Commento

Ma il Governo su quale pianeta vive?

La sensazione è che la distanza tra la popolazione ticinese e il Consiglio di Stato sia incolmabile, e ora sui social prevale il dissenso: «Credibilità zero, tutti a casa»
©Gabriele Putzu
Michele Montanari
31.08.2026 21:02

I social media non sono la verità. Ma molto spesso aiutano a comprendere il parere della gente comune su determinati temi. È così per le varie guerre che devastano il mondo, come per la cronaca locale. Gli esperti digitali lo chiamano sentiment, ovvero l'atteggiamento emotivo del pubblico nei confronti di un argomento. Da settimane, ogni volta che pubblichiamo sul CdT notizie legate al Consiglio di Stato, assistiamo per lo più a una valanga di commenti decisamente poco lusinghieri verso chi ci governa. A memoria, una indignazione tale, praticamente a senso unico, rappresenta una novità per le nostre pagine Facebook, Instagram e X.  

Il caso legato all’ormai ex consigliere di Stato Claudio Zali sembra aver lasciato un segno indelebile, su di lui, ma pure sui colleghi. D’altronde, la maldestra conferenza stampa «a quattro» convocata dopo l’annuncio delle dimissioni dell’esponente leghista sembra aver creato una distanza abissale tra i «ministri» e la popolazione ticinese. Mentre i giornalisti presenti a Bellinzona lanciavano interrogativi destinati a cadere nel vuoto. Lo spettacolo è stato indegno per una situazione di crisi: mezze risposte o elusione delle domande. Arrampicate sui vetri. Generiche condanne a un concetto di violenza astratto, nonostante le affermazioni concrete e gravissime di un collega. In quella occasione, il leitmotiv è stato uno soltanto: i ticinesi devono ritrovare fiducia nelle istituzioni. Vangelo, ma siamo convinti che la comunicazione dei «ministri» sia stata e sia tuttora disastrosa in tal senso.

Oggi la presidente del Consiglio di Stato, Marina Carobbio Guscetti, è tornata a parlare della necessità di riportare la popolazione a credere nell'Esecutivo, nel Legislativo e nel Giudiziario, evocando la insindacabile e incontestabile «separazione dei poteri». Il problema è che un discorso del genere arriva tardi, dopo settimane di silenzio e con Zali ancora disperso chissà dove. I nostri lettori, specialmente su Facebook, non hanno mostrato alcuna pietà: «Tutti a casa», «bravi solo a parole», «credibilità e fiducia zero», o ancora, «nessuno di voi deve essere rieletto».

Carobbio Guscetti, nel suo intervento odierno, ha ribadito che la politica ticinese deve impegnarsi a ricostruire quel patto di fiducia che sembra ormai tramontato. Citiamo: «Dobbiamo farlo usando toni appropriati, rispettando ognuno il proprio ruolo, rispettando la separazione dei poteri. Dobbiamo farlo anche rafforzando le politiche pubbliche contro ogni forma di violenza e sopruso, portando avanti proposte che rispondano ai problemi cui sono confrontati le cittadine e i cittadini del nostro Cantone, continuando a investire nello Stato, nel lavoro quotidiano dell'amministrazione cantonale, nei servizi offerti alla cittadinanza». Parole ammirevoli, ma che sembrano totalmente scollegate dalla realtà. La gente vuole risposte, non soltanto quelle che la Magistratura deve dare. Oggi si può solo confidare nella promessa della presidente del Consiglio di Stato: «Appena sarà possibile, senza interferire con gli accertamenti giudiziari in corso, si dovrà rispondere alle domande e anche agli atti parlamentari con la massima trasparenza».

Il dubbio però è che il Governo non sia più in grado di valutare quel sentiment che citavamo all’inizio. Che poi è ciò che vive sulla pelle, tutti i giorni, il paese reale. Oggi i ticinesi vivono su un pianeta, il Governo su un altro. Ma per uscire da una crisi, occorre scendere dalla torre d’avorio, affrontare la gente che vuole chiarezza e, soprattutto, parlare la stessa lingua. È controproducente trincerarsi, per l'ennesima volta, dietro alla diplomazia di un linguaggio istituzionale sotto steroidi. Un linguaggio che non lascia intravedere una minima vicinanza alla popolazione, nonostante lo smarrimento e la delusione imperanti. Quando si cammina sulle sabbie mobili, ogni passo falso porta sempre più giù e salvarsi diventa un miracolo.

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