Non è più il confine di una volta

di EMANUELE GAGLIARDI - Quando, alcuni anni fa, si iniziò a parlare dei valichi doganali minori e del loro futuro, confrontato con una sempre minor presenza costante di personale in divisa, non pochi scossero il capo. Non credevano a quelle voci. Nel medesimo periodo, le guardie di confine presidiavano ancora saldamente tutte le dogane, grandi e piccole. Arrivavi nei piazzali e subito ti accostavi agli agenti per elencare (se richiesto) quanto acquistato dall'altra parte del territorio. Se era il caso, occorreva aprire il baule e magari portare all'interno degli uffici la borsa della spesa per una verifica più accurata. Ci si guardava attorno e si vedevano uffici abitati: uomini al lavoro, telefoni che squillavano, registri aperti. Si arriva lì e si passava il confine di Stato sotto gli occhi vigili delle guardie, che controllavano anche chi lasciava il territorio nazionale. Dall'altra parte, quella italiana, poi, vi erano, invece, i militari della Guardia di finanza, gli agenti della Polizia di Stato, qualche volta i carabinieri. Ma i venti che soffiavano, parlavano in modo insistente di importanti novità legate all'Unione europea, ai trattati. Uno su tutti: quello di Schengen. Adagio adagio, in seguito, prima in qualche impianto e poi in gran parte di essi, non si notarono più le divise delle guardie della Regione IV: iniziarono a comparire le bucalettere ed i tavolini con i formulari per l'autocertificazione della merce da sdoganare. Si cominciò a parlare di valichi self service, termine non gradito dagli addetti ai lavori, da coloro che operavano a tutela del confine e per il rispetto della legge doganale. Calava il sipario su un mondo. Il resto è storia recente. Con tutto ciò (polemiche comprese) che ne è seguito. È arrivato il trattato di Schengen. Adesso si attraversa l'Europa senza mai fermarsi in una dogana. Sono sparite le insegne che delimitavano i confini di Stato tra i vari Paesi membri dell'UE. Bisogna vigilare alle frontiere esterne dell'Europa. Ai confini della Svizzera, però, sono rimasti gli edifici doganali, le insegne, le indicazioni che segnalano l'ingresso nella Confederazione e gli uffici con i funzionari che applicano la legge doganale. Poi ci sono gli agenti della Regione IV. Da parte italiana sono rimaste, soprattutto, le guardie di finanza. Nei valichi minori anche i finanzieri, comunque, sembrano essere scomparsi. Anch'essi, come avviene in Svizzera, vigilano ancora ai confini, utilizzando però nuove strategie, comprese quelle relative ai posti di blocco arretrati, effettuando, cioè, verifiche nel retro valico. Un modo intelligente e pratico per tenere sotto controllo il territorio, non in modo statico, ma mobile. Una tecnica che dà i suoi frutti. Si contano sulle dita di una mano, adesso, in Ticino, i valichi presidiati 24 ore su 24. Il fatto che le dogane minori siano apparentemente disabitate non deve trarre in inganno. Per prima cosa ci sono telecamere in grado di monitorare i vari passaggi, individuando quelli sospetti e segnalando il tutto ad una centrale. Inoltre, non è detto che all'interno dell'edificio non vi sia un osservatore. Lo stesso impianto potrebbe essere, in vari momenti, controllato da qualche guardia munita di cannocchiale. Insomma, l'apparenza può ingannare. Certo è che fa una certa impressione transitare sia sul territorio italiano, sia su quello svizzero, senza vedere una divisa. Gli edifici sono chiusi, non certamente in stato di abbandono, anzi. Ma sono vuoti, sbarrati per gran parte del giorno. Pane quotidiano, questo, per le nuove leve della Regione IV: un po' meno per le vecchie guardie, che magari dormivano lì e che alla mattina montavano in servizio sul piazzale o si dirigevano nei boschi per controllare la frontiera verde o per salire gli altri gradini di pietra che li portavano in alto nel territorio, sino alla garitta che serviva a ripararle dalla pioggia. I controlli della frontiera verde non sono cessati. Adesso si vigila anche con le termocamere, con le telecamere, con l'elicottero. Strumenti sofisticati, strategie di lotta e di contrasto alla criminalità transfrontaliera che agevolano il lavoro degli agenti, ma che hanno spento le luci di un mondo neanche tanto così lontano.
