L'editoriale

L'euforia per l'IA e il rischio di una bolla finanziaria

I titoli tecnologici negli ultimi due anni hanno avuto rendimenti stellari - La correzione degli ultimi giorni ha riportato l'attenzione sull'euforia irrazionale dei mercati che attendono con ansia le IPO di OpenAI e Anthropic
©Michael Dwyer
Generoso Chiaradonna
27.06.2026 06:00

Una bolla finanziaria si riconosce con certezza solo quando scoppia; prima, al massimo, se ne possono intuire i segnali come aumenti delle quotazioni anomale, entusiasmo eccessivo, effetto gregge e valutazioni scollegate da utili, fatturato e prospettive. Presi nel loro insieme, sono tutti indizi che possono far sospettare che una bolla sia già in fase di formazione. Alan Greenspan, storico governatore della Federal Reserve recentemente scomparso all’età di cento anni, aveva sintetizzato con un’efficace frase diventata poi il titolo di un fortunato saggio dell’economista Premio Nobel Robert J. Shiller, l’entusiasmo che aveva contagiato raffinati investitori e semplici risparmiatori nella seconda metà degli anni ’90: l’euforia irrazionale. 

Negli ultimi due-tre anni, se si osservano in modo distaccato i mercati finanziari, sembra che si stia ricreando la stessa situazione degli anni della new economy: a ogni correzione brusca dei titoli delle cosiddette società big tech legate direttamente o indirettamente all’intelligenza artificiale, si grida allo scoppio della bolla finanziaria. È successo anche questa settimana, quando le quotazioni delle azioni delle società del comparto tecnologico – soprattutto sui mercati asiatici, in primis l’indice Kospi di Seoul che è sceso del 6% nell’ultimo mese – hanno fatto registrare importanti correzioni. Se si guarda, invece, ai mercati finanziari statunitensi su un’indicazione ampia del comparto tecnologico, l’indice Morningstar US Technology risulta in calo del 5,6% rispetto al picco più recente; lo S&P 500, invece, nell’ultimo mese segnava circa il –1,99%. A prima vista non appaiono ancora dati allarmanti. Quello che preoccupa però è la narrativa che si sta costruendo attorno alle società attive nel campo dell’intelligenza artificiale. Una narrativa che si autogenera e spinge a immaginare un futuro fatto di algoritmi, robot umanoidi e un’umanità liberata dalla fatica del lavoro, almeno quello fisico. Prendiamo due società simbolo del nascente Eldorado finanziario: OpenAI, la mamma di ChatGPT per intenderci, e Anthropic, che si definisce come IA etica rispetto alle altre e che ha detto no, per bocca del suo fondatore Dario Amodei, all’uso militare delle sue applicazioni scatenando una mezza lite con la Casa Bianca senza però rinunciare a collaborare del tutto. Ecco, queste due società stanno preparando la loro quotazione al Nasdaq di New York tra il prossimo autunno e l’inizio del 2027. Si parla già di capitalizzazioni da oltre mille miliardi l’una ed è facile immaginare la corsa che si scatenerà per prenotare i titoli per non perdersi un banchetto, finanziariamente parlando, luculliano. Eppure, i dati di conto economico delle società non sono per nulla brillanti. Entrambe sono di fatto startup con un grande potenziale, ma che fino a oggi non hanno generato alcun utile.  

E qui vengono in mente ancora le parole di Shiller. Nel suo libro, il premio Nobel ricorda che i fondamentali economici sono le grandezze che dovrebbero giustificare il prezzo di un asset: per esempio utili, dividendi, tassi d’interesse, crescita attesa e prospettive dell’economia reale. In altre parole, sono gli elementi “di base” che rendono un prezzo plausibile o no. Il punto centrale di Shiller è che nei boom di mercato i prezzi tendono a staccarsi dai fondamentali, perché a guidarli diventano soprattutto aspettative, emozioni, narrazione e comportamento imitativo. Quando questo accade, il mercato può restare alto per un po’, ma il divario con i fondamentali aumenta fino a diventare fragile con correzioni brusche delle quotazioni e fuga prima degli investitori e poi dei risparmiatori che rimangono con il classico cerino in mano.  A oggi il flusso di cassa che ha retto non solo queste due startup, ma anche tutto l’ecosistema che si sta costruendo attorno all’IA, è stato garantito dal capitale di rischio ma anche e soprattutto dal debito. Molto spesso azionisti e creditori sono le stesse società tech più mature che risultano essere contemporaneamente anche clienti e fornitori delle loro partecipate. Ed è proprio l’elevato livello di debito, spesso messo a disposizione da fondi privati, a preoccupare. Nel caso di un inasprimento monetario da parte della Federal Reserve, ventilato recentemente dal neopresidente Kevin Warsh, sarebbe tutto questo mondo a pagarne le conseguenze perché è vulnerabile ai tassi d’interesse.  

L’intelligenza artificiale, le infrastrutture tecnologiche e tutti i servizi che potranno nascere nei prossimi anni sono indubbiamente promettenti. Ma non possono alimentare aspettative di utili stratosferici. Ci penserà la realtà dei fondamentali economici a riportare tutti con i piedi per terra.