Estate a Lugano: è la percezione la nuova realtà

Percezione è stata senza dubbio la parola dell’estate luganese, il bene rifugio in cui guadagnare tempo e cercare risposte. Elevata a nuova dimensione della nostra realtà si è rivelata utilissima per trasformare un problema scomodo ma tutto sommato semplice in una narrazione che coinvolge tutto e tutti, che parte da lontano, ci gira attorno, ci porta ancora più lontano e poi ci scarica immancabilmente al punto di partenza. Sbaglierò, ma ho come la sensazione che non dovrebbe funzionare proprio così: la percezione non è soltanto una somma di insofferenze individuali ma l’espressione di una preoccupazione condivisa - perché in fondo ci interessa solo quando è orientata su una situazione negativa - da accettare e soprattutto da capire. E non da mettere sempre in contrapposizione con il suo contrario per tentare di ridimensionarla o addirittura di smontarla.
Mi sembra francamente una pratica malsana e a volte persino scorretta, un artificio goffo e un po’ miope che contribuirà a creare sfiducia e divisioni e non aiuterà mai a individuare una soluzione. Vale per la sicurezza - il vero dibattito degli ultimi mesi in cui il tema della percezione ha costituito la variabile principale - ma anche per altri elementi critici del nostro piccolo universo. Prendete il rumore: un problema che conosciamo benissimo ma che tuttavia non riusciamo ad affrontare. Lugano sa di essere una fabbrica di suoni fastidiosi, esagerati e tutt’altro che indispensabili: lo dicono le statistiche prodotte in quegli stessi uffici dove si elaborano i dati che servono a contrastare la percezione di crescente insicurezza e lo dice anche chi li subisce ogni giorno. Eppure si fa poco o nulla e spesso nella direzione sbagliata per trovare qualche rimedio realmente efficace: il nuovo cartello che invita a ridurre il rumore a una decina di metri dallo stadio sembra una barzelletta - sarebbe come intimare ai frequentatori delle chiese di… pregare con moderazione - ma è lì da vedere!
Mi piacerebbe conoscere il responsabile di questo decisivo intervento che testimonia uno straordinario impeto a tutela della salute e della nostra qualità di vita: lo inviterei con piacere a trascorrere un pomeriggio di sabato o di domenica in un paio di vie del centro per assistere da una posizione privilegiata alla ricchissima programmazione estiva di frastuoni offerti dalle accelerazioni su ogni rettilineo, dalle sgasate ai semafori e dall’intrattenimento non richiesto delle colonne sonore che si diffondono dagli abitacoli. Un rituale che si ripete, immancabile, da anni: il caldo non porta soltanto il fastidio delle zanzare ma anche quello degli artisti del rumore. Le prime le stiamo combattendo a quanto pare con successo, i secondi imperversano tuttora indisturbati. Se davvero le leggi non consentono di arginare il fenomeno - mi sembra strano perché un controllo di fronte a un veicolo che persino chi come me non distinguerebbe un cilindro da un pistone capirebbe essere stato modificato è certamente possibile - si potrebbe almeno tentare con una campagna di dissuasione, non vi pare? Qualcosa di serio e strutturato, però: se non per multare almeno per provare a far riflettere chi genera una situazione inutilmente ma fortemente perturbante per gli altri. Che sono poi quelli che hanno la percezione del problema. Anzi, no: quelli che hanno il problema. La loro percezione è l’unico modo che conoscono per farlo arrivare agli altri.
