Il commento

Aiuto contro sesso

Gli abusi nei campi di Medici Senza Frontiere riaccendono il dibattito sulle ONG e su chi sostiene questi progetti - Tettamanti: «Vediamo di apprezzare quanto le ONG fanno, specie nel campo dell’aiuto umanitario, senza dimenticare però che anche nel loro seno si annidano i farabutti, le mele marce»
© KEYSTONE (Sam Mednick)
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
17.07.2026 06:00

I media hanno riportato una notizia che ha suscitato corale indignazione. In Africa, in un campo dei Medici Senza Frontiere nel Ciad, si sono riscontrati numerosi abusi dei quali sono rimaste vittime donne fuggite dal Sudan e per le quali aiuti, assistenza, posti di lavoro erano condizionati a prestazioni sessuali.

I fatti risalgono al 2024 e dall’inchiesta sono risultati 59 episodi nei quali sono stati coinvolti collaboratori e personale ausiliario dei Medici Senza Frontiere. Hanno fatto seguito 18 licenziamenti. Tra le vittime degli abusi anche minorenni.

Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Nei peggiori momenti a Haiti i collaboratori della Oxfam – importante ONG – concedevano pane contro sesso, e qualcosa di simile è successo sempre alla Oxfam nel Congo.

Alcuni dirigenti della stessa Oxfam nella sede inglese, se ben ricordo, hanno dovuto abbandonare anni fa l’organizzazione per aver dedicato eccessive attenzioni alle collaboratrici. Da non dimenticare gli abusi di collaboratori dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ai tempi dell’Ebola in Congo.

Critiche sono state rivolte alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) per aver sostenuto negli scorsi due anni questo campo dei Medici Senza Frontiere con sette milioni di franchi.

Per un commento equilibrato opportuna è un’analisi della nascita e sviluppo delle ONG (Organizzazioni non governative) oggi molto presenti e molto influenti.

Ricorro a quanto scrive nel suo recentissimo libro («Controrivoluzione», Marsilio 2026) il Professor Giovanni Orsina, che individua all’origine della diffusione delle ONG la valutazione e l’importanza assunta dalle lotte per i diritti umani negli anni ’70. Le ONG hanno contribuito alla costruzione e diffusione di una nuova moralità. Scrive Orsina «il proliferare delle organizzazioni non governative ha condensato il soprassalto moralistico del nostro tempo, ed in vent’anni le ONG internazionali passano da meno di 3.000 a più di 18.000. Vengono sempre più coinvolte nei processi decisionali globali, crescono per prestigio e capacità d’intervento».

Come sempre al successo si accompagnano forme di idolatria, supervalutazioni, si dimenticano i limiti delle inclinazioni e debolezze umane.

Si è diffusa l’ammirazione per chi opera per e nelle ONG, ritenute persone che al di là di ogni dubbio si dedicano, impegnano con sacrificio per il bene della società.

Attività lodate e contrapposte con molta superficialità o prevenzione a quelle di chi opera nel mercato.

Dinanzi all’impressionante sviluppo delle ONG va però ricordato che l’aumento del numero non corrisponde necessariamente ad un miglioramento di qualità e valore, anzi spesso è il contrario.

Sono sicuramente sorte nel tempo delle ONG che perseguono i propri interessi, legittimi ma non necessariamente altruistici, magari nel campo politico, con dirigenti e collaboratori che sono in genere persone comuni né migliori né peggiori degli altri.

Nell’entusiasmo si sono dimenticate le innumerevoli varietà e categorie che costituiscono e rappresentano l’umanità.

Una di queste sottospecie è quella dei farabutti, a sua volta con una serie di varianti che vanno dalla modestissima trascurabile realtà a quella che esonda nel crimine e quindi nel penale. Ne consegue che non essendoci la macchina della verità per smascherare i farabutti, spesso abili anche a camuffarsi, li troviamo in ogni categoria professionale, organizzazione e classe sociale.

Tra gli operatori nell’economia, senz’altro, tra i rivenditori d’auto ma purtroppo con conseguenze molto più gravi tra i docenti, i sacerdoti, i politici, sindacalisti, medici e avvocati, giornalisti e la lista è lunghissima. Tanto lunga quanto l’imperfezione umana.

Quindi vediamo di realisticamente apprezzare quanto le ONG fanno, specie nel campo dell’aiuto umanitario, senza dimenticare però che anche nel loro seno si annidano i farabutti, le mele marce. Non è un motivo per delegittimare quanto di utile realizzano, ma così stando le cose non vi è nessuna ragione per una loro spocchia, per il credersi sempre migliori degli altri.

Hanno le loro posizioni politiche, in genere progressiste e di sinistra, loro buon diritto, ma non sono depositarie della verità.

La Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) è stata criticata per il sostegno alla unità attiva nel Ciad ove si sono individuate le indegnità. Sono molto critico in genere nei confronti della DSC, molto generosa, anche perché dispone dei soldi di tutti che di conseguenza non sono di nessuno. Non posso dimenticare gli aiuti dati troppo facilmente alla UNRWA che sosteneva la produzione di libri di scuola che educavano gli alunni palestinesi all’odio per gli ebrei e che aveva tra i propri collaboratori dei militanti di Hamas.

Questa volta però sto con la DSC, perché sostiene chi svolge un’apprezzabile, utilissima e difficile funzione di aiuto nel delicato campo della salute in zone ostiche, depresse e problematiche con enorme difficoltà, tentando di salvare vite. Medici e collaboratori sono ammirevoli, ma restano umani, ognuno con le proprie debolezze e limiti. Nonostante le inevitabili mele marce l’azione merita apprezzamento e sostegno perché fa del bene.