Il punto sui preziosi

Oro sotto pressione, ma il trend resta rialzista

Le ultime settimane i mercati dei metalli sono state caratterizzate da forte volatilità - Le tradizionali dinamiche del "bene rifugio" stanno lasciando il posto ai fattori macroeconomici
Simone Knobloch
14.04.2026 06:00

Il mercato dei metalli preziosi attraversa una fase di forte volatilità, dove i driver macroeconomici stanno temporaneamente prevalendo sulle tradizionali dinamiche del «bene rifugio».

Nel marzo appena passato l’oro ha registrato una delle peggiori performance degli ultimi anni, con un calo a doppia cifra e una discesa fino ai minimi di quattro mesi, trascinato non da un venir meno della domanda strutturale, ma da un improvviso shock di liquidità globale. Il conflitto in Medio Oriente ha infatti prodotto un effetto controintuitivo: invece di sostenere i prezzi, ha innescato un’impennata del petrolio e dei rendimenti reali, costringendo gli investitori a liquidare posizioni anche sull’oro per coprire perdite su altri asset.

Le forti uscite dagli ETF (Exchange-Traded Fund, strumenti finanziari sintetici, ndr) e la chiusura di posizioni speculative hanno poi amplificato il ribasso, trasformando il metallo giallo da copertura a fonte di liquidità. A pesare è stato anche il cambio di scenario monetario. Il ritorno dell’ipotesi «higher for longer», con tassi più alti più a lungo, ha rafforzato il dollaro e aumentato il costo - opportunità di detenere asset non remunerativi come l’oro. Non sorprende quindi che il metallo abbia reagito più ai movimenti dei rendimenti che alle tensioni geopolitiche.

La stessa dinamica si è riflessa sull’argento, che ha mostrato una volatilità ancora più marcata. Penalizzato dalla sua doppia natura di bene rifugio e metallo industriale, ha risentito sia della stretta finanziaria sia dei timori di rallentamento economico globale. Tuttavia, il persistente deficit di mercato e la domanda legata alla transizione energetica continuano a sostenere le prospettive di medio termine.

Più fragile il quadro per i metalli del gruppo del platino. Platino e palladio restano esposti al ciclo industriale e in particolare al settore automobilistico, mentre il rafforzamento del dollaro e il calo della liquidità hanno ridotto l’interesse degli investitori. In questo segmento, la volatilità resta elevata e le prospettive dipendono in larga misura dall’evoluzione della crescita globale.

Nonostante la correzione, il quadro di fondo per i preziosi non sembra compromesso. Le banche centrali continuano a rappresentare un pilastro della domanda e il contesto di incertezza geopolitica, debito pubblico crescente e rallentamento economico mantiene intatto l’appeal dell’oro come asset strategico.

Più che una fine del ciclo rialzista, la fase attuale appare quindi come una pausa, con acquisti che tendono a concentrarsi sui ribassi e con nuovi massimi ancora nel radar dei mercati. Resta però un mercato più selettivo e meno «automatico».

Pare non basti più la paura per sostenere i prezzi, mentre i flussi seguono con maggiore attenzione tassi, dollaro e liquidità globale. In questo contesto, i metalli preziosi si trovano al bivio che vede da un lato la possibilità di un nuovo ciclo rialzista sostenuto da tensioni e squilibri macro, dall’altro il rischio di una fase più lunga di assestamento.

Molto dipenderà dall’evoluzione dello scenario internazionale. Più che certezze, oggi il mercato prezza scenari. E l’oro si mostra meno rifugio statico e più specchio delle fragilità globali.