Far West e data center

All’inizio dell’avventuroso sentiero che con cavalli e carri portava da Kansas City alla costa del Pacifico era venuto su in pochi anni Independence. Un «frontier towns», da lì iniziava il Far West, rischioso e sconfinato. Adesso fa parte della metropoli di Kansas City, e i discendenti degli intrepidi pionieri non ne vogliono sapere dei «frontier models», i più avanzati sistemi dell’IA. Hanno votato con una maggioranza schiacciante la sostituzione di un politico locale che approvava la costruzione di un centro elaborazione dati per l'intelligenza artificiale. Il Missouri è repubblicano, ma il data center non lo vuole nessuno.
Lo stesso accade in tutti gli altri Stati americani. Dell’entusiasmo tecnologico degli scorsi anni sembra non esserci più traccia. Quattro americani su cinque sono contrari all’espansione dei centri per l’intelligenza artificiale: donne e uomini, democratici e repubblicani, giovani e anziani in egual misura. Per tanti motivi: non vogliono l'esorbitante consumo di energia che rischia di far collassare la rete elettrica nazionale. Sono contrari al consumo irresponsabile di energia fossile intanto che il pianeta va a fuoco. L’impianto di Amazon in Texas è uno dei maggiori produttori di gas serra. Non accettano di razionare l’acqua in casa per lasciarla usare alle big tech per raffreddare i loro calcolatori. Sono anche infuriati per la concentrazione di ricchezza (mai vista in tali proporzioni) e l’influenza politica di quelli che ormai gli americani chiamano «oligarchi della tecnologia».
Tra l’altro anche finanziariamente gli investimenti nei data center sono audaci. La cifra investita ad oggi raggiungerebbe mille miliardi (si, dodici zeri). Ma i ricavi sommati di queste aziende pare non vadano oltre qualche decina, forse un centinaio di miliardi. Sono calcoli complicati, ma insomma.
Non stupisce che anche politici più pro-tech si affrettino ad emanare una moratoria per la costruzione di nuovi centri elaborazione dati. Il governatore repubblicano del Texas solo pochi mesi fa aveva dichiarato il suo stato come un hot-spot dell’intelligenza artificiale. Ha cambiato idea. E per essere sicuro di essere capito ha detto che il Texas non si fa «bullizzare dai predatori delle big tech». Non sono solo questioni ambientali a muovere i cittadini. Non si spiegherebbe perché in poco tempo i data center IA sono diventati meno popolari delle centrali a carbone e dei siti per le scorie radioattive. Il conflitto va ben oltre. I cittadini temono che l'intelligenza artificiale sostituisca gli umani nel lavoro e crei ancora più ingiustizia. Sono preoccupati a forza di sentirsi dire che gli umani saranno soppiantati, che i robot saranno più intelligenti e capaci. Hanno paura che l’IA crei dei nuovi virus e dia avvio a nuove guerre. In realtà è probabile che tutto ciò non accada tanto presto. A volte le dichiarazioni apocalittiche delle aziende IA sui loro prodotti (futuri) fanno pensare a spot pubblicitari per tenere alto il morale degli investitori. Per arrivare a soppiantare l’intelligenza umana forse ci vuole ancora parecchia strada. Nondimeno fanno rabbrividire le parole di Coxon, un ricercatore che ha appena lasciato Anthropic dicendo: «Chi lavora ai modelli di frontiera pensa seriamente che in dieci anni l’intelligenza artificiale potrebbe estinguere l’umanità. Perché continuano?».
Magari la fiera opposizione ai data center sarà solo un’ondata di dissenso destinata a passare. Forse non è il modo appropriato per affrontare i pericoli molto concreti della intelligenza artificiale. Ma di certo non è una ribellione contro il progresso tecnologico in generale - sarebbe assurdo pensare che quattro americani su cinque siano luddisti (quelli che in Inghilterra si opponevano i primi telai meccanici). Semplicemente non vogliono che alcune persone, che non vengono controllate da nessuno, possano decidere del destino dell’umanità.
Proprio i discendenti di quelli che non hanno avuto paura ad attraversare il Far West non intendono rischiare il loro futuro e aspettare di essere messi da parte dall’intelligenza artificiale.
