Commento

La legge UBS

Il Consiglio federale ha presentato alle Camere un progetto di modifica della legge che regola l’attività delle banche di rilevanza sistemica che verrà discusso in giugno
©Gabriele Putzu
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
08.05.2026 06:00

Il Consiglio federale ha presentato alle Camere un progetto di modifica della legge che regola l’attività delle banche di rilevanza sistemica che verrà discusso in giugno.

Se togliamo un velo di ipocrisia si tratta di nuove norme che riguardano unicamente l’UBS, vale a dire la sola banca Svizzera che per dimensioni e varietà di attività rientra nella definizione del Consiglio federale. Le due più grosse banche in Svizzera dopo l’UBS sono la Zürcher Kantonalbank e la Raiffeisen. Il bilancio combinato dei due Istituti (286 miliardi di franchi) non raggiunge un quinto di quello dell’UBS ed inoltre le due banche sono pressoché inattive all’estero.

Di questa legge si discute praticamente da tre anni. Mentre ai tempi del disastro Credit Suisse la ministra delle finanze Keller-Sutter operava con cadenze di mezza giornata, mettendo in atto una comprensibilissima urgenza, chiedeva all’UBS l’assunzione di notevoli rischi limitando il tempo d’esame, si rivolgeva a Sergio Ermotti, giudicato a giusta ragione la persona che avrebbe potuto porre rimedio al pesante fallimento del Credit Suisse, pregandolo di una adesione nell’arco di 48 ore, sistemate le cose l’urgenza è scomparsa.

Per emanare l’infelice modifica della legge oggi proposta ci sono voluti tre anni e l’eventualità che la legge possa venir approvata ha penalizzato duramente il corso delle azioni UBS con danni miliardari per gli azionisti (tra i quali 220.000 svizzeri) e per la Banca stessa.

A titolo d’esempio durante il periodo triennale l’aumento del corso delle azioni della Deutsche Bank è stato del 167%, della spagnola Banco de Santander del 184%, dell’inglese Barclays del 172%, mentre il timore di una legislazione penalizzante ha, nonostante gli ottimi risultati, frenato la performance dell’UBS all’85%.

Preoccupante indizio da parte della ministra e del Consiglio federale di insensibilità ed incomprensione nei confronti dell’UBS e della sua funzione e importanza nell’economia svizzera.

In considerazione delle proprie dimensioni e della rete che permette una efficiente presenza internazionale l’UBS offre servizi alla nostra piazza economica che le altre banche svizzere, in considerazione delle loro dimensioni, non sono in grado e non hanno interesse a gestire.

Una serie di servizi di cui non ci si rende conto e per i quali ai non esperti sfugge la vitale importanza.

Dimenticando la possibilità di credito per aziende, e qui pensiamo alle multinazionali e grosse aziende operanti sul campo internazionale, che molte banche, come detto, non si possono permettere per le dimensioni, vi sono poi complicate e specialistiche attività relative all’esportazione, al traffico dei pagamenti internazionali, le funzioni relative alla borsa sia per quotazioni di società, per l’emissione di obbligazioni, attività di notevole supporto che rischiamo di cedere alla concorrenza estera la cui influenza sul mercato economico svizzero aumenterebbe.

L’UBS ha chiesto al BAK Economics uno studio per analizzare l’impatto che l’accettazione delle modifiche, che influenzerebbero l’operatività dell’UBS, avrebbe sull’economia svizzera. L’analisi conclude che l’impatto negativo decennale sul PIL svizzero potrebbe situarsi tra i 10 e i 30 miliardi, in altri termini questo potrebbe essere il costo per gli svizzeri della nuova regolamentazione che il Consiglio federale vorrebbe imporre all’UBS. Gli investimenti in Svizzera a loro volta potrebbero diminuire dai 16 ai 37 miliardi, una pesantissima perdita per il nostro benessere che include un regresso notevole nelle costruzioni sia per abitazioni che per edifici industriali. Il reddito disponibile degli svizzeri verrebbe colpito con una perdita totale dagli 8 ai 16 miliardi.

In conclusione, sia pure considerando le cifre solo quale indicazione di una tendenza, per penalizzare l’UBS si danneggiano la nostra economia e gli svizzeri.

La reazione del mercato alla proposta del Consiglio federale la si è già avuta il giorno della presentazione del messaggio alle Camere.

Mentre la Borsa ha chiuso con un rialzo generale dell’1%, il titolo UBS ha perso il 2,74%.

Conclusione: la modifica proposta dal nostro Governo comporta pesanti conseguenze negative per l’UBS ma danneggia ancor più l’economia svizzera.

Ma il vero problema di fondo è un altro: vogliamo come svizzeri essere presenti, avere un ruolo nel mondo della finanza con conseguenti prestigio e vantaggi, con la possibilità di continuare ad avere influenza, essere la piazza da dove si gestisce la maggior massa di capitali (UBS in testa con 4.753 miliardi). Ovviamente tutto ciò richiede competenza ma comporta rischi imprenditoriali che accompagnano ogni attività economica, o vogliamo, per escludere parte di questi rischi, rinunciare a tale ruolo nella finanza internazionale?

Oggi domina, specie nella burocrazia, la mentalità casco, il desiderio di venir protetti da ogni possibile rischio, anche se ciò è impossibile.

Stiamo attenti che nell’illusione di annullare il rischio, di avere - come si dice - la botte piena e la moglie ubriaca, magari unita al piacere di punire i banchieri, che sono antipatici, non si finisca per mortificare la Svizzera che resterà per sempre un bel Paese per il turismo nel quale sviluppare la nostra nota abilità quali «concierge».