalizzate fiscalmente.
A proposito dell’iniziativa popolare «200 franchi bastano!», che concerne la riduzione del canone radiotelevisivo SSR, AITI considera ingiustificato come invece avviene attualmente che le imprese siano costrette a pagare il canone radiotelevisivo. Oltretutto ciò avviene utilizzando un parametro iniquo, cioè la cifra d’affari realizzata dalle aziende, che non è l’utile d’impresa. Vi sono così sul territorio svizzero numerose piccole e medie imprese costrette a pagare migliaia di franchi ogni anno per sostenere un canone di cui non usufruiscono e che pagano comunque già come radio e telespettatori.
AITI si attende pertanto che qualora l’iniziativa popolare venisse respinta, l’abolizione del canone a carico delle aziende venga ripresa dal Parlamento federale nella riforma già annunciata dal Consiglio federale, che prevede la riduzione del canone SSR a 300 franchi l’anno, ma che vuole mantenere il pagamento del canone da parte delle aziende aumentando leggermente la soglia di esenzione dal canone in base alla cifra d’affari.
Il Comitato di AITI ha discusso lungamente su questo tema. L’abolizione del canone a carico delle aziende è un obiettivo imprescindibile per AITI, che l’iniziativa in votazione realizza, ma sono stati valutati anche altri elementi che, pur con accenti differenti, sono considerati importanti. In particolare il mantenimento di un servizio pubblico efficiente ed equilibrato in un contesto dove diventa difficile distinguere fra informazione corretta e disinformazione; l’indotto economico e i benefici finanziari a favore delle aziende private coinvolte e del territorio, che usufruisce di una parte importante del canone radiotelevisivo pur contribuendo limitatamente al suo finanziamento.
Il cambiamento nel tempo delle abitudini nella fruizione dei mezzi radiotelevisivi, soprattutto da parte delle giovani generazioni, condurrà comunque la SSR a un profondo ripensamento della propria offerta e della natura del servizio pubblico. Come qualsiasi impresa privata e pubblica, la SSR dovrà essere efficiente ed efficace con meno mezzi.
Un obiettivo che a detta di AITI è raggiungibile, pur nella ricerca di un difficile equilibrio fra offerta del servizio pubblico e mezzi finanziari disponibili.
L'Associazione Industrie Ticinesi
