Pensieri dal battellino

Non è bello ma è così

Clamorosi disastri come il fallimento di Swissair e di Credit Suisse avevano già sbiadito l’immagine della Svizzera, con la drammaticità dei morti di Crans-Montana non sarà possibile voltare semplicemente pagina senza porsi con umiltà qualche domanda seria
© KEYSTONE/Jean-Christophe Bott
Bruno Costantini
31.01.2026 06:00

Noi che navighiamo con il battellino sul Ceresio, entrando a volte nelle acque territoriali italiane, di questi tempi siamo sempre sul chi vive. Non si sa mai che la ducetta della Garbatella (cit. Dagospia), adulante amica di quello scoreggione (ricit. Dagospia) di Trump dal quale ha imparato i fondamenti dello Stato di diritto e della separazione dei poteri, se ne esca con qualche altra trovata per spezzare le reni alla Svizzera e ci prenda in ostaggio davanti a Campione d’Italia. D’accordo, non fregherebbe niente a nessuno e Berna non richiamerebbe l’ambasciatore a Roma, ma sarebbe una bella scocciatura se per un gesto di gratuito trumpismo melonato – poco credibile con l’esigenza di far chiarezza sulle gravi responsabilità per i fatti di Crans-Montana e sulle discutibili modalità adottate dalla procura vallesana – non potessimo consegnare per tempo alla festa del sole di Caprino le bottiglie di Barbera fatto col mulo.

Inoltre Asia ha un sacco di appuntamenti con il body trainer, l’hair stylist, il party planner e il board of lake influencer council: come farebbe a seguire la sua agenda se si ritrovasse prigioniera di guerra? Finirebbe per proclamarsi anche lei vittima, perché siamo in un momento in cui, con disinvolte paraculaggini semantiche che ribaltano ruoli e responsabilità, molti si dichiarano vittime, da quelli che in Vallese pensano di sfuggire alle loro pesanti colpe per l’incendio di Capodanno alla Lega che in Ticino, in tutt’altro contesto, sul caso Hospita si dice vittima degli intrighi dei leghisti stessi con brutti risvolti istituzionali, compresa la vergognosa «combine» (cit. Super Norman) per le nomine in magistratura (per il folclore locale, anche il silurato re del carnevale di Ascona si ritiene vittima, in questo caso di una presunta congiura orchestrata dal Municipio con la Pro Risotto pare a seguito di un discorso sconveniente del regnante che all’ultima edizione della manifestazione ha parlato delle schede di voto finite nel tritacarte e di deiezioni canine proprio mentre la gente, vittima a sua volta dei rivoltanti riferimenti, mangiava il risotto).

La mia amica microinfluencer del lago e content creator, che pretende ora di navigare solo di notte a luci spente con il battellino coperto da un telone mimetico e a prua una spingarda, sostiene che dovremmo trasferirci nel ridotto nazionale del San Gottardo sino a quando l’accerchiamento non si allenterà. Ma non siamo più ai tempi del generale Guisan e dobbiamo prendere atto che, al di là dei canti guerreschi intonati da Palazzo Chigi per motivi strumentali di politica interna, l’anno è iniziato con un danno d’immagine colossale per la Svizzera, come ha affermato l’avvocato Paolo Bernasconi non sospettabile di coprire le magagne elvetiche ma ugualmente finito bersaglio di un’indegna aggressione su una rete televisiva berlusconiana.

Clamorosi disastri come il fallimento di Swissair e di Credit Suisse avevano già sbiadito l’immagine della Svizzera e di una società idealizzata in patria e all’estero ma corrosa dall’avidità di alcuni; questa volta, con la drammaticità dei morti in circostanze favorite dalla cialtroneria, non sarà possibile voltare semplicemente pagina senza porsi con umiltà qualche domanda seria, e non già perché nei media italici strillano autocompiaciuti di strillare. Asia alla fine s’è convinta che bisogna guardare la realtà e che non ha senso rifugiarsi nel ridotto nazionale, ma per precauzione ha annullato tutti i suoi appuntamenti.