Neuchâtel, un cantone in crisi

La Chaux de Fonds non è più la terza città della Svizzera francese, dopo Ginevra e Losanna. Con i suoi 37.941 abitanti è solo quarta, dietro a Friburgo, che ne conta ormai 38.422 e ha grandi progetti di fusione. Uscire dal podio delle tre principali città romande non fa bene al morale del capoluogo dell’industria orologiera neocastellana che da anni sconta una perdita d’attrattiva, una crisi di identità e una crescente lacerazione politica. La flessione a La Chaux de Fonds è rilevante: quasi 700 abitanti in meno in un anno. Ma è ancora più significativa se si considera il trend del Cantone: 1.142 abitanti in meno nel 2018, dopo che già nel 2017 aveva registrato una flessione. Purtroppo, le cifre della popolazione non fanno che rispecchiare la crisi finanziaria e un clima che l’ex Consigliere di Stato e agli Stati Thierry Béguin non esita a definire di «depressione collettiva». Neuchâtel sta moltiplicando deficit finanziari pesanti e un’incapacità politica a gestirli. Nel 2018 – con i conti bloccati dal Parlamento – il Governo ha dovuto cancellare progetti, sovvenzioni, incentivi che hanno paralizzato l’attività economica e sociale e aumentato la disoccupazione (al 4,3% rispetto alla media svizzera del 2,6%). Ma la crisi viene da lontano e Béguin la sintetizza con una sentenza lapidaria: «È difficile essere stati ricchi. Perché non ci si libera delle abitudini di un tempo». Dalla grande crisi orologiera del 1980, Neuchêtel non ha più ritrovato i suoi antichi fasti: quelli che già nel 1838 l’avevano visto creare un’Università e che durante i Trent’anni gloriosi aveva permesso ad un Cantone di 180.000 abitanti di moltiplicare strutture ospedaliere, musei e teatri e di tenere unito un territorio diviso fra le montagne e il lago. «Eravamo fra i Cantoni più ricchi e ci siamo dotati di infrastrutture faraoniche che a quel tempo potevamo finanziare ma che oggi risultano sproporzionate» – aggiunge Béguin. Tutti i tentativi per centralizzare/ridimensionare servizi e infrastrutture riducendone i costi sono stati bocciati in votazione anche perché le divisioni politiche sono profonde e contraddittorie sono le ricette per gestire la crisi. Non sarà facile uscire dal vicolo cieco attuale.
