Giù le mani dai suprematisti

L’attentato terroristico anti-islamico di venerdì 15 marzo in Nuova Zelanda ripropone una questione linguistica che gli italofoni non sembrano voler risolvere nel giusto modo. L’assassino di Christchurch, Brenton Tarrant, animato dalle folli teorie circa la pretesa superiorità dei bianchi e dall’odio verso chiunque pratichi la fede musulmana, è stato subito etichettato come un «suprematista». Al pari del terrorista norvegese Anders Breivik (che perpetrò l’attentato di Oslo e la strage di Utoya il 22 luglio 2011) e dei fanatici estremisti nordamericani al centro delle cronache negli anni scorsi. La sostanza è corretta, la forma è sbagliata. Perché mai nella lingua italiana, alla radio, alla tv, nella Rete, sui giornali, si usano i termini «suprematismo» e «suprematista» per indicare quella precisa ideologia razzista di estrema destra e chi la sostiene e la predica? Il suprematismo è un’altra cosa. Infinitamente più bella e più civile. Un prodotto della creatività umana quale strumento di interpretazione della realtà e di espressione delle sensazioni che il nostro animo prova nel guardarla. È il movimento artistico fiorito nella Russia/Unione Sovietica a cavallo della Prima guerra mondiale. La sua poetica «mira alla più completa semplificazione degli elementi figurativi per giungere a una pura combinazione di elementi geometrici intesi come l’essenza suprema della visione» (Treccani). Da qui il nome suprematismo. Ha avuto come iniziatori e principali esponenti Kazimir Malevic, Olga Rozanova ed El Lissitzky. Cos’ha mai a che fare gentaccia come Breivik e Tarrant con questi grandi artisti? Perché simili assassini dovrebbero usurpare la terminologia che descrive tutt’altro? Per un banale errore di trasposizione del termine inglese nella lingua di Dante. O per ignoranza artistica. O per entrambe le cose. In inglese, infatti, Tarrant è un supremacist e l’ideologia alla quale il brutale assassino di Christchurch si ispira è il supremacism, mentre Malevic è un suprematist e la sua arte è il suprematism. Termini diversi, come si vede. La diversità andrebbe mantenuta nell’italiano. Senza confondere la C e la T inglesi. Breivik e Tarrant non sono dunque «suprematisti» e la loro ideologia non è il «suprematismo»: sono invece supremazisti che predicano il supremazismo, cioè la supremazia dei bianchi. Le altre due maggiori lingue neolatine hanno correttamente trasposto i termini inglesi. In francese Tarrant è un suprémaciste che si riconosce nel suprémacisme (mentre Malevic è un suprématiste che ha inaugurato il suprématisme). In spagnolo è un supremacista che predica il supremacismo (non un pittore suprematista esponente del suprematismo). Non ci sono motivi per fare diversamente nella nostra lingua. Si condannino dunque i supremazisti e il supremazismo. Ma giù le mani dai suprematisti e dal suprematismo.
