Bellinzona e la ricerca scientifica

Fabio Pontiggia
Fabio Pontiggia
18.06.2011 05:22

di FABIO PONTIGGIA - I bellinzonesi decidono questo fine settimana se approvare o meno la variante di Piano regolatore che crea la base pianificatoria per la nuova sede dell?Istituto di ricerca in biomedicina (IRB). Tutti, nella capitale, dicono di volere l?IRB e di agire affinché questo fiore all?occhiello della ricerca scientifica in Ticino rimanga a Bellinzona e non emigri altrove. Tuttavia c?è scontro aperto, senza esclusione di colpi. Con il rischio di un risultato negativo che avrebbe conseguenze imprevedibili, ma certamente dannose, per il polo scientifico.I promotori del referendum vogliono anch?essi l?IRB, ma non sul terreno scelto dal Municipio e dal Consiglio comunale d?intesa con la Fondazione dell?istituto. Per questo affermano che non si vota sull?IRB né tantomeno sul suo futuro, ma unicamente sulla trasformazione di un?area verde (di 13 mila metri quadrati) in area edificabile. È un?astrazione dissociativa che nega la realtà. Se l?IRB, per potersi sviluppare, non avesse bisogno di un nuovo edificio, non vi sarebbe stata quella precisa variante di Piano regolatore e non vi sarebbe la votazione popolare. Per cui il voto, che lo si voglia o no, è sulla nuova sede dell?IRB e quindi anche sul futuro di questo centro di ricerca. Senza il nuovo stabile, che presuppone un terreno disponibile per la sua edificazione in tempi ragionevoli, il futuro dell?IRB a Bellinzona è a rischio.Vi sono altre possibilità nella capitale? Può darsi. Ma, come ha opportunamente ricordato il presidente del Consiglio di fondazione dell?IRB ieri su questo giornale, chi oggi si oppone all?edificazione della nuova sede in un angolo dell?ex campo militare, cinque anni fa si era già opposto, con un ricorso, al rinnovamento dell?ex pastificio in via Vela di proprietà dello stesso IRB. Come dire che un motivo o l?altro per dire no e per opporsi, i promotori del referendum lo troverebbero probabilmente per qualsiasi ubicazione alternativa le autorità e la Fondazione dovessero reperire sul territorio di Bellinzona.La litigiosità cantonticinese sulle questioni pianificatorie è proverbiale. Bisogna dunque fare i conti con essa. Tuttavia, un cantone che aspira a recitare in modo vincente il ruolo di regione linguistica e culturale all?interno della Confederazione, e nel quadro delle regioni europee più avanzate, dovrebbe anche saper fare le necessarie distinzioni. L?IRB non è un inceneritore di immondizia, né un?industria inquinante, né un megastadio, né un investimento immobiliare speculativo, né un locale a luci rosse e nemmeno un pollaio chiocciante con il gallo che dà fastidio ai vicini.È il maggior centro di ricerca scientifica in Ticino, un centro di assoluto livello internazionale. Del suo Consiglio scientifico è stato inizialmente membro il premio Nobel Renato Dulbecco. Il suo direttore è il prof. Antonio Lanzavecchia. L?IRB venne ideato negli anni in cui il Ticino costruiva l?Università della Svizzera italiana (1996). La Fondazione vide la luce nel 1997, l?Istituto aprì i battenti nel 2000. Trascinò a Bellinzona, da Lugano (fatto più unico che raro), l?Istituto cantonale di microbiologia nel 2003. Venne affiancato nello stesso anno dall?Istituto oncologico della Svizzera italiana (IOSI). Nel 2010, infine, il Neurocentro della Svizzera italiana ha inserito nell?IRB un?unità di ricerca di base. V?è pertanto, nella capitale del Cantone, un vero e proprio polo scientifico di ricerca in discipline della medicina. Dal 1. gennaio dell?anno scorso l?IRB è affiliato all?Università per gli aspetti accademici e dal 1. gennaio prossimo lo sarà anche per gli aspetti gestionali, con un nuovo sistema di finanziamento che consolida le sue basi. Questo passaggio trasforma di fatto Bellinzona in una città universitaria.Chissà quale sarebbe oggi il commento del compianto Giuseppe Buffi, il politico che riuscì a costruire l?università sulle «macerie fumanti del CUSI» (il progettato e abortito centro postuniversitario, silurato in votazione popolare nel 1986), di fronte allo scontro attuale sul terreno destinato all?istituto di ricerca per il quale anche si batté con tutta la sua capacità persuasiva quando era a capo del Dipartimento dell?istruzione e della cultura. Non è difficile immaginarlo.La scelta spetta solo ai bellinzonesi. Sono pronti a sacrificare un angolo di verde, sicuramente non pregiato come invece è la grande area dall?altra parte della strada, per dare una nuova sede a questa formidabile realtà scientifica che molti invidiano loro? Si trattasse di un centro commerciale, di un palazzone abitativo, di un capannone industriale, si comprenderebbe benissimo la riluttanza dimostrata dal comitato del referendum. Ma - giova ripetere - l?IRB non è questo: è ben altro. È il cuore di una realtà scientifica che dà un contributo di valore internazionale alla battaglia per trovare rimedi contro malattie insidiose. Vale senza dubbio – e di gran lunga – il verde che verrebbe sacrificato in quell?appezzamento di terreno. Sono distinzioni di valore che vanno pur fatte nel segreto dell?urna.