Pensieri dal battellino

Lo sdegno autunnale

La prossima settimana verranno comunicati i premi per il 2027, con un incremento che in Ticino pare sia attorno al 4,5%: sentiremo discorsi triti e ritriti sulla difficoltà di riformare un sistema sfasciatosi da tempo
©Chiara Zocchetti
Bruno Costantini
26.09.2026 06:00

Armata di binocolo e smartphone per le dirette su TikTok, Asia ha passato queste giornate ancora temperate a praticare birdwatching dal battellino. M’è toccato navigare a bassa velocità per non creare troppo rumore e moto ondoso; una noia mortale con tanto di ramanzina dai clienti dall’altra parte del golfo per il ritardo nella consegna del Barbera fatto col mulo. La mia amica microinfluencer del lago e content creator a un certo punto, cambiando d’umore, s’è messa a strillare allarmata: «Uccello padulo a poppa!». Maledizione, è tornato. L’uccello padulo portatore di sventura fu evocato due anni fa dal caporedattore della politica federale del CdT Giovanni Galli nell’avvicinamento al momento ferale della comunicazione dei premi di cassa malati.

Quest’anno, travolto dall’indignazione di questi mesi per la spaventevole Zaleide, stavo per dimenticarmi dell’appuntamento fisso con l’indignazione autunnale. La prossima settimana verranno infatti comunicati i premi per il 2027, con un incremento che in Ticino pare sia attorno al 4,5%. Qualcuno, probabilmente la maggioranza, dirà che è un’indecenza prodotta da un sistema federale fallito; altri, per non fare i populisti e prendendoci per idioti, metteranno abbondante vaselina sul suppostone sostenendo che l’aumento è meno marcato del passato e che quindi siamo sulla buona strada per correggere la deriva senza fine. Perepepè perepepè. Poiché cambiano le stagioni, ogni tanto cambiano le facce ma il copione si ripete sempre uguale anche nella corale indignazione, e poiché voglio evitare la fatica del pensiero che ho già dovuto sperimentare per seguire la labirintica Zaleide, procedo con il copia e incolla delle indignazioni passate per immaginare quelle imminenti. Sentiremo discorsi triti e ritriti sulla difficoltà di riformare un sistema sfasciatosi da tempo: è colpa dell’inettitudine politica a Berna come a Bellinzona, dei cassamalatari, dei medici, degli ospedali, delle cliniche, delle cure a domicilio, dell’invecchiamento della popolazione, della psichiatrizzazione della società, dell’industria farmaceutica, di un’offerta esosa che genera la domanda e un giro d’affari miliardario, di una domanda sconsiderata degli assicurati-pazienti-elettori.

Quando è colpa di tutti finisce che è colpa di nessuno. Perepepè perepepè. Due anni fa Asia aveva invocato nella sua rete social il diritto-dovere dei cittadini strangolati dai premi della cassa malati di scendere in piazza con i forconi. In un certo senso un anno fa il suo consiglio è stato seguito per via democratica. Alle deplorazioni parolaie contro l’ulteriore mazzata è subito seguita, con comprensibili ragioni, la massiccia approvazione popolare delle iniziative di Lega e PS, colpevolmente snobbate da un Consiglio di Stato scollegato dalla realtà, per mitigare i salassi dell’assicurazione malattia sulla cittadinanza. Sono iniziative che costano parecchio e non risolutive del problema dell’aumento dei costi sanitari, ma che devono essere applicate, seppur a tappe. Punto e stop. La mia amica ha trovato indecoroso il tentativo del Governo (poi rimesso in riga dal Gran Consiglio) di fare il furbo sulla decisione popolare e ha iniziato ad accumulare nella stiva del battellino delle bombe Molotov confezionate con le bottiglie di Barbera fatto col mulo. Non si sa mai che possano tornare utili, dice pensosa, mentre continua con il suo birdwatching tenendo d’occhio l’uccello padulo pronto all’attacco. Grande sdegno. Perepepè perepepè.