L'editoriale

Economia svizzera, l'incertezza globale prima o poi presenterà il conto

Il sentimento delle imprese e dei responsabili degli acquisti anticipano un ottimismo che non si concilia con l'attuale situazione geopolitica e macroeconomica
©Gabriele Putzu
Generoso Chiaradonna
08.05.2026 06:00

La recente analisi dell’Istituto KOF del Politecnico federale di Zurigo offre uno spaccato interessante sulla fiducia delle aziende svizzere. Ad aprile, l’indicatore dell’andamento degli affari ha raggiunto +18,3 punti, in aumento rispetto ai +16,6 punti di marzo e ai 9,3 punti dello stesso mese del 2025. Questo parametro si basa su un sondaggio a cui hanno risposto 4.200 imprese. Non è un dato di consuntivo, ma una misura del grado di soddisfazione o di auspicio delle imprese che hanno descritto la loro situazione lavorativa come buona, soddisfacente o cattiva. Essendo al fronte, il sentimento delle aziende dovrebbe essere quindi corroborato da aumenti degli ordinativi, da fatti oggettivi che giustificano in qualche modo il loro ottimismo.

Tuttavia, se si analizzano i singoli settori, il quadro emerge un po’ più contrastante. Nel confronto mensile, rimanendo all’indice del KOF, la situazione è migliorata nel comparto manifatturiero e nel commercio all'ingrosso, un po’ meno tra i dettaglianti. Per contro, il settore della costruzione e quello della finanza hanno registrato una lieve flessione. Un netto rallentamento è stato, invece, osservato nel settore alberghiero e della ristorazione; un campanello d’allarme per un’economia che si fonda anche sul turismo.

Dall’analisi del KOF emerge un’inflazione attesa all’1,2% nei prossimi dodici mesi, una previsione molto più alta di quanto immaginato dalla Banca nazionale svizzera. Ad aprile l’indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare un +0,6% su base annua; il doppio dello 0,3% registrato a marzo. Pur rimanendo nella fascia monitorata dalla BNS (tra lo zero e il 2% l’anno) e a livelli più bassi della zona euro, dove è mediamente del 2,9%, è un segnale che qualche strascico sul potere di acquisto delle famiglie - nonostante il franco forte faccia da argine all’inflazione importata - la fiammata dei prezzi petroliferi e l’incertissima situazione gepolitica lo stanno lasciando. Se poi il timore di un rialzo dell’1,2% del livello dei prezzi verrà confermato dai dati, un intervento al rialzo dei tassi d’interesse da parte della banca centrale non è da escludere a priori. C’è, inoltre, un altro indicatore - sempre basato sul sentimento - che punta al bel tempo e ingenera ottimismo nell’industria svizzera: è l’aumento dell’indice PMI (Purchase Manager’s Index), cioè quello misurato interpellando i responsabili degli acquisti nelle imprese. Sempre ad aprile ha raggiunto 54,5 punti, in lieve crescita rispetto ai 53,3 di marzo. Questo dato è addirittura superiore alle previsioni degli analisti, che si attendevano valori compresi tra 49 e 53,7 punti. Di tutt’altro tenore sono gli omologhi indicatori delle economie a noi vicine (Germania, Francia e Italia) tutti sotto la soglia di crescita fissata a 50.

Sul fronte del mercato del lavoro ci sono dati apparentemente rassicuranti. Il tasso di disoccupazione si attesta al 3% ad aprile, in lieve calo rispetto al 3,1% di marzo. Tuttavia, rispetto all’anno precedente, si osserva un incremento di 0,2 punti, con quasi 13.000 persone interessate in più. Il numero dei disoccupati iscritti agli uffici regionali di collocamento è sì sceso a 142.900, ovvero 3.400 in meno rispetto a marzo (-2,3%), ma 12.800 in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (+9,8%). Anche questo è da intendersi come un campanello d'allarme visto che i dati sulla disoccupazione non tengono conto di coloro che hanno esaurito il diritto a ricevere le prestazioni, dei sottoccupati o di chi è a beneficio dell’assistenza. Infine, gli effetti negativi della guerra nel Golfo Persico, stando alla Segreteria di Stato per l’economia, si percepiranno sul mercato del lavoro con diversi mesi di ritardo. Insomma, prima o poi i costi nascosti del conflitto, del caro petrolio, del neo protezionismo verranno scaricati su qualcuno in termini di maggiori prezzi, più disoccupazione e crescita più lenta.