Elvis, il ragazzo che non ha paura

Sono passati più di sei anni dall’esordio di Elvis Merzlikins con la prima squadra del Lugano. Era il 28 settembre del 2013 e il diciannovenne lettone, titolare degli juniores élite bianconeri, andò in trasferta a Losanna per rimpiazzare l’influenzato Michael Flückiger. Appena sceso dal bus, Patrick Fischer gli disse che avrebbe giocato titolare al posto di Daniel Manzato. Una notizia inaspettata, tant’è che la sua prima reazione fu quella di ingoiare la gomma da masticare. Di solito, prima di una partita, Elvis non dormiva e non mangiava mai. Quel giorno, convinto di trascorrere una tranquilla serata alla transenna, dormì per tutto il viaggio, concedendosi pure una merenda abbondante. Nella bolgia di Malley, il ragazzo non tremò, permettendo al Lugano di imporsi 2-1 ai rigori. Una notte indimenticabile. La prima di molte altre.
Già, sono passati più di sei anni. Il tempo vola e Merzlikins non ne ha sprecato neanche un po’. All’indomani del suo secondo «shutout» consecutivo in NHL, ottenuto martedì contro i Boston Bruins (3-0 per Columbus con 35 parate di Elvis), quel ragazzone biondo ci sembra in tutto e per tutto un portiere di classe stellare. Il suo percorso ci appare perfetto, lineare, senza sbavature. Una crescita costante, passata attraverso due finali playoff con il Lugano e quattro Mondiali con la Lettonia. Ambizioso, sfacciato, egocentrico, Elvis ha sfoderato una dote insospettabile: la pazienza. La pazienza di aspettare il momento giusto per tentare l’avventura nordamericana. Partito come riserva di Joonas Korpisalo, l’ex bianconero ha perso le sue prime dieci partite giocate con i Blue Jackets (otto da titolare), finendo un paio di volte nel «farm team» di AHL. Non si è però lasciato abbattere, aspettando il suo momento. Con l’infortunio del rivale-collega finlandese, Merzlikins ha ottenuto l’occasione della vita e non ha deluso le attese. La prima vittoria l’ha conquistata il 31 dicembre. Nel 2020 ne sono arrivate altre cinque in sette partite. Nelle ultime due non ha subito reti. Il primo «shutout» lo ha messo in scena a Las Vegas, dove un altro Elvis entusiasmava il pubblico a ritmo di rock’n’roll. Una coincidenza che ha fatto impazzire media e tifosi. Sì, il «nostro» Elvis sta facendo parlare di sé. Rendendoci tutti un po’ orgogliosi di lui.
Nell’hockey va tutto veloce e in NHL ancora di più. È prematuro affermare che Merzlikins ha sfondato, ma di certo non ha tremato. Come a Losanna, il 28 settembre del 2013. O come quell’estate di tanti anni prima, quando ancora bambino giocava a skater con dei ragazzi più grandi di lui. Gli dissero di andare in porta. Tiravano fortissimo, ma lui non aveva paura. «Ho sempre voluto giocare con i più grandi, non amo le cose semplici», raccontò. Da quel giorno d’estate, Elvis è sempre rimasto in porta. A skater, sì, ma anche sul ghiaccio, dove aveva iniziato giocando in difesa. La madre non era molto convinta di quel cambio di ruolo, perché l’equipaggiamento da portiere costava un sacco di soldi. Ma quella scelta, oggi, si è rivelata azzeccatissima.
«Sogno di battere tutti i record di Alfio Molina, di vedere la mia maglia appesa alla Resega, di vincere un titolo con il Lugano e di giocare in NHL», raccontò nel febbraio del 2014, quando l’HCL permise alla stampa di intervistarlo per la prima volta. Il tempo vola. E un sogno si è già avverato.
