Editoriale

Più imposte per la Difesa, una parete di sesto grado

Con l’arrivo di Martin Pfister c'è stato un chiaro cambio di passo al vertice della Difesa: molte magagne attendono ancora di essere risolte, ma la differenza di approccio del nuovo capo del dipartimento è evidente
©ANTHONY ANEX
Giovanni Galli
30.01.2026 06:00

È innegabile che con l’arrivo di Martin Pfister ci sia stato un chiaro cambio di passo al vertice della Difesa. Molte magagne attendono ancora di essere risolte, ma la differenza di approccio del nuovo capo del dipartimento è evidente e sta portando a risultati tutt’altro che scontati. Dopo anni di tentativi infruttuosi da parte di chi lo ha preceduto, Pfister è riuscito a convincere il Consiglio federale a varare un piano di finanziamento di oltre trenta miliardi di franchi in dieci anni per accelerare l’ammodernamento dell’esercito. Per conseguire questo obiettivo è previsto un aumento dell’IVA di 0,8 punti percentuali, che si dovrebbe tradurre dal 2028 in un aggravio per i consumatori di circa 3 miliardi di franchi all’anno. Il progetto deve ancora andare in consultazione ed essere trasformato in una proposta politica formale da sottoporre al Parlamento.

Ma le ragioni che hanno spinto il Governo a fare suo il piano del «ministro» della Difesa sono intuibili: il fatto di non aver messo in discussione il freno all’indebitamento, che le precedenti proposte tentavano di aggirare; l’estensione dei finanziamenti agli ambiti civili della sicurezza; una ridefinizione delle priorità per gli acquisti di armamenti e il rispetto di una procedura democratica destinata a culminare, se del caso, con un voto popolare. Il tutto, sullo sfondo di tre dati oggettivi: il deterioramento della situazione geopolitica, le grosse lacune da colmare nelle forze armate (dopo decenni di risparmi) e il riarmo generale in corso nel Continente, anche a seguito delle minacce di disimpegno americano. Ma quello del Governo è solo un primo passo. La parte più difficile deve ancora arrivare, perché ci sono due grossi scogli da superare: il Parlamento ed eventualmente anche le urne. La prognosi è sfavorevole, perché da sinistra a destra, ciascuno per motivi diversi, i tre principali partiti si oppongono all’aumento della pressione fiscale. Se UDC, PS e PLR resteranno sulle loro posizioni, il progetto governativo non avrà chance.

E se anche così non fosse, grazie magari a una ritrovata intesa fra le formazioni di centrodestra favorevoli all’esercito e/o a una riduzione delle pretese del Governo, resterebbe l’ostacolo popolare. Se Pfister si è detto un «ministro felice», per l’elettore contribuente un rincaro dell’IVA di questa portata sarà una pillola difficile da mandar giù, specialmente se si aggiungerà a quello già in discussione (almeno 0,7 punti) per finanziare la 13. AVS e al continuo aumento dei premi malattia. Insomma, complice anche la questione degli F-35, il Governo ha di fronte una parete di sesto grado. Per tentare di convincere i cittadini sono necessarie almeno tre condizioni: spiegare, risparmiare e fornire garanzie. Trentuno miliardi di franchi in dieci anni sono più di quanto previsto nei piani originari. Il Consiglio federale ha invocato la difficile situazione sul mercato degli armamenti, dove l’aumento della domanda si sta traducendo in una crescita dei prezzi e nell’allungamento delle liste d’attesa. Sarà pertanto necessario un lavoro di trasparenza assoluta per far capire perché, dove e come saranno spese le entrate supplementari. In secondo luogo, il Parlamento deve dimostrare di operare seriamente sul fronte dei contenimenti di spesa. Il maggior gettito è vincolato alle uscite per la sicurezza e non deve diventare una sponda per dribblare l’ostacolo. Un aggravio d’imposta ha una minima chance di passare se c’è un corrispondente impegno a contenere le spese generali, un ambito in cui il Parlamento, finora, è stato solo in parte adempiente.

Se la politica non sa mettere un freno ai suoi appetiti, la battaglia è persa in partenza. Infine, bisogna fornire tutte le garanzie che al termine dei dieci anni non si chiederà al popolo di mantenere l’aggravio – non sarebbe una novità, basta vedere l’Imposta federale diretta nata come imposta di guerra– e che i nuovi investimenti militari non si lascino dietro costi e debiti.