Prepariamoci, non è stregoneria

Avete presente il Cappello Parlante della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts? Gli alunni al primo anno lo indossano e il cappello legge nella loro mente quale è la casa più adatta: Grifondoro, Tassorosso, Corvonero o Serpeverde. Il Cappello Parlante è magico ma le cosiddette Interfacce cervello-computer (Brain-computer Interface) sono molto, molto reali e più inquietanti della stregoneria.
Parliamo di neuro-tecnologie che consentono la comunicazione tra il cervello e un computer. Lo fanno captando i segnali elettrici del cervello e convertendoli poi in comandi eseguibili da un computer. In altre parole, il computer viene azionato solo con il pensiero, senza toccare i tasti o lo schermo. Nella medicina riabilitativa ci sono già risultati, pochi casi, isolati ma strabilianti. Alcuni pazienti sono riusciti a muovere protesi robotiche solo con il pensiero. Altri completamente immobilizzati, hanno potuto usare un computer unicamente per mezzo di comandi mentali. Inoltre, si lavora con l’Interfaccia cervello-computer per ritrovare la vista. Ci sono impianti neurali prodotti da Synchron, finanziata da Bezos e Gates, che captano le intenzioni motorie immaginate dal paziente paralizzato per poi farle eseguire dal computer. Con la tecnologia neurale si tenta di interpretare i segnali corrispondenti ad un’immagine visiva nella mente e poi, anche grazie all’intelligenza artificiale, a riprodurla sul computer. Per le persone incapaci di parlare o muoversi si tratta di una sbalorditiva possibilità di comunicare.
I risultati spettacolari in ambito sanitario hanno messo le ali anche ad altre applicazioni, forse meno necessarie ma più accattivanti dal profilo commerciale. Già oggi sono in vendita vari apparecchi da indossare, dalle cuffie con elettrodi ai cappelli o fasce per regolare i flussi dei pensieri e delle emozioni. Online si trova di tutto, soprattutto tante promesse, se poi funzionano non si sa.
Certamente quello che si spalanca davanti a noi è una nuova frontiera: la commercializzazione della nostra natura più intima: i pensieri e la mente. Perché se è vero che queste applicazioni nascono per aiutare chi è paralizzato, nessuno pensa che il loro uso si limiterà alla medicina riabilitativa. Per esempio, Sam Altman (di ChatGPT) ha lanciato una nuova azienda con cui intende «leggere le onde della mente». L’azienda l’ha chiamata Merge perché crede che la mente umana si mergerà con i computer. Fantascienza? Intanto le Interfacce cervello-computer hanno scatenato la competizione tra Apple, Meta, Microsoft e Neuralink per conquistare il mercato dei nostri pensieri. Forse presto troveremo questa tecnologia negli AirPods - Apple in ogni caso ci sta lavorando.
Se pensiamo che la nostra vita, il lavoro o il nostro vivere assieme siano cambiati con gli smartphone e i social – e certamente non solo in meglio – allora è ora di allacciare le cinture di sicurezza. Quando le BigTech potranno captare i segnali elettrici del nostro cervello e commercializzare i nostri pensieri sarà difficile raccapezzarci nell’esistenza così come la conosciamo. La domanda non è «se» le Interfacce cervello-computer saranno parte della nostra quotidianità, ma «quando». E, almeno questa volta, non possiamo farci trovare impreparati. Perché è capitato con internet, i social e l’intelligenza artificiale. Non ci siamo accorti di cosa stesse accadendo e abbiamo sottovalutato i rischi. Ma non deve essere così con le tecnologie neuronali. Diversamente dalla rana immersa nell’acqua fredda, che finisce bollita perché non si accorge che la temperatura aumenta pian piano, occorre saltar fuori dalla pentola prima che bolla.
Diversi paesi, tra cui Francia, Cile, California e Colorado hanno già delle leggi per «proteggere i dati ottenuti dalle onde celebrali». Il titolo della legge del Colorado ho dovuto leggerlo due volte: «Dati ottenuti dalle nostre onde celebrali». Mi pareva di essere in un film di fantascienza o alla scuola di stregoneria di Hogwarts. Invece si tratta del nostro futuro e quello dei nostri figli. È meglio se ce ne occupiamo.
