L'opinione

Castelli non Fortezza

L'opinione di Nicola Soldini, storico dell'architettura
© Chiara Zocchetti
Red. Online
22.09.2026 16:24

In una recente trasmissione televisiva RSI (Falò dell’8 settembre) si è fatto leva su una presunta scientificità nel passaggio della denominazione da una più soave ed evocativa «Città dei castelli» a una più torva «Fortezza Bellinzona». Di fronte a un complesso monumentale unico per il Ticino e per la Svizzera, val la pena di approfondire la questione per cercare di non ridurla a una questione di logo o di marketing turistico-promozionale.

Punto primo: cosa ne è o ne era nel Medioevo? È vero che «castelli» e «fortezze» coesistono nella documentazione sforzesca per una sostanziale equivalenza di significato. Un solo esempio per non tediare: basti richiamare il 1478, anno cruciale non solo per la battaglia di Giornico, per contabilizzare le attestazioni dei due termini, ma con frequenza maggiore di «castela» o «castello»(fonte è la raccolta documentaria Il Ticino ducale). Ambedue i termini non indicano l’intero complesso fortificatorio: sono naturalmente collegati ma differenziati dal sistema difensivo delle mura urbane e della «murata», una linea di difesa estesa costruita pure in altri punti chiave di accesso del dominio ducale verso le alpi, come a Tirano in Valtellina. Errata è pure l’idea che per «castello» si debba intendere una residenza signorile. Il termine ha uno spettro linguistico di uso ben più ampio nelle fonti medievali e non presuppone che nei castelli debbano trovarsi spazi cortigiani. L’equivalenza di castello, fortezza o rocca dimostra la notevole flessibilità linguistica nell’uso dei termini. Di una residenza altamente signorile, il castello di Angera dei Borromeo, la denominazione, già antica e sempre in uso, rimane «Rocca di Angera». Spazi e funzioni non sempre affermano il loro primato e il campanile del duomo di Pisa rimane e rimarrà la Torre (pendente) di Pisa, a meno che la Regione Toscana o la municipalità non deliberi un termine più appropriato…

Ancora più importante è la vicenda secolare, cioè il lungo corso della denominazione «castelli», la sua ragione, il radicamento nell’uso popolare o nell’ambito più circoscritto o autorevole della ricerca storica: i «castelli» ricorrono nel più importante storico dell’arte svizzero di fine ‘800, Rahn, come nel più importante studioso del caso eccezionale bellinzonese, il Meyer, o ancora nello storico per eccellenza di Bellinzona, Giuseppe Chiesi. Insomma, la popolazione potrà scegliere tra un termine forzato, un artificio pur legittimo ma dal sapore ogm, o attenersi alla doc, la denominazione di origine controllata.

Non tutto si esaurisce nel nome e l’operazione di «valorizzazione», vista la notevolissima entità finanziaria, comporta questioni fondamentali. Brevemente, punto secondo: il rapporto complesso e delicato tra emergenza monumentale, tessuto cittadino e quadro paesaggistico. Bene ha fatto la Fas (Federazione delle architette e architetti svizzeri) a richiamare la necessità di una riflessione di ordine disciplinare e progettuale. L’intervento, funicolare (!) compresa, non può essere concepito come prassi corrente o compito d’ufficio. Sono tali l’importanza contestuale e la delicatezza della sostanza storica che l’intera questione non può essere delegata all’ente turistico o a una visione politica superficiale. Più della virtualità o della «realtà aumentata», spesso innestate con risultati deludenti, contano la fisicità dei luoghi, l’esperienza e la percezione concreta, le percorrenze tra paesaggio urbano e naturale. Un progetto, tanto più in un contesto storico culturale denso, stratificato e significativo, deve svilupparsi con estrema cautela, sensibilità e intelligenza; e a volte basta, anche dal punto di vista finanziario, molto meno per «valorizzare».

Terzo punto: Castelgrande come parco urbano secondo l’idea cardine di Lio Galfetti. Gratuito e di libero accesso, spazio pubblico per eccellenza da difendere a ogni costo. La proposta di tornelli di accesso alla grande corte del castello con l’addentellato discriminatorio tra residenti e non, appare del tutto incongrua. Non solo il turismo ma anche, più in generale, il senso dell’ospitalità: questa sì potrebbe dimostrarsi una ben più efficace politica di promozione e valorizzazione di Bellinzona, della murata e dei suoi castelli.

Nicola Soldini, storico dell'architettura

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