E se il Vaduz ritornasse in A?

I latini direbbero: «Cui prodest?». Già, a chi giova? Stiamo parlando del Vaduz e della possibilità che i principini tornino in Super League. Ahia. Piccola premessa, per iniziare. La presenza di una formazione straniera nei campionati professionistici svizzeri è giustificata (e regolata) da una convenzione. In breve, il club biancorosso e la Federcalcio del Liechtenstein ogni anno versano una tassa di partecipazione: 600 mila franchi e qualche spicciolo per la stagione 2018-19, rapporto finanziario della Swiss Football League alla mano. Non è un caso unico né tantomeno raro, in Europa. Pensiamo al Monaco, o ancora allo Swansea e al Cardiff. Considerando il bacino ristretto, il professionismo nel Principato non può passare dall’organizzazione di un campionato locale ma, appunto, da un’affiliazione (più o meno voluta, ci arriveremo) alla Svizzera.
Ecco, il Vaduz sin dagli albori è mal sopportato o, peggio, combattuto. In campo e a livello politico. E questo perché, in una sorta di frontalierato sportivo, «ruba» il posto ad un club elvetico. Bisognerebbe però mettersi d’accordo sul significato di rubare, soprattutto perché la squadra del Rheinpark può vincere la Challenge League o essere promossa tramite spareggio ma, nella categoria superiore, a differenza di un Monaco non potrà mai laurearsi campione né, è bene specificarlo, qualificarsi per le coppe europee. Normale e pure logico si dirà. E al Vaduz la cosa non darebbe affatto fastidio, dal momento che i preliminari di Europa League sono praticamente una certezza grazie alla Coppa del Liechtenstein, vinta 47 volte su 60 partecipazioni. Non darebbe fastidio se, però, la Swiss Football League non trattenesse parte dei guadagni che l’UEFA versa ad ogni passaggio di turno. Del tipo: io ti ospito, ti nego l’Europa tramite i miei campionati però mi prendo un po’ di quello che è tuo di diritto. Una piccola, grande ingiustizia.
